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“Fiducia è responsabilità quotidiana, la cura un gesto rivoluzionario” 40 anni di Unicoop

“Chi opera nei servizi alla persona sa che la fiducia è una responsabilità quotidiana, una comunità esiste davvero quando chi è più fragile non viene lasciato indietro. Prendersi cura degli altri è un atto rivoluzionario”. Marialuisa Contardi, presidente di Unicoop Piacenza, presenta così il tema dell’assemblea che suggella i 40 anni della cooperativa sociale. Nella Sala degli Arazzi alla Galleria Alberoni sono otto i testimonial chiamati a parlare di fiducia, perché “è la parola sulla quale è stata fondata la cooperativa 40 anni fa. Senza fiducia non c’è cooperazione e senza cooperazione non c’è futuro” – ha ricordato Contardi. Nel suo intervento iniziale la presidente ha mostrato una foto due sorelline colpite dal un terremoto, con la più grande delle due che protegge l’altra: “Un’immagine che mostra la fiducia e ricorda qualcosa di fondamentale, che gli esseri umani si salvano insieme, mai da soli”.

Hanno preso quindi la parola il sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, che ha inviato un videomessaggio, il ministro al Pnrr Tommaso Foti, il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi, Cosetta Maldina socia fondatrice di Unicoop, ora responsabile amministrativa, e Chiara Chiappelloni, giovane coordinatrice della cooperativa, l’impenditore Stefano Mattioli, e ancora Francesca Cavozzi, vice presidente Unicoop e coordinatrice inclusione scolastica, insieme agli ospiti di Casa Chiara .

Assemblea per i 40 anni di Unicoop

Il ministro Foti ha citato il carosello e il celebre slogan di “Galbani vuole dire fiducia”: “Da quel momento la parola si è diffusa su larga scala, anche facendo politica la parola fiducia ha acquisito rilevanza. E’ l’architrave della società, sulla base della fiducia si scommette sugli altri. Quando si parla di istituzioni, spesso vengono accostate all’indice di fiducia e il Presidente della Repubblica è sempre al vertice di questo indicatore, mentre le assemblee rappresentative sono sempre in fondo, anche per gli spettacoli indecorosi che spesso danno. La credibilità e l’affidabilità di un Governo rappresentano l’indice di fiducia di uno Stato, con effetti concreti sul mondo del lavoro come più occupazione stabile e di qualità. Perchè la fiducia porta le imprese a investire e a innovare. Se per 40 anni la vostra impresa ha aumentato il fatturato, i servizi, i dipendenti significa che è cresciuta anche la fiducia nei vostri confronti. La fiducia è un atto di responsabilità che va anche oltre le differenze politiche – ha concluso il ministro – e le società che crescono sono quelle dove la fiducia non viene mai meno, anche di fronte alla guerra o a un terremoto”.

Assemblea per i 40 anni di Unicoop

Il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Roberto Reggi, ha condiviso un ricordo personale: la recente scomparsa della madre. “Il lutto mi ha insegnato il valore delle persone che contano e proprio a poca distanza dalla perdita della mia mamma, che voi avete accompagnato nella ultima parte della sua vita, voglio ringraziarvi. Quelli di Unicoop sono stati 40 anni di risposte ai bisogni tempestive con la costruzione di un impresa sociale di valore. Credo che la parola fiducia accompagnerà la nascita del nuovo welfare, a fronte dell’allungamento dell’aspettativa di vita. Il nuovo welfare si fonderà sempre più sul rapporto tra pubblico e privato con le realtà che si meritano fiducia”.

Cosetta Maldina

Cosetta Maldina socia fondatrice ha rievocato la prima compagine sociale di Unicoop nel 1986 con 13 giovani soci: “Siamo diventati grandi mentre la cooperativa cresceva, dando sostanza ai nostri valori”. “Quando sono diventata socia di Unicoop – ha continuato Maldina – non sapevo davvero cosa volesse dire, con il tempo mi sono accorta che, mentre la cooperativa cresceva, crescevo anch’io. Negli anni abbiamo affrontato tanti cambiamenti, non c’è tempo per ripercorrerli tutti, preferisco pensare a tanti flash, alle nostre sedi, agli oggetti che hanno contraddistinto i periodi della nostra vita. Siamo partiti da un ufficio in via San Giovanni, dove tutto ci era stato dato in dotazione dalla Caritas, nel 1997 ci siamo trasferiti in via Torta, dove siamo rimasti qualche anno e quindi ci siamo spostati in via Cittadella, sede che si è progressivamente allargata”. Parola poi a Chiara Chiappelloni, giovane coordinatrice di un servizio di quartiere Unicoop, e a Stefano Mattioli, imprenditore di origini piacentine, che da “imbucato” ha proposto una riflessione molto personale sulla fiducia. “Nel marzo 2020 il covid è entrato brutalmente nella mia vita – ha raccontato – con la polmonite bilaterale, ho superato quella crisi ma per me è cambiato tutto. Una situazione limite che cambia le cose e per me è iniziato un percorso diverso, non girava più la vita di prima di manager formato alla Bocconi. Il senso vero l’ho cercato dentro di me e la fiducia ha preso forme diverse, ripensando alle persone che sono state importanti come mio nonno e mia madre. La prima fiducia allora è quella in se stessi, poi c’è anche la fiducia negli altri, fondamentale per andare avanti. Occorre la fiducia nel bene e infine la fiducia nell’educazione, che rende liberi e autonomi”.

Assemblea per i 40 anni di Unicoop

La presidente di Unicoop Marialuisa Contardi, ha affrontato il tema dell’orizzonte futuro della cooperativa, che “vede come area in questo momento da potenziare quella delle persone disabili”:  “Negli ultimi 10 anni abbiamo lavorato tanto sulla progettazione, abbiamo già due centri socio-riabilitativi e lavoriamo con la disabilità anche a scuola. I centri socio-riabilitativi sono un luogo che ospita in questo momento una trentina di ragazzi e sicuramente il bisogno di Piacenza della provincia è maggiore, pertanto questi centri vanno potenziati”. “Altro tema chiave è quello del dopo di noi, ma non solo – ha aggiunto – per questo preferiamo chiamarlo ‘con noi’. Vediamo le famiglie quotidianamente, sempre più spesso hanno bisogno di essere accompagnate, perché lasciare il proprio figlio o figlia in una struttura di accoglienza richiede fiducia, sensibilità e anche fatica, quindi dobbiamo pensare di affiancare sempre di più i genitori attraverso il cohousing, gli appartamenti protetti dove le famiglie possano vivere dei momenti di convivialità coi propri ragazzi”. “Abbiamo quest’anno avviato una collaborazione con l’associazione Up – ha ricordato Contardi – di genitori con ragazzi che hanno sindrome di Down, con l’apertura di un appartamento in via Scalabrini: questo è un progetto che può diventare un modello”.