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Dopo la scia di violenze e accoltellamenti, condanna e carcere per il “capo” dei pusher

In carcere quello che viene ritenuto il “capo” della banda degli spacciatori di origine tunisina che ha imperversato nella lotta per la supremazia delle piazze dello spaccio di droga. Lo rende noto la Questura di Piacenza, precisando che nella mattinata del 2 marzo la Squadra Mobile ha condotto in carcere un cittadino tunisino classe 1990, “condannato in via definitiva a quattro anni, otto mesi e venti giorni di reclusione per tentato omicidio e porto di armi, in seguito ai gravi fatti occorsi a Piacenza tra il 2024 ed il 2025 nell’ambito di una faida tra spacciatori, condotta da bande rivali che si accoltellavano a vicenda per il predominio dello spaccio in città”.

Secondo quanto riporta la nota diffusa da viale Malta, il 36enne condannato è “l’indubbio leader della fazione dei pusher di origine tunisina, che aveva portato avanti una serie di gravi accoltellamenti nei confronti della principale banda rivale, formata da cittadini principalmente di origine egiziana, che avevano reagito colpo su colpo. La sua banda aveva come punto di ritrovo una barberia in via Emilia Pavese, gestita dal condannato e dal fratello”. “L’attività investigativa condotta dalla locale Squadra Mobile ha analizzato – viene spiegato – la scia di accoltellamenti occorsi principalmente in centro tra le bande rivali, mettendo fine alle ostilità attraverso una serie di provvedimenti restrittivi nei confronti dei responsabili: 11 sono stati arrestati, 30 complessivamente denunciati, eseguite 12 perquisizioni, 14 armi da taglio sequestrate, 789 grammi di sostanze stupefacenti sequestrate (cocaina, hashish, oppiacei, benzodiazepine), una misura cautelare reale concessa (sequestro pagine web di un trapper piacentino indagato per istigazione a delinquere)”.

rissa spaccio polizia

“Uno dei più gravi fatti era accaduto a luglio 2024, – specifica la Questura – quando il 36enne arrestato aveva accoltellato in pieno centro di Piacenza un ragazzo di origine egiziana con un fendente al petto, che solo fortuitamente non aveva leso organi vitali. Il ferito era stato trasportato in ospedale, e ricoverato in prognosi riservata. Operato d’urgenza, venne giudicato guaribile in 30 giorni. All’arrivo delle volanti sul luogo dell’ultima lite, allertate dai passanti, tutti i contendenti, eccetto il ferito, si erano già dati alla fuga, lasciando sul posto una lama e diverse tracce di sangue”. Era stata quindi avviata un’attività investigativa per identificare le fazioni contrapposte, anche attraverso l’immediata analisi dei filmati di videosorveglianza e delle fonti aperte, nel corso della quale era stato anche individuato un post sui social network in cui il gruppo dell’accoltellatore “festeggiava” l’aggressione appena compiuta. Attraverso la descrizione fornita dalla persona offesa, è stato possibile identificare attraverso un particolare tatuaggio l’autore dell’accoltellamento, noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti, che all’esito degli accertamenti era stato tratto in arresto nella mattinata del 17 dicembre 2024 e tradotto in carcere. Dopo diversi mesi di detenzione carceraria, è stato avviato agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, con il costante monitoraggio delle forze dell’ordine per verificare che non si allontanasse da casa.

L’uomo, gravato da numerosi precedenti penali e di polizia, su proposta del Questore di Piacenza ha ricevuto anche la richiesta della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, misura di prevenzione emessa dal Tribunale di Bologna, pertanto al termine del periodo detentivo, all’indagato sarà applicata per 18 mesi la sorveglianza speciale, con l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza. Inoltre, l’Ufficio Immigrazione della Questura, vista la grave pericolosità sociale dimostrata, ha disposto il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno a carico dell’uomo, avviando le pratiche per il rimpatrio nel Paese di origine a fine pena. E’ stato altresì ammesso al beneficio della semilibertà, e potrà quindi lavorare all’esterno del carcere per garantire il sostentamento alla famiglia, ma non potrà più lavorare per la barberia incriminata. Su istruttoria della Questura, la Prefettura di Piacenza ha infatti chiesto ed ottenuto che il Comune revocasse la licenza del locale per motivi di pubblica sicurezza, e la barberia ha terminato qualunque attività.