“Vicenda toccante: la vittima ha patito sofferenze inenarrabili prima di morire”

“E’ una vicenda particolarmente toccante, perché la vittima ha subito sofferenze inenarrabili prima di essere uccisa”. La procuratrice di Piacenza, Grazia Pradella, ha così presentato il caso dell’anziano sequestrato in cantina a Castelsangiovanni dalla moglie e dal figlio e – secondo quanto emerso dalle indagini – ucciso da quest’ultimo. I fatti risalgono alla fine dell’ottobre scorso e i due sono stati arrestati dai carabinieri nella mattinata del 30 marzo. Il comando provinciale dell’Arma ha ospitato la conferenza stampa durante la quale è stata presentata la complessa operazione durata mesi, alla presenza della procuratrice Padrella, del comandante Pierantonio Breda, la Pm Ornella Chicca, Michele Mezzetti a capo del nucleo investivativo dei carabinieri e di Michele Laghi, comandante del nucleo operativo.

Le indagini hanno così “rivelato la realtà di una famiglia pesantemente disfunzionale, ma altresì di un ambito sociale che potremmo definire omertoso e noncurante di quello che stava accadendo in quella casa”. Secondo quanto è stato possibile appurare, infatti, l’anziano era letteramente sparito dall’estate 2025, qualche mese prima della morte. Da allora nessuno lo avrebbe più visto, inghiottito dalla sua abitazione in cui “avvenivano atti che potremmo definire veramente atroci” afferma la procuratrice Pradella. Ed è grazie alla perseveranza dei sanitari e dei carabinieri che si sta cercando di portare giustizia all’anziano. “Mentre in vita poche persone si erano preoccupate di lui, forze dell’ordine e i medici hanno capito subito che qualcosa non andava”. Pradella mette l’orologio indietro a quel 25 ottobre 2025, quando il figlio dell’anziano chiama direttamente le pompe funebri per organizzare il funerale del padre. Ed è qui che c’è il primo intoppo. L’addetta dell’agenzia segnala però che, per poter procedere, è necessario ricevere il nulla osta del decesso. L’uomo chiama così il 118 e la giovane dottoressa giunta sul posto, Maria Francesca Magliocchi, si accorge che qualcosa non torna rispetto alla dinamica del decesso. L’anziano padre, racconta il figlio, sarebbe morto in seguito a una caduta. Ma la dottoressa non è convinta, riferisce Pradella, e così sul posto arrivano i carabinieri.

A non convincere sono le condizioni in cui versa il cadavere dell’anziano. “I militari giunti sul posto accertano le pessime condizioni igieniche della vittima, il suo corpo scheletrico, le unghie non tagliate e sporche – continua Pradella -. L’anziano era costretto a vivere nella cantina, priva di illuminazione e riscaldamento, con una rete a impedire l’accesso a una finestra così come alla doccia e ai servizi sanitari”. La consulenza, affidata all’istituto di medicina legale di Pavia, ha accertato che l’anziano “era sottoposto a continui e pesanti maltrattamenti, con ecchimosi e fratture precedenti alla morte, versava in un pessimo stato di denutrizione e non assumeva nessun farmaco”. Durante gli accertamenti è stata ricostruita anche la causa della morte, dovuta “a plurime fratture al viso, al torace e alla colonna vertebrale”, oltre a lesioni di “natura asfittica, dovute a soffocamento o strozzamento, e l’utilizzo di un oggetto tagliente (che non è ancora stato ritrovato, né individuato, ndr), adoperato in un meccanismo di punta e taglio che ha procurato una lesione emorragica all’orecchio destro della vittima. Sono state rinvenute delle lesioni altresì da difesa, sul palmo e tra due dita della mano sinistra”. Altri rilievi – relativi ad alcuni schizzi di sangue rinvenuti sulla scena – sono stati eseguiti dai militari del Ris.

Ad integrare il quadro sono poi altri elementi raccolti nel corso delle indagini: il figlio e la moglie della vittima avevano raccontato, a una trasmissione televisiva, di essere vittime di vessazioni da parte dell’uomo. Ma non si trovano elementi a supporto di questa tesi, anzi. Nella scorsa primavera, un anno fa, l’anziano era stato ricoverato in una rsa, nell’ambito della cosiddetta iniziativa di ‘sollievo’ per le famiglie. “In quell’occasione gli operatori sanitari si erano dovuti rivolgere al suo medico di base, per avere indicazioni rispetto alla terapia farmacologica da assumere, perché non aveva medicine con sé – ricostruisce sempre Pradella -. L’assistente sociale del Comune di Castelsangiovanni ha descritto l’atteggiamento dell’anziano, come remissivo, a differenza della moglie e del figlio, che l’avrebbero invitata a non perdere tempo con lui. Erano in lista d’attesa per l’ingresso dell’anziano in una casa di riposo: era previsto per dicembre”. Una famiglia, è stato chiarito, non in condizioni di fragilità economica, ma sicuramente in uno stato di grave isolamento sociale, in pessimi rapporti con i vicini di casa, mentre si erano interrotti i rapporti con un altro figlio, deceduto qualche anno fa in seguito a una malattia.

Nella mattinata del 30 marzo si è così proceduto all’arresto del figlio 51enne della vittima, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, sequestro di persona e maltrattamenti. Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe ucciso l’anziano padre la sera prima, il 24 ottobre 2025, per poi recarsi al lavoro in un’azienda del settore della logistica. Il mattino successivo avrebbe spostato il corpo al piano superiore, cambiandogli alcuni indumenti, per poi segnalarne il decesso. La moglie 81enne della vittima è stata invece posta agli arresti domiciliari per concorso in sequestro di persona e maltrattamenti. L’età avanzata e le sue condizioni di salute hanno fatto concludere agli inquirenti che non sia stata materialmente coinvolta nell’uccisione del marito. In seguito agli arresti, non hanno rilasciato nessuna confessione e, riguardo al movente dell’omicidio, l’ipotesi è tanto crudele quanto spiazzante. “Semplicemente non volevano più occuparsi di lui” – ha detto la procuratrice Pradella.

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