Logo
“Chi ha giurato sulla Costituzione non può dire che la Resistenza è come Salò”

“Marciando nel corteo a Piacenza questa mattina ho scoperto il Dolmen, il vostro monumento alla Resistenza che dalle antiche civiltà diventa simbolo attraverso la storia. Dice a tutti noi di essere liberi insieme e solidali, solo così possiamo dire ai partigiani: siete ancora con noi e noi siamo ancora con voi”. Le parole di Albertina Soliani, vicepresidente nazionale dell’Anpi (l’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia), assumono il tono di una preghiera laica davanti a una piazza Cavalli gremita. D’altronde i combattenti della lotta di Liberazione ci hanno ormai lasciato tutti – in piazza nella mattina del 25 aprile non c’era più alcun partigiano reduce dalla guerra – e la memoria si converte in invocazione civile e ricordo. Anche il sindaco Katia Tarasconi nel suo discorso , che ha preceduto l’orazione ufficiale della Soliani, è partita da un ricordo di famiglia: quello dello zio partigiano caduto in Val d’Arda. A 80 anni dal referendum della scelta  su monarchia e repubblica, è stato sottolineato da tutti il valore dell’“ingresso della storia delle donne” con il primo diritto di voto acquisito nel ’46. “Una strada di partecipazione che era stata tracciata proprio dalla Resistenza, anche nel piacentino dalle circa 500 donne che parteciparono alla lotta di Liberazione dal nazifascismo”.

Festa della Liberazione 2026

E’ stata una manifestazione assai partecipata quella per ricordare l’81esimo anniversario della Liberazione in centro a Piacenza: partita alle 10 con il tradizionale corteo da barriera Genova guidato dalle note della banda Ponchielli, a cui hanno fatto seguito i comizi delle autorità e la festa in piazza Cavalli a cura dell’Anpi, dove è stata allestita anche una mostra dedicata al comandante unico della Resistenza piacentina, Emilio Canzi. Oltre un migliaio le persone che si sono raccolte ai piedi del palco sotto a Palazzo Gotico, per ascoltare i discorsi ufficiali.

Festa della Liberazione 2026

“La prima parola del 25 aprile di oggi è quella di allora – ricorda Albertina Soliani – ovvero ‘Cessate il fuoco’ perché alla guerra subentrava la pace, sulla morte aveva vinto la vita, allora fu come una resurrezione per gli italiani”. “Un popolo di donne in quei giorni – ha ricordato – entrò nella storia, cambiandola. Anche se nella grande sfilata del 5 maggio a Piacenza insieme agli altri partigiani non vi presero parte le donne, la strada era ancora lunga ma di fatto era tracciata. Nasceva allora una storia nuova e il 25 aprile rappresenta l’onore dell’Italia, perchè l’ha riscattata dalla vergogna del fascismo. Attraverso la dignità, la libertà, l’uguaglianza delle persone: tutto questo si chiama democrazia ed è nel nostro Dna ma va difesa ogni giorno”. E non è mancato un accenno polemico nei confronti di chi oggi rappresenta le istituzioni: “Come può dire oggi chi ha giurato nella Costituzione che la Resistenza è uguale alla repubblica di Salò?” – si è domandata Soliani, in riferimento alle recenti dichiarazioni del presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Festa della Liberazione 2026

“Ma c’è un filo robusto che ci lega a quegli anni – ha sottolineato – ed è la Costituzione, è nelle mani del popolo che ha sempre saputo difenderla quando è stato necessario. I valori della Carta sono una pianta fragile che va sempre coltivata, protetta contro tutti i venti che cercano di indebolirla, come diceva Tina Anselmi. E sono importanti anche le recenti parole di Papa Leone che afferma come la democrazia senza legge morale sia tirannia, oggi serve una nuova Resistenza che protegga l’umanità dalla disumanità. Abbiamo bisogno di un’Europa politica più unita, che superi il diritto di veto, oggi che prevalgono i tiranni nel mondo e infrangono il diritto internazionale. Lo spartiacque tra civiltà e barbarie del 25 aprile si presenta anche oggi – ha continuato Soliani -: l’impegno per il futuro deve essere la fine di tutti i conflitti nel mondo, ovunque sono violati i diritti umani, perchè in un mondo dove siamo tutti connessi, la Liberazione riguarda tutta l’umanità”. E infine l’invocazione laica di fronte a chi non c’è più: “I partigiani sono davanti a noi così come il 25 aprile è davanti a noi, qui a Piacenza ho scoperto il Dolmen, simbolo che dalle antiche civiltà attraversa la storia e dice a noi di essere liberi insieme e solidali. Solo così possiamo dire ai partigiani siete ancora con noi e noi siamo ancora con voi”.

Festa della Liberazione 2026

“Dobbiamo essere all’altezza del coraggio e della dignità dei giovani che dopo l’8 settembre si ribellarono per gettare il seme della nostra democrazia ha detto nel suo discorso la sindaca Katia Tarasconi -. La Resistenza fu un movimento composito che riuscí a creare unità tra persone diverse, è stata davvero la gente a fare la storia come dice De Gregori. La gente che fa la storia furono anche i caduti dei Guselli e Rio Farnese, del Monticelli e Barriera Genova, insieme agli 8mila combattenti censiti della Resistenza piacentina, e tra loro 500 donne. Alle donne rendiamo omaggio oggi a 80 anni dal referendum sulla Repubblica con il suffragio universale”. “Cerimonie come queste sono sentinelle della democrazia – aggiunge la presidente della Provincia, Monica Patelli -, a cui hanno contribuito molte donne che proprio 80 anni fa votarono per la prima volta al referendum sulla Repubblica”.

Festa della Liberazione 2026

Il programma della giornata a Piacenza si compone di diversi appuntamenti:

Ore 15: Esibizione del Gruppo musicale Uganda.

Ore 16,30: Canti di Pace e Resistenza del Coro Voci Bianche di Piacenza diretto di G. Ubaldi e del Coro dei Corsi di Base del Conservatorio Nicolini diretto da L. Dellacasa.

Ore 17,30: La Corte dei Miracoli in concerto -La banda del Folk-Rock.

Il 26 aprile a Piacenza è previsto il trekking urbano sui luoghi della Resistenza in città (dalle ore 15) a cura dei Sentieri della Libertà. Il 27 aprile alla Biblioteca “Cantoni” di Ziano Piacentino alle ore 18 nell’ambito delle iniziative della Festa della Liberazione è in programma la presentazione del libro dedicato alla Resistenza “Non mi vedrete più con un’arma in mano” di Mauro Ferri: l’autore dialoga con Antonio Mosti.