Logo
La Regione “supera” la riforma Delrio “Un nuovo ruolo alle Province, nel rispetto dei territori”

Nella riforma sul riordino territoriale, che dovrebbe essere pronta e approvata entro quest’anno, la Regione Emilia-Romagna ripensa il ruolo delle Province. La legge che porta la firma dell’allora ministro Graziano Delrio nel 2014 trasformò le Province in enti di secondo livello, di fatto allontanandole dai cittadini che non votano più per eleggere il presidente e i consiglieri: oggi sono i sindaci e i consiglieri comunali a candidarsi e a votare “per sé stessi”. La riforma Delrio, che puntava ad assottigliare gradualmente le prerogative degli enti provinciali fino a farli scomparire del tutto, si è però bloccata in un punto morto, da cui la Regione Emilia-Romagna vuole ripartire per dare più garanzie ai territori. Nella mattinata di venerdì 12 giugno l’assessore regionale Davide Baruffi, che ha le deleghe alla Programmazione strategica e alla Montagna, ha fatto tappa a Piacenza nel suo “tour” dei capoluoghi di provincia denominato “Luogo al cambiamento”. Con lui anche la direttrice generale del settore innovazione e istituzioni, Manuela Lucia Mei. Baruffi ha incontrato sindaci e amministratori locali, ma anche autorità militari e rappresentanti delle associazioni di categoria nella Sala del Consiglio provinciale: l’obiettivo è stato ascoltarne le esigenze, alla pari delle altre province, per stendere una legge che vada bene per tutti i diversi territori della regione.

Monica Patelli Monica Patelli

Il superamento della legge Delrio è stato auspicato anche dalla presidente della Provincia di Piacenza, Monica Patelli, che nel suo discorso ha riepilogato una serie di azioni messe in campo dall’ente in questi anni a favore dei Comuni e delle Unioni – dalla Stazione unica appaltante alla gestione delle procedure per le assunzioni, dagli uffici di disciplina alla gestione delle funzioni sismiche fino all’ufficio comunicazione – riconoscendo però che “occorrerebbe fare molto di più”. Patelli si è poi fatta portavoce dei territori, spiegando che dal confronto è emersa “come questione forse di maggior complessità e delicatezza, ma irrinunciabile, l’esigenza di ripensare l’assetto che la Regione si è data nell’attuazione della legge Delrio: un ripensamento che da un lato deve riguardare la collocazione di funzioni e risorse, in un’ottica di sussidiarietà e puntando a fare della Regione più un regista che un gestore, e dall’altro lato deve affrontare il tema delle Agenzie, attorno alle quali vi è oggi un disallineamento tra responsabilità percepita sul territorio e leve effettive disponibili per le province. Occorre in definitiva riconoscere alle Province, per quanto riguarda le Agenzie, un presidio politico, supportato dalle necessarie competenze tecniche, e canali di interlocuzione reali. L’auspicio è che giornate come quella di oggi possano contribuire ad ancorare ai bisogni reali il percorso che è iniziato. La sfida è fare in modo che produca effetti concreti nei territori. Su questo saremo chiamati tutti a misurarci”. Al tavolo dei relatori anche il vicesindaco di Piacenza, Matteo Bongiorni. Nelle prime file i tre consiglieri regionali piacentini Lodovico Albasi e Luca Quintavalla (Pd) e Giancarlo Tagliaferri (Fdi).

La Provincia chiede di riavere due deleghe in particolare: protezione civile e autorizzazioni ambientali. “La speranza – ha detto la presidente Patelli – è che ci sia un cambio di passo nella riorganizzazione delle competenze e delle deleghe tra Regione e Provincia”. In particolare, Patelli parla di “due argomenti forti che il territorio ha conosciuto da vicino: le tematiche legate alla protezione civile, non solo in merito alla gestione delle emergenze ma anche sulla prevenzione del dissesto idrogeologico, e le autorizzazioni ambientali, con riferimento agli insediamenti fotovoltaici e alle tematiche di rinnovo energetico”. Soprattutto in questi due ambiti “il territorio vede nell’ente Provincia un riferimento vicino”. Come far fronte alle eventuali “nuove” competenze? “Oltre alle deleghe dovrebbero arrivare le risorse necessarie per consentirci di avere un personale interno in grado di gestire queste tematiche: la Provincia lo aveva, ma dopo la riforma (Delrio, ndr) è passato alla Regione”.

