“Ex ospedale militare nel degrado perché non disponibile all’acquisto. E serve la diga in Val Nure”
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Dire sì allo sviluppo e basta ai no che hanno frenato il territorio di Piacenza, in termini di energia e infrastrutture: è l’invito del presidente di Confindustria Piacenza, Nicola Parenti, nella sua relazione a chiusura dell’81esima assemblea dell’associazione a Piacenza Expo. Ma l’invito, a promuovere lo sviluppo si estende anche al Governo. Beni pubblici che potrebbero avere un nuovo futuro e riconvertiti a studentato (ipotesi avanzata nel Pug del Comune di Piacenza), come l’ex ospedale militare, restano invece nel degrado perché non resi disponibili all’acquisto da parte di privati, ma solo dati in concessione.
“Bisogna cercare di guardare avanti con fiducia e positività – afferma Parenti -, non possiamo assolutamente fermarci e oggi vogliamo dare anche un segnale a tutte le istituzioni: non possiamo fare da soli, abbiamo bisogno di tutti, dalla politica, alle istituzioni, alle università, ai giovani, per cercare di superare anche questi momenti di difficoltà. Possiamo farlo solo con il progresso e soprattutto con la consapevolezza delle scelte che facciamo: i “sì” e i “no” rappresentano quello che siamo oggi, potremmo essere meglio o peggio ma è molto importante per il futuro guardare insieme alle opportunità che ci arrivano. E spesso i “no” sono treni che se ne vanno. Come promotori del territorio ci stiamo impegnando per lo sviluppo, e sicuramente uno dei temi più importanti riguarda le riqualificazioni: sull’ospedale militare abbiamo trovato investitori seriamente interessati, ma dobbiamo riuscire a velocizzare e convincere anche i militari che la necessità è ormai di vendere questi immobili, perché solamente con la concessione di 20 o 30 anni l’investitore non si sente di fare l’investimento. Quindi è importante sbloccare queste situazioni”. Parenti ha poi avanzato altre “richieste concrete”: la diga in Val Nure (“un’opera attesa da oltre dieci anni”), semplificazione per le energie rinnovabili, semplificazioni amministrative sistemiche, la valorizzazione di Piacenza Expo. “Ricordiamoci – ha concluso – che il futuro non ci cade dal cielo, ma si costruisce”.
Galleria fotografica"La scelta di credere nello sviluppo": l'81^ Assemblea di Confindustria Piacenza
L’ASSEMBLEA – “La scelta di credere nello sviluppo”, questo il tema dell’81esima assemblea di Confindustria Piacenza ospitata nel pomeriggio del 26 maggio a Piacenza Expo e aperta dal Coro del Nicolini che ha intonato l’Inno di Mameli e l’Inno alla Gioia.

“Credere nello sviluppo – le parole della sindaca Katia Tarasconi – significa non solo sperare che le cose vadano bene, ma assumersi delle responsabilità e compiere delle decisioni. La nostra città è il nostro territorio hanno davanti opportunità e sfide: nessuna può essere affrontata in solitaria. Il futuro di Piacenza dipende dal saper lavorare insieme con un obiettivo comune, istituzioni, formazione e imprese: se non ci riconosciamo come squadra, non possiamo farcela. Per questo credo alla collaborazione tra pubblico e privato, non è formula retorica ma condivisione di competenze. L’obiettivo è di lasciare il nostro territorio meglio di come lo abbiamo trovato. Una classe dirigente deve fare questo, scegliere quale direzione intraprendere. Piacenza può contare su asset importanti, ma questi vanno messi in relazione in una strategia. Il tema dell’intelligenza artificiale ci mette davanti a questo: non subire la tecnologia, ma governarla”. “Il contesso geopolitico e geoeconomico sono sempre più instabili – ha sottolineato la presidente della Provincia, Monica Patelli – e la tecnologia si muove velocemente. Chiudersi davanti a queste sfide porta a pessimismo: il tema dell’assemblea invece ci invita a credere nello sviluppo, sfidandoci nel definire cosa significhi per noi. Nel piano territoriale di area vasta abbiamo definito una visione di sviluppo del territorio, così come con la ricerca sulla logistica abbiamo acquisito elementi utili per governare questo lavoro di rete. La competitività di domani dipende dalle scelte di oggi, e siamo chiamati a farle insieme”.
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2 di 2La prima parte dell’assemblea è stata dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale e responsabilità umana attraverso un’intervista a Padre Paolo Benanti, uno dei massimi esperti mondiali di etica dell’IA e Presidente della Commissione IA per l’informazione del Governo Italiano; spazio quindi ad una tavola rotonda che ha allargato lo sguardo alle grandi sfide che ridisegneranno la competitività nei prossimi anni. Il vicepresidente della Regione, il piacentino Vincenzo Colla, parlando dell’Emilia Romagna e dei positivi indicatori economici ha messo in evidenza la “qualità delle relazioni, che sono fondamentali – arrivano prima del manufatto – e l’orgoglio di far bene le cose. Siamo un’eccellenza di prodotti di nicchia, dei trasformatori eccezionali e per questo stiamo soffrendo in questo periodo. Ma la nostra reazione c’è stata: andiamo forte nell’export, abbiamo 30 miliardi di valore aggiunto ogni anno, ma abbiamo bisogno del nostro Paese. La tecnologia non ci fa paura, in Emilia Romagna è in corso l’installazione di un nuovo supercomputer ottimizzato per l’intelligenza artificiale gestito da Cineca, il principale consorzio interuniversitario italiano per l’informatica, ma l’intelligenza umana resta fondamentale”.

L’Astrofisica Edwige Pezzulli ha parlato del programma di esplorazione spaziale Artemis: “Ha l’obiettivo di portare l’uomo sulla Luna e creare una sorta di colonia lunare. Non esiste solo questo programma, c’è anche quello cinese, insieme all’agenzia spaziale russa, che si pone lo stesso obiettivo entro il 2050. Ci sono più Stati che si affacciano ora sullo spazio, la new space economy non è più riservata solo a grandi investimenti e a grandi Paesi: ora è diventato più accessibile alzare gli occhi al cielo. Consideriamo lo spazio un settore, invece dovremmo considerarlo una struttura, paragonabile a ciò che è stato il petrolio nei secoli scorsi. L’Italia occupa un ruolo di primo piano in settori altamente specializzati, è uno dei pochi Paesi che ha una filiera spaziale quasi completa”. “Anche se in zone diverse e a velocità diverse, la popolazione nel mondo cresce, così come il tenore di vita: se vogliamo contrastare i disastri ambientali, che diventano sempre più frequenti, dobbiamo limitare la temperatura globale – ha affermato Alessandro Bernini, Amministratore Delegato di MAIRE, multinazionale italiana dell’ingegneria e dell’energia con operazioni in oltre 45 Paesi -. La transizione ecologica è giusta, sono sbagliati i tempi: lo dice la stessa parola transizione, i processi richiedono anni”. Bernini apre al nucleare: “La tecnologia è avanzata, non possiamo farci fermare dal timore di replicare il disastro di Chernobyl quando siamo circondati da impianti in Paesi vicini”. A Bernini è stato poi consegnato il premio Aquila d’oro, istituito per la prima volta.
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3 di 4Nella pagina seguente l’intervento integrale del Presidente Nicola Parenti
















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