Logo
Addio a Umberto Bossi. Il ricordo di Polledri “Per me era un padre”

Addio a Umberto Bossi, il fondatore della Lega Nord è mancato a 84 anni dopo una lunga malattia. Il senatùr aveva stretti legami con Piacenza, anche quando il suo partito è passato nelle mani di Bobo Maroni e di Matteo Salvini poi, grazie anche al rapporto di amicizia e stima con Massimo Polledri .

“Bossi era ed è un padre per me – è il suo ricordo -. L’unico che ho chiamato e che mai chiamerò in futuro ‘Capo’. Un Uomo e non un quaquaraquà. Vedeva avanti e ci prendeva. Diede una speranza ed un orgoglio ad una terra ignara ed ignava e alla sua gente. A suo modo difese sempre i valori: la vita, la famiglia. Per la libertà sacrificò tutto”. Bossi era, continua Polledri “un gigante. Onorato di essergli stato accanto fino alla fine”.

“L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene” è invece il ricordo politico – e umano – di Pier Luigi Bersani.

Festa della Zucca Bossi

Impossibile non parlare delle edizioni della Festa della Zucca, che hanno visto Bossi come protagonista anche quando, sulla scorta dei dissidi interni al partito, nella stessa serata del 31 ottobre in Valtidone se ne tenevano addirittura due. A quella di Pecorara Bossi, insieme a Giulio Tremonti , era il protagonista assoluto. Gli anni del folklore leghista erano ormai lontani, e la politica lasciava spazio a un’atmosfera autenticamente popolare e genuina.

I parlamentari della Lega: «È stato un padre per noi e ha portato il cambiamento in un’Italia ingessata» – Il ricordo di Umberto Bossi da parte dei parlamentari leghisti Elena Murelli, Pietro Pisani e Massimo Polledri.

Umberto Bossi è stato un uomo che ha lasciato un segno profondo nelle persone che lo hanno conosciuto e nella politica italiana. La sua idea di federalismo è ancora viva oggi ed è portata avanti dalla creatura che lui stesso ha fondato: la Lega.

La senatrice Elena Murelli ricorda di averlo conosciuto per la prima volta nel luglio 2011, durante la festa della Lega a Podenzano. «L’ultima volta che l’ho visto – afferma Murelli – è stato in Parlamento nel 2022, in occasione dell’elezione del Presidente della Repubblica. Sebbene i problemi di salute erano evidenti, era lucido e determinato a dare il proprio contributo in un momento così importante. Bossi resterà nella storia politica di questo Paese: ha rinnovato la politica, generando un grande cambiamento, legandola ai territori e battendosi per i cittadini e per le identità. Il seme che ha gettato è ancora vivo: un’idea radicata nel presente, che si è concretizzata anche nella legge Calderoli del 2024 sull’autonomia differenziata per le regioni a statuto ordinario».

Pietro Pisani, senatore nella scorsa legislatura, ricorda «di aver ideato in suo onore la Festa della Zucca, al suo primo rientro dopo la malattia, a metà degli anni Duemila. Tornò a Piacenza e venne a Pecorara: lì organizzammo la festa. L’ho conosciuto alla fine degli anni Novanta, partecipando agli appuntamenti a lui più cari, dal Monviso a Venezia, fino a Pontida».

La lunga militanza di Pisani – che prese la tessera nel 1994 – gli ha fatto riconoscere Bossi «come un militante tra i militanti. È sempre rimasto una persona autentica, al di là dei ruoli che ha ricoperto».

Sul piano politico, Pisani sottolinea come «Pier Luigi Bersani, riconoscendone i meriti, disse che Bossi meritava una medaglia per aver scardinato il potere blindato e occulto presente in Parlamento. Il termine “Padania” fu pronunciato per la prima volta dal primo presidente della Regione Emilia-Romagna, e Bossi seppe coglierlo e svilupparlo fino ai giorni nostri. L’idea delle autonomie è ancora viva: nonostante le trasformazioni della Lega, molti militanti continuano a portare avanti le idee originarie di Bossi e Miglio sulla forma dello Stato».

Massimo Polledri, già parlamentare alla Camera e al Senato, ha conosciuto Bossi nel 1992 «e non l’ho più lasciato. La Lega è stata il primo e l’ultimo pensiero di Bossi, la sua grande passione. Per me è stato un padre: ci ha preso per mano e ci ha accompagnato per un tratto della nostra vita. Era ironico, paterno, capace di parlare con le persone e di discutere di politica anche per tutta la notte. Aveva una straordinaria intuizione e una capacità di lettura politica in anticipo sui tempi. Aveva previsto la vittoria del primo Trump, tra lo scetticismo di molti, e anche la crisi di un’Europa burocratica e dominata dai tecnicismi, immaginando invece un’Unione fondata sull’economia e non sui popoli».

Per Polledri, Bossi «è stato un politico eccezionale, per alcuni aspetti persino superiore a Berlusconi. Senza di lui saremmo rimasti alle convergenze parallele e ai governi balneari. La sua parabola – dal servile encomio al codardo disprezzo – è stata evidente, ma molti di noi hanno mantenuto un rapporto di affetto e riconoscenza. Ci ha insegnato che la politica si fa con la schiena dritta, senza subordinare la verità all’opportunismo del momento».