L’antologia “Piacentini per sempre”: “Mosaico di voci per raccontare la provincia”

Da dove nasce l’idea di “Piacentini per sempre? “È un progetto editoriale realizzato per volontà di Stefano Giovinazzo di Edizioni della Sera, piccola casa editrice di Roma che punta a raccontare l’identità dei territori italiani. Romano, incuriosito da Piacenza come zona di confine tra Emilia e Lombardia, Giovinazzo mi ha proposto di curare questo libro di racconti. Ho accettato volentieri, perché mi sembrava una bella occasione di raccontare la provincia, spesso marginalizzata ma capace di farsi scrigno di storie”. Così Francesco Rago, curatore e autore di “Piacentini per sempre”. Viaggio emozionale nel cuore di Piacenza” (Edizioni della Sera, 2026), antologia corale arricchita dalla prefazione di Sonia Galli e dalla postfazione di Filippo Inzaghi e presentata nei giorni scorsi alla libreria Fahrenheit con grande partecipazione di pubblico.

“Temevo di non riuscire a fare rete – ha quindi confessato -, invece gli autori sono stati tutti molto partecipi. Ho preferito non dare loro una traccia specifica da seguire per lasciare che si facessero trascinare dai ricordi e dall’immaginazione. E sono rimasto sorpreso sia dalla qualità dei racconti, sia dal mosaico che si è costituito. Non si tratta infatti di una guida, questo è un libro di narrativa che porta il lettore dentro Piacenza: nei suoi cortili, nelle piazze, dentro ai quartieri e ai suoi usi e costumi, con espressioni dialettali parlate dai nostri nonni che oggi andrebbero recuperate per le nuove generazioni. E accompagna anche a scoprire i misteri di alcuni luoghi della nostra città. Colpisce che i racconti attraversino epoche molto diverse, senza nessuna decisione prestabilita. Si parte dall’800 con un racconto sulla “Batusa”, personaggio antico e popolare di Piacenza, poi si passa al dopoguerra, agli anni 60, agli anni ‘80; fino ai racconti più contemporanei. Intitolato “3 agosto 2000”, il mio è un testo contemporaneo dal sapore agrodolce: c’è la malinconia di una relazione estiva che finisce, ma anche la spensieratezza di un gruppo di amici che decide di fare una scampagnata per allontanarsi dallo «sciusso» di Piacenza”.

Presentazione antologia Piacentini per sempre

Poi spazio ai racconti e agli autori, 18 voci diverse che danno voce e volto alla città. Storie ironiche e divertenti, a tratti surreali, a volte intime, altre spiazzanti. Tutte accomunate dall’amore per Piacenza, sentita casa anche quando si vive lontano. Ad aprire l’antologia è Federico Angelillo con “Il dado e la lupa”, racconto di un giornalista piacentino richiamato all’azione e al gusto della professione da un anziano che gli passa informazioni su un antico stemma della città. A chiudere la presentazione del libro è invece Ayse Taskin con il suo “E poi Piacenza”, storia surreale nata dalla penna di una «quarantenne con conoscenze poco spendibili e abilità inutili» – così l’autrice si definisce -, che «scrive da quando è bambina per fissare frames di vita vissuta». In mezzo ci sono Massimiliano Bulla con “Punti di vista”, racconto sulle diverse facce di Piacenza, divisa tra desiderio di restare al passo con i territori vicini e orgoglio provinciale; Giusy Cafari Panico con “La Batusa”, immaginata come bottonaia nei quartieri popolari di Piacenza in un incontro con il poeta piacentino Valente Faustini; Paola Cerri con “Ritorno alla Muntà di Ratt”; Gaja Cerroni con “La strada verso casa”, racconto contemporaneo ispirato alla Misses Dalloway di Virginia Wolf; Paola Chimisso con “Infra 85”, racconto del quartiere Infrangibile negli anni ‘80; Rosalba Cione con “Sotto lo sguardo di Ranuccio Farnese”, avventura tra vie e valli piacentine alla scoperta di un segreto del passato; Gero Guagliardo con “Litte Tinu” in ricordo di «Tinu el Matt», personaggio conosciuto da tutti i piacentini maturi; Piera Marchioni con “La Ines dell’America”; Maria Grazia Passioni con “Katià”, compagna di classe dell’autrice emigrata in Francia dagli anni ’90 e ogni estate di ritorno a Bobbio; Gian Pazzi con “La parabola dei calzini spaiati”, storia d’appartenenza che passa attraverso la perdita della memoria; Martina Picca con “C’era una volta uno chef”, racconto biografico dedicato a Georges Cogny, zio della scrittrice; Marta Rutigliano con “Glitch”, giallo surreale piacentino; Giacomo Spotti con “Da Cosenza a Siena, gioie e dolori”, racconto dell’epoca d’oro del Piacenza Calcio; Barbara Tagliaferri con “Il vespista”, viaggio in vespa in val Trebbia da Piacenza a Bobbio; Elisa Trabacchi con “La conchiglia”, ambientato in val D’Arda”.

“Piacenza non si lascia afferrare in un solo sguardo, ma basta lasciarle il tempo di parlare per scoprire una ricchezza discreta, fatta di dettagli che si rivelano solo a chi sa ascoltare”. Così scrive Sonia Galli nella prefazione del libro. Ed è questa la città che pagina dopo pagina si svela in questo affresco di storie e umanità.

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