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Gossolengo ricorda i “propri” partigiani e dedica una stele a Cravedi e Boselli

Gossolengo dedica una stele ai partigiani Renato Cravedi e Franco Boselli. La cerimonia si è tenuta nella mattinata del 23 aprile al Parco della Libertà di via De Silvestri con l’inaugurazione del monumento, una doppia stele metallica dove sono intagliati due fiori. Il momento pubblico ha visto la partecipazione del sindaco Andrea Balestrieri, della presidente del consiglio comunale di Piacenza Paola Gazzolo, dei rappresentanti dell’Anpi, insieme agli studenti delle scuole e ai familiari dei combattenti della lotta di Liberazione ricordati.

Sorte assai diversa quella dei partigiani di Gossolengo, Cravedi e Boselli: il primo “il partigiano Abele” ci ha lasciato nell’ottobre 2024 dopo una vita lunga e intensa che ha seguito la sua vicenda di partigiano sulle montagne della Val Nure e della Val Trebbia-Luretta, fino alla partecipazione alla battaglia del Monticello. Il secondo, Boselli, cadde a soli 20 anni in combattimento nell’aprile del ’45 nei pressi di Rossoreggio di Bettola.

A Gossolengo un monumento per i partigiani Cravedi e Boselli

La presidente dell’assemblea comunale Paola Gazzolo ha tenuto un discorso che ricorda le due figure di partigiani, ecco il testo:

Signor Sindaco, autorità civili, militari e religiose, rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma, care cittadine e cari cittadini, bambini e ragazzi che riempite festosamente questo parco, Annamaria Cravedi con i familiari presenti, è per me un grande onore essere oggi qui a Gossolengo, alla vigilia del 25 Aprile, per condividere con voi un momento così significativo: la cointitolazione del Parco della Libertà al partigiano Renato Cravedi e l’inaugurazione del monumento in sua memoria. Ogni comunità custodisce i propri luoghi simbolici. Ma vi sono momenti in cui questi luoghi assumono un valore ancora più profondo, perché diventano spazio vivo della memoria e della responsabilità. Oggi è uno di quei momenti. Oggi non ci limitiamo a ricordare: scegliamo consapevolmente di dare un nome, un volto, una storia concreta alla parola “libertà”. Renato Cravedi non è soltanto un nome inciso su una stele o una targa commemorativa. È una vita, che si è intrecciata con una delle pagine più drammatiche e decisive della nostra storia. È la testimonianza di una scelta: quella di non voltarsi dall’altra parte, di non accettare l’ingiustizia, di non piegarsi alla violenza e alla negazione dei diritti. Accanto a lui, nel ricordo e nell’impegno, si colloca anche la figura di Franco Boselli, già onorato da questo territorio, su proposta dello stesso Renato Cravedi. Due storie diverse, ma unite dallo stesso filo: quello del coraggio civile, della responsabilità personale, della capacità di trasformare un tempo di paura in un tempo di riscatto.

La Resistenza non fu un fenomeno lontano, astratto. Fu fatta di persone, di comunità, di territori come questo. Anche Gossolengo, come ci racconta la sua storia, seppe contribuire con dignità, determinazione e sacrificio alla lotta di Liberazione. Con le armi, ma anche con gesti quotidiani di solidarietà, di protezione, di sostegno. Una Resistenza diffusa, silenziosa, ma essenziale. In questo quadro si inserisce la figura di Renato Cravedi, nome di battaglia “Abele”, che oggi abbiamo l’onore di ricordare e di onorare. Nato nel 1926, nell’estate del 1944 – non ancora diciottenne – Renato Cravedi decide di lasciare la propria casa per raggiungere l’alta Val Nure per unirsi alla prima banda partigiana della Stella Rossa. Sopravvive al durissimo inverno del rastrellamento nazifascista e allo sbandamento rifugiandosi in Val Perino. Nei primi mesi del ’45, con la ricomposizione delle forze combattenti, passa alle formazioni di Giustizia e Libertà, entrando nella squadra “volante” guidata da Ludovico Muratori, il comandante “Muro”. Insieme a loro si trova a Monticello il 16 aprile del ’45, nella battaglia decisiva della Liberazione del nostro territorio: trenta partigiani asserragliati nel castello a respingere l’assedio dei nazifascisti. Dopo la Liberazione, torna al suo lavoro di operaio e alla sua famiglia. Ma il suo impegno non si interrompe: negli anni successivi, attraverso l’Anpi di Piacenza, di cui è stato segretario provinciale, sceglie di dedicarsi alla trasmissione della memoria, degli ideali e delle conquiste della Resistenza, con una passione particolare rivolta ai giovani.

