“Decine di lavoratori attraversano qui” Dove è morto Suleman il passaggio è aperto
In fondo a via Bazzani il vialone lunghissimo si interrompe senza preavviso. Qui la teoria dei giganteschi capannoni cresciuti negli ultimi anni sul versante più occidentale del polo logistico di Le Mose (Piacenza) si conclude col nuovo insediamento di Sda-Poste Italiane, che ha aperto i battenti nel febbraio scorso. Superato l’ultimo lembo di asfalto il terreno scende di mezzo metro e tra gli arbusti che hanno appena messo le foglie si riconosce la traccia di un sentiero assai battuto.
Alcuni metri da percorrere a piedi o anche in monopattino e si accede direttamente alla massicciata ferroviaria, tanto non c’è alcuna recinzione o barriera. Ancora due passi in salita e si incrociano le coppie di binari della linea storica Milano-Bologna: rette metalliche che tagliano il terreno e dividono anche simbolicamente la città. Di là si scorge in lontananza l’Università Cattolica con il parco agrivoltaico, i negozi della via Emilia Parmense fino alle prime case di Montale; di qua si estendono le fabbriche enormi della logistica, immerse nel nulla. Distintamente si distingue dall’altra parte dei binari il sentiero che completa il passaggio “proibito” fino a via Martelli, la direttrice parallela alla via Emilia. Oltrepassato l’ostacolo fisico della ferrovia c’è un supermercato e pure il fast food, servizi del tutto inesistenti all’interno del perimetro chiuso del polo. (galleria fotografica di Sergio Ferri)
Sono trascorse due settimane giuste da quella mattina del 2 aprile: qui è morto un giovane operaio del polo logistico di Piacenza , investito dalla carrozza di un treno regionale. Suleman Muhammad aveva 21 anni e veniva dal Pakistan. Aveva deciso di attraversare i binari per raggiungere il suo magazzino. Certo che non si può, ma decine e decine di lavoratori lo fanno ogni giorno – ammoniscono Massimo Tarenchi e Karim Mansar della Filt Cgil – rischiando la pelle. Perchè proprio qui? Semplice, ci troviamo nel punto dove il diaframma tra la città e il polo logistico è più sottile, due mondi che tuttavia non si incontrano mai. Subito dopo il tragico incidente del 2 di aprile in tanti, sindacati, partiti, associazioni, hanno espresso la propria indignazione, sollevato il tema dei collegamenti tra la città e gli stabilimenti, l’esigenza di mettere sicurezza anche nel tragitto che porta ai luoghi di lavoro.
“Qui ci troviamo proprio davanti allo stabilimento dei corrieri di Sda, – ricorda Tarenchi – una delle ultime lottizzazioni della logistica. Per raggiungere questi capannoni tanti lavoratori si spingono ad attraversare i binari per accorciare la strada di almeno 4-5 chilometri“. “E’ una distanza considerevole – fa notare – per persone che quasi sempre non dispongono di un’auto e si muovono a piedi o in bici. In questo pezzo del comparto che si è sviluppato più a ridosso della città è difficile arrivare perchè gli ingressi sono lontani, la ferrovia fa da barriera, mentre a pochi metri in linea d’aria ci sono la Cattolica e il Montale. Allora questo transito viene utilizzato ogni giorno da decine di lavoratori, perchè c’è solo un po’ di macchia verde e un’apertura senza nessun tipo di protezione: si è creato una sorta di passaggio utilizzato per arrivare più agevolmente al luogo di lavoro”.
