Lettere al direttore
“Mancano medici e infermieri, noi pazienti assistiti dalla grande volontà di pochi”
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Riceviamo e pubblichiamo una lettera che riguarda la situazione della sanità pubblica a Piacenza. Le considerazioni del lettore sortiscono da un’esperienza diretta dei nostri servizi.
Scrivo queste brevi righe per testimoniare esperienza personale in relazione alla situazione dell’ospedale di Piacenza. Essendo paziente oncologico, ho spesso modo di frequentarlo in tanti reparti. Ieri parlando con una certa specialista che non mi richiamava dopo due giorni, mi ha confessato, quasi scusandosi, di avere avuto da un giorno all’altro 50 pazienti in più. Morale: dalle 8 del mattino è riuscita ad andare a casa alle 19 di sera! Mancano drammaticamente medici e non solo, anche infermieri, sempre per testimonianze dirette, a cui vengono richiesti in continuazione straordinari o l’aumento della reperibilità (nonostante concorsi affollati che poi non sfociano in assunzioni). Assistiamo impotenti – è vero – ad un aumento pazienti anziani (largamente prevedibile), ma il paradosso è che, a fronte di questa situazione, non solo non c’è stato un aumento personale, anzi una drastica diminuzione. Uso parole non mie, ma sentite da operatori sanitari: Piacenza è vicina al collasso e si regge grazie al superlavoro di chi rimane. Perchè, diciamocelo chiaramente, l’Ospedale Piacenza non è certamente appetibile da parte dei medici e chi lo nega è semplicemente ipocrita. I politici sembrano indifferenti, anzi lo sono a questa situazione che porta lentamente la sanità pubblica, fino a un decennio fa fra le più invidiate al mondo, ridotta nei modi che ho descritto.
Fa molto male questo per chi crede al valore prioritario del welfare, come il sottoscritto. Ci vogliono portare verso la sanità privata, che va bene per esami gli diagnostici (una Tac con 150 euro molti se la possono permettere e in tre giorni la ottieni, ma tutti gli altri? Aspettano mesi), ma non può e non deve estendersi oltre a visite specialistiche o addirittura a interventi, che costano decine di migliaia di euro per chi non ha una polizza assicurativa; e siamo largamente la maggioranza. Infine una modesta considerazione sui medici di base, anch’essa derivante da esperienza diretta: molti superano ormai i 1800 pazienti come limite massimo (alcuni che conosco arrivano a 2000); ne consegue, sempre per esperienza diretta, che ottenere una visita domiciliare in casi urgenti è un’impresa. Come spesso è un impresa avere un contatto diretto (molti ormai comunicano solo via cellulare). Ovviamente ciò non favorisce un filtro per eventualmente rivolgersi altrove. Questo uno scritto non vuole creare inutili polemiche, ma è una semplice testimonianza. Questo è quanto.
Alberto Bettinardi







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