Davide Baruffi Davide Baruffi

Ai cronisti che l’hanno fermato al termine dell’incontro, l’assessore regionale Baruffi ha spiegato che la riforma in corso di stesura si impegna a “provare a rafforzare le istituzioni per riuscire a rendere Comuni, Province e Regione più capaci di offrire servizi per i cittadini e investimenti per il territorio. L’Emilia-Romagna è in una condizione mediamente favorevole rispetto ad altri contesti territoriali – ha detto – ma anche qui ci sono difficoltà. Credo che avere un’attenzione particolare alla prossimità del territorio e ai Comuni sia l’elemento decisivo per avere una traiettoria di sviluppo che tenga insieme tutta l’Emilia-Romagna, oltre che tutta la provincia di Piacenza”. “Qualsiasi processo di trasformazione è positivo e funziona nella misura in cui permette di garantire più servizi e realizzare più investimenti”, ribadisce Baruffi. “Anche il nostro appennino può avere una nuova capacità di attrazione, ma la differenza la fanno i servizi e gli investimenti per trattenere e attrarre persone. Le infrastrutture – quelle materiali come le strade, quelle digitali per poter accedere alla rete – sono elementi decisivi per la competitività di oggi e di domani”. L’assessore fissa la deadline entro sei mesi. “Lavoreremo per avere la nuova legge di riordino entro quest’anno – prevede Baruffi – una scadenza che ci consente di avere un confronto diffuso ma anche di chiudere in un tempo certo. In contemporanea, lavoreremo anche per progettare sul territorio, perché è giusto che ciascuna provincia trovi la propria chiave: Piacenza non è Bologna, Modena non è Rimini, ogni territorio è fatto in un proprio modo e dentro una regola generale deve trovare il proprio assetto, condiviso con i sindaci, con le comunità, le rappresentanze economiche e sociali e i cittadini. Dobbiamo essere vicini ai sindaci, in particolare a quelli dei Comuni più periferici. Riuscire a rendere le bellissime montagne di queste province un elemento attrattore dal punto di vista della residenza e turistico è la vera sfida: ci sono condizioni di partenza più complesse dal punto di vista istituzionale ma anche potenzialità più alte”.

Il riordino territoriale passa anche dall’assetto dei Comuni. La provincia di Piacenza ne ha 46, di cui il 70% sotto i 5mila abitanti e il 50% ne ha meno di 3mila. Ci sono quattro Unioni, a cui aderisce il 47% delle municipalità. L’89% dei Comuni piacentini ha meno di 25 unità di personale. Il territorio piacentino appare così assai frammentato dal punto di vista amministrativo: nel complesso, ci sono quasi 289mila residenti in un sistema di enti locali che conta oltre 2.500 dipendenti, il 5% del totale in regione, e una capacità di spesa pari a 350 milioni di euro, il 5,5% del totale regionale. In questi mesi, tre Comuni dell’alta Valtrebbia – Cerignale, Zerba e Corte Brugnatella – stanno compiendo un processo finalizzato alla fusione. Baruffi riferisce che non ci sono, al momento, altre ipotesi simili in regione. Tuttavia, quella della fusione “non è l’unica ricetta”. “Esiste anche la capacità di avere le Province come enti di supporto per l’assistenza amministrativa dei Comuni, e anche la Regione credo debba essere più in campo: lo sforzo che stiamo compiendo è finalizzato a permettere anche al Comune più lontano di accedere a uno stock di servizi e opportunità uguali a chi abita lungo la via Emilia”. Le province avranno un nuovo ruolo. “Stiamo individuando nelle Province un interlocutore strategico per la programmazione, il coordinamento e l’assistenza tecnica ai Comuni. Allo stesso tempo chiediamo anche ai Comuni di mettersi in gioco, perché dal basso si possono anche delegare funzioni verso l’alto, ad esempio quelle tecniche che non impattano direttamente sul cittadino e trovare lì un elemento di risparmio e di economia di scala per poter liberare risorse per i servizi di prossimità per le comunità”. E se le Province dovessero tornare enti di primo livello? “Se il governo decidesse di muoversi finalmente in questa direzione – dice Baruffi – avremo già compiuto i primi passi. Irrobustendo le funzioni delle Province, saremo ancora più attrezzati un domani per poter cogliere questa novità istituzionale che farebbe bene al territorio dell’Emilia-Romagna“.

