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“Intelligenza artificiale strumento nelle mani di pochi: servono guardrail etici” fotogallery

“Sull’intelligenza artificiale serve un dialogo che porti ad una regolamentazione condivisa, accettando di mettere dei guardrail che sappiano tutelare la macchina dall’andare fuori strada: il primo e fondamentale guardrail è il rispetto assoluto della vita umana e del lavoro dell’uomo e si mette in pratica lasciando all’umano uno spazio significativo di decisione”. Parole di Padre Paolo Benanti – teologo e uno dei massimi esperti di etica dell’IA – ospite a Piacenza Expo dell’81esima assemblea di Confindustria Piacenza, nel corso della quale si è parlato proprio del rapporto tra intelligenza artificiale e responsabilità.

Un tema di grande attualità, trattato anche nella prima lettera enciclica di Papa Leone XIV – appena pubblicata – incentrata “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”: “Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione – scrive il Pontefice -, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani”. “Se dovessimo dirlo con una battuta – spiega Benanti -, più dell’intelligenza artificiale quello che sottolinea il Papa è il pericolo della stupidità naturale, cioè del fatto che questo strumento sia nelle mani di pochissimi che da soli possono decidere le regole. E quindi non è un problema dello strumento in sé, ma di uno strumento che diventa una nuova logica di dominio. Nell’enciclica del Papa si sottolinea la differenza tra innovazione e sviluppo: la prima consente di fare meglio qualcosa, ma solo nello sviluppo i benefici dell’innovazione si collocano nell’orizzonte del bene comune. I servizi digitali e quelli delle piattaforme vengono prodotti in un territorio specifico, ma i benefici non ricadono su quel territorio, anzi spesso ne deriva un danno, ad esempio sul grande consumo di energia. L’invito del Pontefice a restare umani e fondamentale”.

“Quando parliamo di intelligenze artificiali – precisa Padre Benanti, Presidente della Commissione AI per l’Informazione istituita presso il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio,  membro dell’AI Advisory Body dell’ONU e Presidente della Commissione Etica dell’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale – parliamo di un mondo plurale, fatto di tanti strumenti. Uno di questi è il tradizionale GPS, un albero delle scelte: ma a chi di noi non è capitato di vedersi proporre dal Gps una svolta che sapevamo essere sbagliata? Gli strumenti più avanzati come i grandi modelli linguistici, quelli che tutti conoscono come Chat GPT, ruotano attorno a una serie di parametri e di configurazioni che possono rendere molto difficile, se non impossibile, capire il perché di alcune scelte. Ci si sta lavorando, ma serve un grande principio di precauzione”. Ma l’intelligenza artificiale potrà mai avere una propria morale? “No – afferma Padre Benanti -, è solo l’uomo che in quanto soggetto e coscienza ha una chiamata etica. Ciò non toglie che quando parliamo ad esempio dell’etica dell’ingegneria, facciamo riferimento a strumenti che sono stati disegnati dall’uomo secondo principi etici. Ecco, si tratta di parlare della stessa metafora applicata all’intelligenza artificiale”.

Benanti sostiene che la piattaforma intorno alla quale sviluppare le potenzialità dell’AI sia l’umano. “Si dice che l’America innova, l’Europa regola e la Cina copia, ma è il momento di sfatare questo luogo comune: in realtà i massimi regolatori del pianeta sono i cinesi, anche per le limitazioni del regime, guardare cosa è successo con Deep Seek. E non è neppure vero che oggi in America si innovi al massimo. E noi europei? Abbiamo una storia alle spalle e un livello di civiltà che ci distingue dagli altri: e poi se guardiamo ai numeri, le piattaforme digitali fanno più affari con noi che in America, ma allora deve valere il motto “My money, my rules”. Chi ha detto che l’Ai possa essere utilizzata da tutti, bambini e adulti, senza una formazione per i fruitori? Se non si vuole toccare la macchina e se pensiamo che lo smart phone sia intoccabile, allora dotiamo di patente e di casco chi lo usa. Se non si può cambiare lo strumento e limitarlo, allora regoliamo gli utenti attrezzandoli perché non si facciano male”.

“L’intelligenza artificiale – sottolinea il presidente di Confindustria Piacenza Nicola Parenti – rappresenta uno strumento del quale non conosciamo ancora bene le grandi potenzialità. Sicuramente ci dovremmo convivere e dobbiamo capire fin dove possiamo spingerci o dove bisogna invece porre dei limiti. La considero comunque un’opportunità per migliorarci”.

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