“Dopo il Pnrr? Per ora c’è poco. Serve una politica industriale di settore”
“Dopo il Pnrr? Per ora c’è poco, o meglio, ci sono fondi europei ma ancora non vediamo in maniera chiara qual è la politica industriale di settore: se ci fermiamo di colpo il tracollo rischia di essere verticale”. Lo ha detto la presidente dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Federica Brancaccio, intervenuta a Piacenza ad un convegno, ospitato nella sede di Confindustria, dedicato all’impatto del Pnrr in Italia e organizzato da Ance Piacenza e Ance Emilia Romagna. Un momento di confronto sul futuro del settore delle costruzioni edili e sull’analisi degli investimenti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
“Il nostro settore per anni ha vissuto sulle montagne russe – ha detto Brancaccio, che ha partecipato ad una tavola rotonda insieme al ministro Tommaso Foti -. Siamo arrivati nel 2020, dopo dodici anni di crisi, e abbiamo avuto il Superbonus e successivamente il Pnrr, con le imprese sopravvissute alla crisi che hanno ricominciato a investire. Già da tempo diciamo che il Pnrr finisce e quindi serve una politica industriale di settore: lo dimostra il fatto che in questi anni di mercato stabile le imprese sono cresciute e si sono rafforzate, migliorando anche la loro produttività. Oggi siamo un po’ preoccupati, il piano casa può essere un’ottima occasione e una prima strategia di politica industriale e anche di settore, ma serve altro. E’ necessario replicare le buone pratiche che ci sono state con il Pnrr e lavorare sulla spesa giusta, riuscire cioè a spendere bene i fondi a disposizione. Abbiamo già circa 120 miliardi di fondi europei per i prossimi anni, vanno spesi prendendo tutte le luci, perché qualche ombra c’è stata, del Pnrr, che è stato una grande palestra di allenamento cambiando l’approccio sulle rendicontazioni, sugli obiettivi, sui target. E’ un allenamento che non va perso: manteniamo quindi per la spesa il modello Pnrr, ovviamente correggendo gli aspetti che hanno funzionato di meno”.
“Il Pnrr – ha osservato il Ministro Foti – ha impattato per circa 100 miliardi sul mercato dei costruttori edili, ma oggi dobbiamo tener presente che abbiamo tutta una serie di altre opere pubbliche che non si sono potute realizzare per il semplice fatto che strade e ponti non erano ritenuti conformi al principio del DNSH che la Commissione Europea ha posto come vincolo per l’utilizzo dei fondi. Quindi sicuramente l’investimento pubblico oggi deve andare su una strada diversa da quella del Pnrr”. Al ministro è stato chiesto che fine faranno questi lavori esclusi dal Pnrr: Occorre sicuramente un investimento pubblico – ha risposto Foti – tenendo presente che questo è stato un limite del Pnrr: se raggiungiamo tutti i 194 miliardi di euro, di questi 122 sono a debito. Quindi – ha aggiunto – chiaramente qui c’è da porsi una domanda che forse bisognava porsi all’inizio, non quando siamo intervenuti noi come governo, e cioè: se prendo dei soldi a debito e devo avere dei vincoli, allora mi conviene andare a prendere quei soldi a debito dall’Unione Europea o posso anche emettere io titoli di debito pubblico e finanziarmi i lavori come ritengo più opportuno?”, ha concluso.