Luogo al cambiamento - riforma province I presenti all’incontro

Il percorso partecipato promosso dalla Regione Emilia-Romagna per il riordino istituzionale punta a ripensare il funzionamento delle istituzioni, rafforzare la collaborazione tra enti e migliorare l’organizzazione e la qualità dei servizi. L’iniziativa, promossa dalla Regione insieme a Province, Comuni, Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, si inserisce in un percorso in nove tappe (una per provincia) finalizzato alla costruzione della riforma del riordino territoriale dell’Emilia-Romagna. “Ringrazio l’assessore regionale Davide Baruffi per la determinazione con la quale porta avanti il tema del riordino istituzionale nella nostra Regione – dichiara in una nota la presidente della Provincia di Piacenza, Monica Patelli -. Il riordino istituzionale, infatti, è una sfida non più rinviabile: oggi a Province e Comuni viene chiesto di garantire servizi sempre più complessi senza avere strumenti e risorse adeguate, e in territori come il nostro, caratterizzati da tanti piccoli Comuni, una parte dei quali montani, queste criticità diventano strutturali e rischiano di compromettere la capacità di risposta delle istituzioni. È necessario un cambio di passo deciso, occorre riconoscere alle Province ruolo, strumenti e risorse adeguati alle necessità dei territori, – sottolinea Patelli -; l’auspicio è che il percorso avviato sappia tradursi in scelte operative capaci di dare risposte ai bisogni reali dei territori, perché la sfida è produrre risultati concreti ed è su questo che saremo chiamati tutti a misurarci”.

Monica Patelli

“I nostri piccoli Comuni – ha detto Patelli nel suo discorso – sono in difficoltà su tanti fronti: dal personale, alla disponibilità di competenze tecniche adeguate alla gestione di procedimenti complessi. Nell’attuale situazione la provincia fornisce un supporto importante: penso servizi come la Sua (Stazione unica appaltante, ndr), la gestione delle procedure per le assunzioni e per gli uffici di disciplina e la gestione delle funzioni sismiche. Ma occorrerebbe fare molto di più. La stessa Provincia, d’altra parte è in difficoltà nel fornire risposte adeguate alle istanze dei territori. In sostanza, anche solo per garantire l’ordinaria gestione oggi viene chiesto a Provincia e Comuni più di quanto gli strumenti consentano, anche in contesti nei quali si cerca di fare il massimo con le risorse a disposizione: come Provincia mi riferisco in particolare alla sistemazione delle strade, in particolare per quanto riguarda la gestione degli effetti del dissesto idrogeologico, tema che non può più essere concepito come emergenziale ma che deve essere considerato strutturale. Ricordo che, pur con tutte le difficoltà dell’attuale contesto, abbiamo cercato qui a Piacenza di fare il massimo anche per quanto riguarda la pianificazione e il coordinamento di area vasta. Siamo una delle due province ad aver approvato il Ptav e, in generale, facciamo un grande sforzo per costruire un quadro conoscitivo utile per noi e per i comuni: ricordo la recente importante indagine sulla logistica e in generale tutta l’attività di studio e indagine che portiamo avanti con i nostri uffici, anche in collaborazione con altri Enti, quali la Camera di Commercio dell’Emilia e l’Università Cattolica”.

