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I centotré anni di Rambalda, ultima staffetta partigiana piacentina

Ha spento 103 candeline Rambalda Magnaschi, l’ultima staffetta partigiana superstite in provincia di Piacenza, nata a Gropparello il 7 maggio 1923. Nel giorno del suo compleanno, le hanno fatto visita il sindaco di Calendasco, Filippo Zangrandi, e Laura Lusardi dell’Anpi Alta Val Tidone. Durante la guerra, Rambalda si conquistò i gradi di sergente come partigiana combattente, senza aver imbracciato il fucile. “Ho sempre chiesto ai miei parenti perché mi avessero dato questo nome, Rambalda – raccontava Magnaschi nel giorno del suo 88esimo compleanno, nel 2011 – mi hanno risposto che era il nome di una grande condottiera. Forse per questo non ho potuto fare altro che diventare partigiana”. In quell’occasione, a Calendasco, Rambalda raccontò la sua giovinezza di giovane sposina, arrivata a pesare 27 chili, uno scricciolo che portava medicine, messaggi, vestiti ai ribelli in collina. Rambalda aveva seguito il marito Fermo Freschi, comandante della seconda brigata di manovra E. Gallinari, decorato con la Medaglia d’argento per la liberazione di Piacenza, che dopo l’armistizio aveva deciso di salire sui monti. “E così sono diventata partigiana combattente, ma non con il fucile – racconta, precisando più volte questo particolare – perché di ammazzare non me la sentivo. Volevo dare una mano e mi hanno detto che potevo fare la staffetta”. Infagottata alla bella e meglio, la bimba in braccio, inizia la sua stagione di “ribelle”.

Tre anni fa, il centesimo compleanno di Rambalda fu celebrato con una grande festa nella parrocchia di Santa Franca, alla presenza del vescovo Cevolotto. Nella foto sotto, Rambalda è ritratta con il fratello Ugo Magnaschi, scomparso a settembre 2024 all’età di 97 anni, e Pino Fumi, morto a gennaio 2024 a 98 anni. “Portavo in braccio la mia bambina, Paola, di quattro mesi, per dare meno nell’occhio – raccontava Rambalda -. Ogni tanto mi avvisavano di scappare perché, se mio marito (Fermo Freschi, ndr) non si fosse presentato, mi avrebbero portato a Gropparello e poi al campo di aviazioni. Devo ringraziare anche un fascista, fu lui ad avvisare mia mamma dicendole ‘Portate via la Balda (Rambalda, ndr) con la bambina, perché domani mattina vengono a prenderla. Non posso non avvisarvi, l’ho vista nascere’. Pesavo 27 kg, non avevo da mangiare e avevo paura, però quello che ho fatto l’ho fatto col cuore. Se avessero avuto bisogno di me, io ero pronta a partire”.