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“Quando la musica era anche lotta” Il viaggio di Chiara Ferrari da Cantacronache ad oggi

«I Cantacronache erano fatti così, braccia e menti». Lo dice la cantautrice Giovanna Marini e lo scrive la ricercatrice Chiara Ferrari nel suo ultimo libro intitolato “Quando la musica era anche lotta”, uscito da poche settimane per i tipi di Unicopli. Precedute e introdotte dal brano di Fausto Amodei “Canzone della mia chitarra”, proprio le parole di Marini hanno dato il via alla presentazione del volume, che si è tenuta alla serra di Palazzo Ghizzoni Nasalli in vicolo Serafini 12 nei giorni scorsi. A confrontarsi in un dialogo tra parole e musica l’autrice e la giornalista Elisabetta Paraboschi.

“Questo libro affonda le sue radici in un lavoro di ricerca ultradecennale dell’autrice, focalizzato sul tema del collettivo musicale Cantacronache e della canzone impegnata – ha esordito Paraboschi -. Una materia dalla quale la studiosa non si è mai allontanata”. “In realtà ho affrontato anche altri argomenti, ma il filo conduttore della mia analisi è senz’altro la canzone popolare – spiega Ferrari. La prima parte di questo libro è una riedizione del mio saggio del 2015, intitolato: «Politica e protesta in musica». In quelle pagine mi ero posta l’obiettivo di indagare gli anni cruciali di avvio del boom economico italiano, ma di farlo attraverso la forma inedita della canzone; e di una canzone assolutamente alternativa come quella di Cantacronache”.

“In effetti nel testo la storia del gruppo si intreccia con quella di un’epoca e ha uno stretto rapporto con il Partito Comunista di quegli anni – è stato fatto notare -. La musica stessa è documento storico e testimonianza”. “La parabola di Cantacronache si sviluppa a Torino dal ‘57 al ‘62 e convoglia musicisti, intellettuali, poeti: le migliori menti di quegli anni – ha raccontato la ricercatrice -. Poi il gruppo si scioglie. È un periodo breve ma fondamentale. Con il passaggio dell’Italia da Paese agricolo a industrializzato prende piede anche l’industria del divertimento e si diffonde la canzone leggera e inneggiante alla famiglia, che trova la propria cassa di risonanza nel Festival di Sanremo. Un modello sociale e culturale a cui si oppongono i Cantacronache. «Evadere dall’evasione» è il loro motto. Come? Rinnovando la canzone attraverso l’impegno per raccontare in musica fatti di cronaca censurati o trascurati dalle istituzioni e dalla narrazione pubblica. E per dare voce all’ampia fetta di popolazione rimasta ai margini, esclusa dal miracolo economico”.

“Un progetto sostenuto dal Partito Comunista attraverso l’etichetta discografica di allora ‘Italia Canta’– continua -, nella convinzione che la cultura dovesse educare le masse a osservare la realtà. Ricordiamoci che erano gli anni del governo Tambroni: conservatore, alleato della chiesa e appoggiato dall’Msi”.

Chiara Ferrari libro

Poi spazio alla musica, a partire da “I morti di Reggio Emilia”, brano dedicato ai giovani assassinati dalla polizia durante le manifestazioni del luglio 1960. Ma da “Il censore” a “Il consumatore”, passando per “Il tarlo” sono molte le canzoni profetiche dei Cantacronache capaci di far riflettere divertendo. “Per sua vocazione il collettivo si è interessato molto alla Resistenza e alle Resistenze, in una prospettiva internazionale – ha ripreso in seguito Paraboschi -. Un interesse ricambiato e mantenuto vivo ancora oggi, come racconti nella seconda parte del libro”. “I Cantacronache sono i primi a recuperare i canti partigiani, li incidono e li divulgano – ha confermato Ferrari -. Definiti da Ferruccio Parri «i nuovi eroi della Resistenza italiana», compongono anche nuove canzoni ponendosi il problema di chi potrà raccontare quella storia quando non ci saranno più i testimoni. Tutto questo in un’epoca in cui parlarne era ancora un tabù. Dialogo tra un vecchio partigiano e un giovane ventenne, ‘Oltre il ponte’ è un brano che ben testimonia l’urgenza di raccogliere l’eredità resistenziale.”

Dalla Resistenza alle Resistenze quindi il passo è breve – ha proseguito -. I Cantacronache si interessano della Rivoluzione cubana, del Movimento anticoloniale in Angola, della Guerra di Indipendenza algerina e spesso operano sul campo. Molto noto è per esempio il lavoro da loro fatto in Spagna nel ’61, quando hanno raccolto i canti del popolo oppresso dalla dittatura franchista. Nella seconda parte del volume ho dato poi ampio spazio a tutto quello che, dal 2015 ad oggi, è stato fatto su Cantacronache in Italia e nel mondo per mantenere viva la memoria del collettivo. Tra fondi archivistici, film documentari e interviste sono molti i progetti da scoprire che prendono spunto dall’esperienza del gruppo e dei suoi membri e contribuiscono a metterne in luce la grande attualità”. “A emergere in questa seconda parte sei però anche tu, che hai potuto conoscere e intervistare alcuni dei protagonisti di questa storia – ha sottolineato ancora Paraboschi – Una di loro, Margot, è in copertina”.

“Dopo l’esperienza di Cantocronache Margot ha continuato a comporre canzoni da solista e non hai mai smesso fino a poco prima di morire nel 2017 – ha ricordato Ferrari -. Su di lei c’era ancora molto da raccontare e perciò ho deciso di metterla in copertina. Una scelta utile soprattutto a dare rilievo a uno degli aspetti più rivoluzionari di Cantacronache, che ha affidato a questa figura femminile (libera, ribelle e anticonformista nonostante le sue origini nobili) una parte importante del proprio repertorio. «Barricadera e intimista», così Calvino definisce la cantautrice: una doppia natura caratteristica di tutta la sua produzione”. Viaggio tra musica, storia e memoria – ha poi concluso l’intervistatrice -, questo libro dà anche la possibilità di aprire finestre d’ascolto e di immagini grazie alla presenza di Qrcode che rimandano direttamente ai repertori musicali e fotografici”.

Micaela Ghisoni