Luogo al cambiamento - riforma province

“Province e Regione – ha proseguito Patelli – hanno già ragionato in una prima riunione del tavolo regionale, che ha consentito di mettere a fuoco una mappa di temi fondamentali sui quali credo dovrà concentrarsi la riflessione per quanto riguarda i nostri enti: il concetto di Provincia come ‘Casa dei Comuni’ e hub di concertazione, con la valorizzazione dell’assemblea dei sindaci quale luogo dove concentrare le politiche di concertazione; la Provincia come snodo della pianificazione strategica, anche attraverso il potenziamento di ruolo e funzioni del Ptav; la Provincia come centro di supporto specialistico ai comuni, in particolare nei territori a minor presenza di Unioni”. La Regione Emilia-Romagna riconosce che “il territorio provinciale si caratterizza per una bassa propensione alla gestione associata delle funzioni sia con modalità strutturate, come le Unioni, sia con forme più flessibili, come le convenzioni tra Comuni. La Provincia per alcune funzioni è un riferimento per la maggior parte del territorio. Le Unioni, che associano il 47% dei Comuni, pur con un livello di consolidamento disomogeneo sul territorio, gestiscono in forma associata numerose funzioni comunali importanti per il territorio. L’Unione Valnure e Valchero e l’Alta Valnure svolgono azioni anche per altre Unioni e Comuni del territorio, mentre i Comuni ‘singoli’ hanno attivato solo alcune gestioni associate per funzioni specifiche (Area disabilità, trasporto scolastico, Polizia Locale, promozione turistica e benessere animale)”.

Luogo al cambiamento - riforma province

In una nota inviata dalla Regione, l’assessore Baruffi ha sottolineato: “Il territorio piacentino si caratterizza per la presenza di Comuni ‘micro’ e piccoli, con una percentuale alta, il 33% del totale, di Comuni montani. È proprio nelle aree montane in cui i Comuni in prevalenza si sono associati in Unioni, anche se ancora con un livello di consolidamento non omogeneo. Questo aspetto rappresenta una sfida da cui vogliamo partire per costruire un’Emilia-Romagna istituzionalmente più forte ed efficiente ma allo stesso tempo sempre più vicina alle cittadine e ai cittadini, capace di rispondere ai cambiamenti sociali ed economici e di accompagnare lo sviluppo dei territori. Insieme alle autonomie locali vogliamo costruire un percorso condiviso che ci permetta di rafforzare la capacità la programmazione complessiva e quella amministrativa degli enti (a partire da quelli più fragili e periferici), migliorare la qualità dei servizi e ridurre i divari territoriali. Il coinvolgimento diretto di Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana è indispensabile per tradurre questi obiettivi in scelte concrete e sostenibili per tutto il territorio regionale”. A margine dell’incontro, è intervenuto anche il consigliere regionale Luca Quintavalla (Pd). “La riforma del riordino territoriale regionale – dice – può essere un’occasione per rafforzare il ruolo della Provincia, che nel caso di Piacenza ha continuato a rappresentare in questi anni un punto di riferimento fondamentale per Comuni e Unioni. All’Assessore Baruffi, che ringrazio per quest’opportunità e per la sua presenza stamattina, abbiamo chiesto una particolare attenzione per il territorio piacentino, in cui le Unioni di Comuni vivono alcune difficoltà importanti. La provincia di Piacenza è caratterizzata da una marcata frammentazione territoriale, con tanti Comuni piccoli, in particolare quelli collinari e montani, per cui risulta fondamentale il ruolo di una Provincia rafforzata e di un efficace gioco di squadra con la Regione”.

Luogo al cambiamento - riforma province

IL PERCORSO – Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori. Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione, attraverso un percorso partecipato fondato sul confronto e sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa). Maggiori informazioni sul sito Partecipazione al link: https://partecipazione.regione.emilia-romagna.it/piani-programmi-progetti/piano-di-riordino-territoriale.