Originario di Borgotrebbia, Renato Cravedi sceglie Gossolengo come luogo della sua vita adulta e degli ultimi anni, durante i quali continua a testimoniare con discrezione e coerenza il significato della sua esperienza nella Resistenza. Negli ultimi tempi, in particolare, si dedica con grande generosità agli incontri con studenti e scolaresche, raccontando la guerra e la Resistenza senza retorica, ma con l’essenzialità di chi ha vissuto davvero quella storia e ne custodisce il senso più profondo. Proprio nelle sue memorie, raccolte ne “Il partigiano Abele”, emerge con forza un gesto semplice e simbolico: il 28 aprile 1945, nelle ultime ore dei combattimenti a Piacenza, racconta di aver avuto in dono un fiore e di averlo inserito nella canna del mitra. Un’immagine che dice più di molte parole, perché segna il passaggio dalla guerra alla rinuncia definitiva alla violenza. Dopo la fine del conflitto, infatti, Renato non ha più imbracciato un’arma. Un gesto coerente, che consegna a tutti noi il valore della Pace non come concetto astratto, ma come scelta concreta di vita. Ricordare oggi il partigiano “Abele” significa allora riconoscere non solo il coraggio di ieri, ma anche la coerenza e l’impegno di una vita al servizio della libertà, della giustizia e della Pace. Significa rifiutare ogni forma di odio, di sopraffazione, di discriminazione. Significa, in una parola, essere cittadini consapevoli. E allora il nostro compito, come Istituzioni, è proprio questo: non lasciare che i nomi di chi ha lottato per la democrazia e l’affermazione dei valori repubblicani diventino lontani, non permettere che si trasformino in semplici ricorrenze. Dobbiamo renderli presenti, comprensibili, vicini. Quest’anno ricorre l’80 anniversario della nascita della Repubblica e della redazione della nostra Costituzione. Pietro Calamandrei nel commovente discorso del 1955 definì la Costituzione un “pezzo di Carta” che non si muove da solo. Per farla vivere, sostenne, serve “il combustibile” dell’impegno quotidiano di ognuno di noi.

Nel ricordare Renato Cravedi, nel rendere omaggio a tutti coloro che hanno contribuito alla Liberazione, rinnoviamo quindi un impegno. Un impegno che non è solo commemorativo, ma profondamente civile. Un impegno a difendere i valori della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, scritta dai Partigiani. Un impegno a costruire comunità più giuste, più inclusive, più solidali. Un impegno a non dimenticare che la libertà, per essere vera, deve essere di tutti e tutte. Con questo spirito, rivolgo un ringraziamento al Comune di Gossolengo, al Sindaco, alla Giunta e all’intero Consiglio Comunale per aver voluto realizzare insieme questa iniziativa, voi rappresentate un esempio di sensibilità, attenzione e responsabilità verso la nostra storia per custodire un patrimonio vivo, che ci riguarda oggi più che mai, in un mondo sconvolto dalle guerre e dall’indifferenza. E con questo spirito ci avviciniamo al 25 Aprile portando l’esempio del partigiano Abele, e dei Resistenti che giurarono mai più guerre, e scelsero di scrivere nella Costituzione come doveva essere il nuovo mondo: libero, democratico, solidale e sicuro. Come ha affermato Papa Leone XIV “la guerra non è mai inevitabile” e le armi non risolvono i problemi, ma li amplificano, provocando ferite profonde. Nelle celebrazioni di questo 25 aprile ribadiamo che la PACE si costruisce attraverso il coraggio del dialogo come ci hanno insegnato Renato Cravedi, Franco Boselli e tutti partigiani di cui onoriamo la memoria! W il 25 Aprile, W la Resistenza sempre, W la Pace.