Le ragioni del no, a San Nicolò il Pd “schiera” Bonaccini con Bisotti e Petrini
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Stefano Bonaccini
Un incontro pubblico per approfondire i contenuti della riforma costituzionale sulla giustizia e le ragioni del voto contrario al referendum del 22 e 23 marzo. È questo l’obiettivo dell’iniziativa aperta a tutta la cittadinanza promossa dal Partito democratico di San Nicolò/Rottofreno, in programma mercoledì 18 marzo alle ore 20.30 presso il centro culturale di San Nicolò, in via Dante Alighieri 9. Ospite della serata sarà Stefano Bonaccini, in collegamento, presidente del Partito Democratico nazionale ed europarlamentare, che interverrà per illustrare le criticità della riforma e le motivazioni del fronte del “No”. L’incontro si aprirà con i saluti di Massimiliano Gobbi, segretario provinciale del Partito democratico di Piacenza. Interverranno e modereranno il confronto Silvio Bisotti, presidente provinciale del Partito democratico di Piacenza, e l’ex parlamentare Pierluigi Petrini.
Al centro della discussione ci sarà il referendum costituzionale che chiama gli italiani alle urne domenica 22 e lunedì 23 marzo per esprimersi sulla riforma dell’ordinamento della magistratura approvata dal Parlamento. Si tratta di un referendum confermativo che non prevede quorum. Secondo i promotori dell’iniziativa, la riforma “non affronta le reali criticità del sistema giudiziario e rischia di incidere su principi fondamentali dell’ordinamento”. In particolare, viene evidenziato il “rischio di un indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, valori garantiti dalla Costituzione e considerati essenziali per il corretto funzionamento della giustizia”. La riforma introduce infatti la separazione tra magistratura giudicante e requirente con la creazione di due distinti Consigli superiori della magistratura (Csm), oltre a modificare i meccanismi di autogoverno e a introdurre il sorteggio per la selezione dei componenti togati. Per il Partito democratico sostenitore del “No”, si tratta di cambiamenti “che non risolvono i problemi strutturali della giustizia e che rischiano invece di produrre effetti negativi sull’equilibrio del sistema”.








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