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“Nella logistica superato il limite: basta nuove aree se non si risolvono i problemi di sicurezza”
Il luogo del tragico incidente

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta congiunta di ApP, AVS e Rifondazione Comunista alla Sindaca e alla Presidente della Provincia di PIacenza, “finalizzata ad imporre al sistema logistico piacentino (sempre più ingordo di aree) la presa in carico di problematiche che riguardano la sicurezza e la mobilità dei lavoratori – scrivono i proponenti -. Una necessità resa ancor più impellente dalla recente straziante tragedia che ha coinvolto il giovane lavoratore della logistica travolto dal treno mentre si recava al lavoro”.

A Piacenza la logistica la conosciamo tutti. Sappiamo che porta lavoro (troppo spesso povero, dequalificato e precario), ma sappiamo anche quanto pesa: traffico, inquinamento, consumo di territorio, vite complicate per chi ci lavora. Da anni sentiamo le stesse frasi: “è cresciuta senza regole”, “serve più controllo”, “bisogna trovare un equilibrio”. Poi però, quando si propone di fermarsi un attimo, arriva sempre la solita risposta: “non si può bloccare lo sviluppo”. Ma dopo quello che è successo il 2 aprile – la morte di un ragazzo lavoratore di soli 21 anni – diciamolo chiaramente: questo equilibrio non c’è. Non c’è mai stato. Le aziende fanno quello che vogliono: camion su camion, capannoni su capannoni, territorio che sparisce. E intanto c’è chi lavora in condizioni pesanti, difficili e spesso deve anche rischiare la vita solo per andare e tornare dal lavoro. Per noi il limite è stato superato. Adesso si parla di uno studio della Provincia, ma ancora una volta senza ascoltare davvero chi questi problemi li denuncia da anni, studi di tecnici amministrativi che portano soluzioni che rispondono solo ad una parte del problema e non considerano la questione a 360°, questo dovrebbe essere il compito di chi governa il territorio in nome dei cittadini, ma non lo fa o lo fa con superficialità.

Allora diciamo due cose semplici, concrete:

1. Fermiamoci. Subito. Il PUG deve essere il momento per dire basta: nessun nuovo metro di logistica finché non si sistemano i problemi che già abbiamo.

2. Sicurezza per chi lavora. Subito. Non è normale che centinaia di persone vadano a lavorare rischiando ogni giorno. Servono: piste ciclabili vere fino a Le Mose; collegamenti sicuri lungo la via Emilia o la ferrovia; autobus navette dedicati, con orari che seguano i turni il cui costo va interamente posto a carico della logistica che lucra sul lavoro. Guai a porla anche solo parzialmente a carico dei cittadini!

Le soluzioni ci sono già. Manca solo la volontà. Qui non si tratta di essere contro lo sviluppo. Si tratta di scegliere che tipo di sviluppo vogliamo. E soprattutto: se vogliamo una città che tutela le persone, oppure no.