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La lezione di Cives “Non separare potere e partecipazione per salvare la democrazia”

“Cives parla alla Civitas” con le autorità civili e religiose della comunità piacentina. Nella serata di venerdì 20 marzo il corso di formazione politica Cives ha vissuto il suo epilogo con tre ospiti d’eccezione, Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, Katia Tarasconi, sindaca di Piacenza, e Adriano Cevolotto, vescovo di Piacenza-Bobbio.

La serata finale di Cives

I temi affrontati durante gli incontri all’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione di Piacenza e Vigevano da novembre fino a inizio marzo sono stati il punto di partenza del confronto finale nella sala “Piana” dell’ateneo. Nel corso delle serate sono emersi numerosi temi, tra cui la partecipazione civica e l’astensionismo (alla vigilia, peraltro, di un referendum costituzionale), il ruolo della Chiesa nella democrazia, la fiducia dei giovani nel territorio che abitano, la crisi dei centri storici, il bisogno di politiche sociali, lo stato degli organismi sovranazionali (come l’Onu), la difesa dei diritti umani, e le partnership economico-commerciali da sviluppare con l’Africa.

La serata finale di Cives

“Se il bene comune è bene di tutti, anche il male comune è il male di tutti – ha detto il vescovo Cevolotto – e con le diseguaglianze alimentiamo un sistema di cui siamo tutti vittime. Se ad esempio non assicuriamo diritto alla casa, non possiamo lamentarci di un disagio che si crea nella società e nelle nostre vite. Solo una logica di corresponsabilità ci può aiutare a dare vivibilità a uno spazio o a una città”. “La democrazia che vive di consenso – ha proseguito – non può rincorrere solo il consenso. Se un amministratore è al servizio della comunità può anche capitare che il suo consenso non venga riconosciuto e quindi non più eletto. Non vale solo per i politici. In un contesto democratico ogni minoranza ha il dovere di fare la minoranza, accettando anche la marginalità”.

La serata finale di Cives

Il presidente della Regione Emilia Romagna de Pascale è partito da una constatazione: “Abbiamo avuto contemporaneamente un aumento di potere e un calo di partecipazione democratica”. “Le Regioni hanno acquisito poteri – ha fatto notare – che prima erano governativi o provinciali. Quando potere e partecipazione democratica non viaggiano appaiati si corre un grosso pericolo: sia di autoreferenzialità delle istituzioni, che si sentono di fare decisioni impattanti, sia di democrazia che si vive ogni giorno anche nei corpi intermedi e nell’ascolto, non solo alle urne”. “In Emilia Romagna – ha ricordato – tre elettori su quattro non mi hanno votato. Ho preso il 56% sul 48% che è andato a votare. Ne sono consapevole, devo governare anche nell’interesse di chi non mi ha votato. Chi è dentro i palazzi deve aprire le porte. La storia ci insegna che i cambiamenti e le inversioni di tendenza arrivano, ma serve una generazione in grado di uscire dal sentimento della rabbia e dell’indignazione, che butta giù la porta e sente la necessità di cambiare le cose”. E ancora si è soffermato sull’allargamento degli orizzonti della politica e delle relazioni internazionali: “È essenziale avere rapporti commerciali con Africa. Abbiamo dimenticato la nostra storia di relazioni nord-sud. Possiamo rinunciare a relazioni con tutti i paesi non perfettamente democratici? Il conflitto russo-ucraino si può fermare senza un dialogo? È lecito parlare coi dittatori? Non è facile rispondere a queste domande – ha rimarcato de Pascale – e chi banalizza sbaglia. Non esistono risposte semplici a domande complesse. Dobbiamo decidere quali sono per noi valori non negoziabili e la capacità di dialogo non vuol dire rinunciare ai nostri valori ma c’è bisogno di confrontarsi con un mondo complesso”.

La serata finale di Cives

Il sindaco Tarasconi ha evidenziato come “la democrazia accetta dissenso, mentre l’autocrazia ne ha paura”. “Anche se la nostra democrazia non è perfetta ognuno di noi può dare il proprio contributo, si può impegnare per migliorarla dentro un percorso fattibile. Ho ancora fiducia nella nostra democrazia”. E all’interrogativo perché sempre meno gente va a votare? “Molta colpa è dei politici” – è stata la risposta. “Saremo mai abbastanza maturi da fare un dibattito nel merito – ha detto il sindaco di Piacenza – senza polemiche politiche? Dipende da voi giovani. Non ho la risposta a questa domanda e non credo ci sia un sistema migliore della nostra democrazia. Ma noi dobbiamo far sì che diventi migliore”. “Se hai belle idee per la comunità ci sono compromessi che tuttavia bisogna accettare. Finita la campagna elettorale bisogna cercare di operare insieme tra parti politiche diverse: questa collaborazione l’hanno messa in atto i nostri padri costituenti. Ci sono riusciti perché noi italiani abbiamo una grande capacità di reagire nelle difficoltà e nelle emergenze, anche se siamo di idee opposte. Ma quando la pancia non è vuota è più difficile lavorare insieme”. E infine una riflessione sul welfare: “Le politiche sociali non dovrebbero essere di natura solo assistenziale ma aiutare a uscire da una situazione di difficoltà. Sul bilancio del comune i servizi sociali pesano sul 44-45% della spesa, la voce più alta in assoluto. Se vedete una persona che dorme in strada molto probabilmente sappiamo come si chiama. Dare un aiuto a queste persone porta consenso? No, ma continueremo a farlo. Serve una comunanza di intenti per lavorare bene”.

La serata finale di Cives