Poco discosto dal punto dove stiamo conversando, appresso ai binari è rimasto un mazzo di fiori ormai appassiti al sole, sopra un piccolo cumulo di sassi. Il sibilo del treno – ne passa uno ogni dieci minuti – si fa annunciare da lontano e aumenta rapidamente di intensità, poi sfreccia veloce il convoglio di turno e scompare in pochi secondi. “Questa zona va messa in sicurezza immediatamente – afferma Mansar – occorre chiuderla al passaggio abusivo che avviene ogni giorno. Non è la prima volta che viene creato un varco nella recinzione per attraversare i binari, qualche anno fa ce n’era un altro qualche centinaio di metri più indietro, poi i magazzini sono cresciuti e si è spostato nello spazio insieme alle nuove costruzioni. In secondo luogo occorre potenziare il servizio pubblico di trasporto all’interno del polo logistico oggi del tutto insufficiente. Ricordiamo che il polo ha le dimensioni di un piccolo paese, ci lavorano dalle 5 alle 7mila persone a seconda della stagione”.
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Quello dei bus al servizio degli stabilimenti di Le Mose è un tema già dibattuto più volte in passato, rammentano i sindacalisti della Cgil. “In occasione delle elezioni comunali del 2022 avevamo presentato a tutti i candidati – viene sottolineato – un documento con alcune richieste per migliorare le condizioni di vita e di lavoro all’interno delle fabbriche, tra queste anche l’esigenza di istituire un numero maggiore di corse dei bus”. Gli orari della logistica tuttavia non hanno nulla a che fare con la fabbrica fordista e l’obiezione più volte avanzata riguarda la reale efficacia di trasporti cadenzanti solo in certe fasce orarie. “E’ vero – rispondono – che i turni sono assai variegati, ma intensificare i collegamenti in alcuni momenti della giornata potrebbe venire incontro alle necessità di parecchi dipendenti, in particolare quelli dei nuovi insediamenti”. “Inoltre sarebbe auspicabile che lungo questo versante – aggiunge Mansar – venisse realizzato un sottopassaggio o un cavalcavia pedonale, perchè tantissimi lavoratori viaggiano in bicicletta o in monopattino”.
“La logistica non sta ferma e negli ultimi anni – evidenzia Tarenchi – sono cambiate molte cose. Il ruolo della tecnologia è aumentato notevolmente e ha mutato il lavoro dei facchini che devono essere sempre più formati e qualificati all’utilizzo dei device digitali, l’automazione sta affiancando l’opera dell’uomo. Non è più soltanto un lavoro con una componente prettamente fisica. Così come è cambiato il valore nella catena di produzione, dalla tariffa si è spostato sul servizio, le imprese vogliono una logistica efficiente e di qualità”. “Noi del sindacato siamo paladini della sicurezza – prosegue – all’interno dei luoghi di lavoro, ma non solo. Vogliamo che i lavoratori siano in condizione di essere sicuri anche mentre vanno a lavorare. Così come non vogliamo morti sui posti di lavoro, non possiamo tollerare morti nel tragitto per raggiungere le fabbriche e i magazzini. Insieme alle parti sociali e alle istituzioni occorre trovare soluzioni condivise che coinvolgano anche i soggetti economici che costruiscono e gestiscono questi capannoni. Non dimentichiamo che anche le imprese hanno una funzione sociale, non solo nel fare profitti, ma anche per creare condizioni di sicurezza per tutti i lavoratori sia all’interno che all’esterno dei magazzini. Nessuno più deve morire per raggiungere il suo lavoro”.
Risalendo dal sentiero che Suleman ha percorso con la sua bicicletta per l’ultima volta due settimane fa, riprendiamo il marciapiede asfaltato che corre parallelo alla ferrovia. Una decina di metri più indietro in corrispondenza della recinzione si scorge un altro piccolo mazzo di fiori appoggiato sul terreno con un biglietto scritto a mano che ha resistito alla pioggia dei giorni scorsi: “La tua dedizione e il tuo sorriso rimarranno per sempre nei nostri cuori. Grazie per ogni momento condiviso. Firmato i tuoi colleghi”. Seguono alcuni nomi: Martina, George, Anton, Ibrahim, Johnny, più tanti altri operai della logistica.
Mauro Ferri










