“Rinchiuso in cantina e picchiato, così è morto l’85enne di Castello” Arrestati moglie e figlio
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C’è una svolta nelle indagini per la morte di Luigi Alberti, l’uomo di 85 anni che fu trovato senza vita nella propria abitazione lo scorso 25 ottobre a Castel San Giovanni. Nelle prime ore del mattino di lunedì 30 marzo i carabinieri hanno arrestato la moglie e il figlio dell’anziano: il figlio cinquantenne, accusato di omicidio volontario aggravato, sequestro di persona e maltrattamenti, è stato portato in carcere, mentre l’anziana moglie, 81enne, a cui viene contestato il reato di concorso in sequestro di persona e maltrattamenti, è agli arresti domiciliari. Le indagini, come riferiscono i carabinieri, hanno delineato un quadro di gravi e prolungate sofferenze inferte all’anziano. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip del tribunale di Piacenza su richiesta della procura ed eseguita dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Piacenza insieme ai militari della stazione di Castel San Giovanni. Tutti i dettagli dell’attività investigativa sono stati forniti in una conferenza stampa presso il comando di viale Beverora dalla procuratrice capo di Piacenza Grazia Pradella e dal comandante provinciale dei carabinieri Pierantonio Breda.
Il caso era iniziato lo scorso ottobre come un decesso per cause naturali. All’epoca, i familiari avevano riferito ai soccorritori del 118 di aver trovato l’anziano senza vita nel suo letto. Tuttavia, l’occhio attento dei militari intervenuti ha subito colto discrepanze nelle deposizioni e segni sospetti sul corpo del defunto. Il sopralluogo tecnico ha rivelato una realtà diversa: la vittima – secondo quanto ricostruito e comunicato dall’Arma – “non era morta in camera da letto, ma era stata spostata e ricomposta dopo il decesso per simulare una fine serena”. Le indagini, supportate da intercettazioni ambientali e da approfondimenti scientifici del Ris di Parma, hanno ricostruito “una situazione drammaticamente diversa”. “L’anziano, affetto da gravi patologie invalidanti – affermano i carabinieri – sarebbe stato segregato nel seminterrato, rinchiuso in un piccolo locale-bagno, privo di riscaldamento, luce e in condizioni igieniche degradanti. Lo stesso sarebbe stato privato di cure: costretto a dormire su un divano troppo piccolo, alimentato con cibo insufficiente e lasciato senza assistenza medica nonostante profonde piaghe da decubito. L’85enne sarebbe anche stato vittima di violenze: il ritrovamento di schizzi di sangue sulle pareti del bagno ha portato a ricostruire recenti aggressioni fisiche. L’esame autoptico è stato decisivo per confermare i gravi indizi nei confronti dei sospettati. Oltre all’evidente stato di malnutrizione, è stata individuata una ferita da punta e taglio al padiglione auricolare destro. L’importante emorragia derivata da questa ferita, unita allo stato di estrema debilitazione – secondo i militari – sarebbe risultata fatale per l’85enne”.








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