Lancio del tocco per 270 laureati della Cattolica, il sagrato del Duomo si tinge di blu
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Si è tinto di blu il sagrato del Duomo di Piacenza: nel pomeriggio del 16 maggio la Cattedrale ha ospitato la festa di laurea dell’università Cattolica. Sono 269, di cui 31 piacentini, gli studenti che hanno concluso il proprio percorso di studi, conseguendo laurea triennale e magistrale. A loro è stata consegnata la toga e il tocco, color blu, poi lanciato in alto verso il cielo, in segno di fiducia nel futuro.

La cerimonia si è aperta alle 15 e 30 con la messa presieduta dal vescovo Adriano Cevolotto ed è proseguita con il saluto del Pro-Rettore Vicario dell’ateneo, la professoressa Anna Maria Fellegara.

Gli interventi dei tre presidi di facoltà, Marco Allena per la Facoltà di Economia e Giurisprudenza, Pier Sandro Cocconcelli per la Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali e Domenico Simeone per la Facoltà di Scienze della formazione, hanno preceduto la testimonianza di tre laureati, uno per facoltà e la consegna dei diplomi. In chiusura, la festa vera e propria, con il lancio dei tocchi sul sagrato.
IL COMUNICATO – C’erano le famiglie con i telefoni alzati, i professori in toga, e 269 neolaureati in blu e azzurro. E c’era la Cattedrale di Piacenza, nel cuore della città, a fare da cornice alla Festa di laurea 2026 del campus piacentino dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Il Vescovo di Piacenza-Bobbio, Mons. Adriano Cevolotto, ha aperto gli interventi con una riflessione: il successo, ha detto, non appartiene mai del tutto a chi lo raggiunge. «Tutto ciò che avete acquisito» ha sottolineato, «è debitore del sapere, del tempo e della passione di chi vi ha preceduti e accompagnati. E quel debito non si salda con la carriera: chiede restituzione, gratuità, riconoscenza». Mons. Cevolotto ha poi proposto ai nuovi dottori la figura del discepolo, «non come condizione temporanea, ma come postura permanente: chi rimane disponibile ad imparare, curioso, consapevole di non sapere ancora abbastanza».
Su quello stesso filo si è innestato l’intervento della Pro Rettrice Anna Maria Fellegara, che ha parlato con franchezza e con passione: «C’è la guerra», ha detto, «e sta mostrando i suoi effetti devastanti anche sulle università, anche sulla libertà della ricerca». Il diritto allo studio, ha ricordato, non è garantito una volta per tutte: «Va difeso, e i laureati di quest’anno ne diventano i primi responsabili». Ha poi chiesto qualcosa di preciso e non scontato: la gentilezza. «Stare di fianco all’altro, non nei suoi panni. Affrontare le differenze con empatia senza rinunciare alle proprie posizioni. Una forma di resistenza civile», l’ha chiamata, forse la più difficile da praticare. «Siete voi che fate grande l’Università Cattolica», ha concluso. «Siete voi, persone uniche e irripetibili».
Il Preside Pier Sandro Cocconcelli, dopo un accenno alle sfide straordinarie -anche legate al settore agroalimentare- ha scelto di parlare attraverso le parole di Papa Leone XIV rivolte agli studenti della Sapienza di Roma, facendole proprie senza mediazioni: «C’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia. Voi, infatti, potete aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso». Un passaggio di testimone, non un commiato, con un compito preciso affidato ai neolaureati: «Testimoniate che l’umanità è capace di un futuro quando si costruisce con sapienza, con competenza, passione e umanità».
La giornata ha portato anche una notizia di rilievo nazionale. La Facoltà di Economia e Giurisprudenza ha ottenuto l’accreditamento AACSB, riconoscimento internazionale di eccellenza per le business school, diventando la prima facoltà in Italia a riceverlo. «La festa è doppia, oggi», ha detto il Preside di facoltà Marco Allena. Ai neolaureati ha parlato del momento storico senza attenuanti: le guerre, l’incertezza, la pressione su chi inizia ora. Ma anche per questo è ancora più necessario agire: «Come disse un grande Papa dovete non avere paura perché il vostro momento e avete tutte le capacità per viverlo con efficacia. L’Università Cattolica sarà sempre al vostro fianco»
Il Preside Domenico Simeone ha costruito il suo intervento attorno a quattro parole: festa, gratitudine, toga, auguri. Sulla toga in particolare si è soffermato: non simbolo di distinzione personale, ma impegno pubblico verso una comunità che ha reso possibile quel risultato. «Il vostro risultato è frutto del contributo di tutti», ha detto, «e la toga che indossate chiede spirito di servizio, non nutrimento del narcisismo». Agli auguri ha affidato le parole di Papa Leone XIV: «Possiate essere una luce gentile per chi potrebbe rimanere imprigionato nel pessimismo e nella paura. Alzate lo sguardo per sfiorare nuovi approdi». «Vi auguro di poter essere coreografi della speranza, artefici di espressioni di bellezza».
A dare voce all’esperienza vissuta sono stati anche tre neolaureati, testimonial delle rispettive facoltà: Emanuele Patti per Economia e Giurisprudenza, Sonia Cremona per Scienze e tecnologie alimentari, Alice Ardemani per Scienze dell’educazione e della formazione. Tre percorsi diversi, un racconto comune: quello di chi ha attraversato gli anni dell’università e ne è uscito con qualcosa di più di un titolo.







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