Che facciamo coi sospesi da scuola? 110 giovani alla scoperta del “lavoro sociale”
“Le note sul registro erano diventate troppe”; “ho dato un pugno al mio compagno”; “ho preso ‘in prestito’ la bici del prof per fare un giro, ma non potevo farlo”. A Cristian, Nicolas o Steve (sono nomi di fantasia), la mattina in cui si presentano per “scontare” i giorni fuori dalla classe in uno dei cosiddetti “enti accoglienti”, nessuno chiede perché sono arrivati lì. Quasi sempre la confessione è spontanea, fin da subito si aprono e spiattellano il motivo che ha causato la sanzione massima, quella a cui ricorre la scuola per “punire” gli studenti che si sono macchiati di qualche misfatto grave, la sospensione.
Sono circa 110, per lo più dai 14 ai 16 anni, quelli che hanno svolto le attività di cosiddetta “cittadinanza solidale” a Piacenza nell’anno scolastico 2025-26 che sta per concludersi. Dall’autunno scorso, infatti, il Ministero dell’Istruzione ha imposto a tutte le scuole superiori di mettere in pratica, dopo la codifica in legge, qualcosa che a tanti è sempre parso piuttosto ovvio: la sospensione da scuola per ragioni disciplinari non ha nessuna valenza educativa se si traduce nel mero allontanamento dalla classe del “reo”. Così è stato introdotto una sorta di obbligo per i “Franti” di tutta Italia: il periodo di sospensione in strutture convenzionate di volontariato o cooperative sociali, contesti ideali per provare a “rendersi utili”.
Una soluzione imposta dall’alto e attuata quest’anno in via sperimentale, con tanta buona volontà e disponibilità da parte delle realtà, imprese sociali e associazioni, che hanno accolto i giovani, in maniera del tutto gratuita e volontaria. Nel caso di Piacenza l’assegnazione dei sospesi nei mesi scorsi è avvenuta in accordo con…CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO INTEGRALE SU WWW.GOODMORNINGPIACENZA.IT


