“Il mio nipotino era appena nato quando mi hanno operato di tumore. E’ lui la mia forza”
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Una nuova vita che si affaccia al mondo e un’altra che tenta disperatamente di restarvi aggrappata. Quella di Carmen e del suo nipotino Daniel sono due storie che si muovono in parallelo. “Sono stata operata di tumore allo stomaco il 12 settembre, Daniel aveva appena 15 giorni” racconta Carmen Perugino. La sua testimonianza emozionante ha aperto, domenica 8 marzo, la sfilata vintage delle pazienti oncologiche, organizzata da Amop, con Ausl di Piacenza e Sant’Antonino 34 Vintage. “La diagnosi è arrivata nell’agosto del 2023: avevo dei problemi di digestione e non mi sentivo bene. Ho deciso di non trascurare la cosa e di approfondire la causa del mio malessere. Mi sono rivolta al dottor Francesco Giangregorio, primario all’ospedale di Codogno dopo aver lavorato anche a Piacenza”. “Mi ricordo che il medico si è seduto di fianco a me e ha iniziato a parlarmi. Quando ha pronunciato la parola ‘tumore’ io ho chiesto solo benigno o maligno? Lui mi ha detto ‘Maligno, e da togliere subito’. Lì ho perso i sensi per qualche attimo e non ho visto più nulla, nemmeno lui che era vicino a me”.
Quando si riprende, Carmen chiama il marito Antonio Bottino e la figlia più grande, Anna. Decide di nascondere la situazione alla più piccola, Brunella, incinta con un bimbo in arrivo tra poche settimane. “In 47 anni di vita ero sempre stata bene – continua Carmen – e praticamente non avevo mai visto un ospedale: essendomi trasferita da Napoli a Piacenza da oltre 10 anni non sapevo neppure come orientarmi, nel settore sanitario. Così ho chiesto consiglio al dottor Giangregorio. Dopo avermi indicato Rozzano e l’istituto dei tumori di Milano, mi ha detto che potevo rivolgermi con fiducia anche a Piacenza, dove operava il suo buon amico dottor Patrizio Capelli, primario di chirurgia”.

Dopo la prima visita a Piacenza, a metà agosto, l’intervento di Carmen viene programmato per il mese successivo. A farsi strada, tra le paure, è il pensiero costante di Daniel. L’arrivo del nipotino, per la giovanissima nonna Carmen, è allo stesso tempo una grande gioia e un’iniezione di speranza. “Quando sono entrata in sala operatoria mi sono detta che dovevo farcela, alla mia uscita sarebbero dovute arrivare solo belle notizie”. I timori però vengono confermati: il male, al terzo stadio, è troppo esteso. Durante l’intervento hanno dovuto togliere tutto stomaco e 32 linfonodi, di cui la metà sono maligni. “Quello che è seguito, è stato il mio svezzamento – dice -, perché potevo mangiare solo con cibi liquidi”. Come Daniel, anche Carmen è una neonata che deve imparare a nutrirsi. Ogni grammo di peso è un piccolo passo verso la guarigione. “Avevo dolori allucinanti, ma ho superato tutto questo perché continuavo a ripetermi che dovevo farcela, per stare con mia figlia e Daniel. Non potevo abbattermi: c’era ancora tanta vita ad aspettarmi. Quella di Daniel e anche la mia”. Il percorso verso la guarigione però è accidentato e non mancano momenti di sconforto. “Dopo il secondo ciclo di chemioterapia – continua a raccontare – volevo mollare tutto. Il pensiero di doverne affrontare altri dieci mi era intollerabile. E’ stato devastante, tra il vomito e la debolezza continua. Guardavo Daniel e non avevo neppure la forza di fargli una carezza. Eppure è stato ancora lui a spronarmi e a farmi continuare con le terapie”.

“Mi sono detta ‘Qui non si molla e non si deve mollare’. Andavo in Day Hospital, per fare la chemio, truccata e sempre in ordine, le infermiere mi dicevano che ero unica. Dopo tre anni – racconta mostrando le foto della festa dei 50 anni – nonostante i controlli a cui devo sottopormi e il pensiero che il tumore possa tornare, io sono qua. Mia figlia Anna sta aspettando un bimbo e io diventerò ancora nonna. Ho tanta voglia di vivere e sono fiera di me stessa, perché ho lottato, lottato, lottato”.
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3 di 3Ciascuno guarisce come riesce e come può. Anche momenti di leggerezza, come quelli della sfilata Amop, sono una medicina potente. Carmen, nel suo discorso, l’ha definita “Una terapia dell’animo”. Quella di domenica era la sua terza partecipazione, un appuntamento irrinunciabile reso possibile grazie a Graziella e Fernanda Trecordi. Percorrere quella passerella, racconta, “dà un’adrenalina, una carica incredibile. Sembra che tutto il mondo sia venuto a vederti. Non sei più solo la tua malattia, ma sei viva. E poi è sempre emozionante, vedo le altre modelle sfilare e piango. Non piango per me, ma per loro sì”.
Paola Pinotti









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