Torna il nucleare? Per l’industria è “un’esigenza”, ma per Caorso potrebbe essere un problema

La crisi di Hormuz e il crescente fabbisogno di energia hanno riaperto in Italia il dibattito sul nucleare. Nel nostro paese i reattori sono stati spenti dopo il referendum del 1987, indetto all’indomani del disastro di Chernobyl. E anche un’altra consultazione referendaria, nel 2011, decise di abrogare le norme che consentivano la produzione di energia nucleare. Ma negli ultimi anni, alcuni avvenimenti hanno messo in discussione l’approvvigionamento energetico: in particolare la guerra in Ucraina, con conseguente stop all’acquisto del gas russo, e quella in Medio Oriente con la chiusura dello stretto di Hormuz. Eventi che hanno fatto schizzare alle stelle il prezzo delle risorse in tutta Europa, in particolar modo in Italia.

Il 4 giugno la Camera dei deputati ha votato una legge delega al governo con l’obiettivo di ridare all’Italia una normativa sul nucleare. E il giorno successivo a Piacenza è stata presentata la seconda edizione di Nuclear Power Expo, in programma dal 9 all’11 giugno nel polo fieristico piacentino. In quell’occasione, sia Confindustria che Mediapoint&Exhibitions (organizzatore della fiera) hanno auspicato un ritorno al nucleare. Sul territorio piacentino c’è una centrale nucleare, quella di Caorso, che fu costruita tra il 1970 e il 1978 e rimase in funzione solo nove anni, dal 1981 al 1990. Già da diversi anni il governo, attraverso Sogin, ha avviato il processo di smantellamento (decommissioning), stanziando una discreta quantità di risorse di compensazione ambientale a favore dei comuni. Fondi che arriveranno a tutti i territori rivieraschi, grazie all’accordo tra Sogin e Regione Emilia-Romagna che mette in collaborazione il decommissioning di Caorso con il Contratto di fiume della media valle del Po.

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La presentazione delle fiere di Piacenza Expo nella sede di Confindustria Piacenza, 5 giugno 2026

“Il nucleare non è un’alternativa, ma un’esigenza” secondo Stefano Riva di Confindustria Piacenza, intervenuto alla presentazione di Nuclear Power Expo. “Dobbiamo renderci conto che siamo un po’ indietro – ha detto – chi non si adeguerà al cambiamento sarà fuori dalla competizione”. Fabio Potestà, direttore di Mediapoint&Exhibitions, ha ricordato che la centrale di Caorso “era un fiore all’occhiello, tecnologicamente parlando”. “Siamo il secondo paese manifatturiero in Europa – ha affermato – ma non abbiamo un’indipendenza energetica: come possiamo competere con paesi che hanno più materie prime e si producono l’energia da soli?”. “C’è un aumento vertiginoso della domanda di energia a livello mondiale – ha detto Potestà – e i data center stanno diventando un enorme motore di business. Una delle critiche che vengono mosse all’idrogeno è che produrlo costa troppo: con l’energia nucleare si potrebbe produrre a costi inferiori”. E sulle manifestazioni, Potestà ha detto anche che “il ruolo delle fiere è profondamente cambiato: oggi chi vuole organizzare eventi di successo deve conoscere perfettamente il mercato a cui si rivolge. Non è importante solo conoscere, ma essere riconosciuti: la conoscenza deve essere reciproca, su questa base si fonda il successo dei nostri eventi”.

Nei padiglioni fieristici piacentini, Potestà organizza in contemporanea anche Hydrogen Expo e Cybsec Expo. “Se è vero che dobbiamo decarbonizzare, anche per quello che sta accadendo a livello climatico, allora le uniche fonti energetiche che ci consentono di raggiungere l’obiettivo sono il nucleare e l’idrogeno”, ha detto. La scelta di rinunciare al nucleare “retroattivamente”, cioè “non consentendo di utilizzare le centrali già costruite”, secondo Potestà è stata sbagliata. “La centrale di Caorso, a quei tempi, era un fiore all’occhiello tecnologico. Ma è diventata una fonte di costi e di preoccupazioni ed è partito il decommissioning, pur essendo un nucleo attivo. Col nucleare non si può staccare la spina come succede con un normale interruttore. Ritengo che sia una delle fonti energetiche che l’Italia deve assolutamente – e sottolineo deve – prendere in considerazione, in maniera apolitica e apartitica – ha detto Potestà – per il bene dell’indipendenza e dell’autonomia energetica italiana, il nucleare costituirà sicuramente uno degli elementi fondamentali. Questo non è assolutamente in contrasto con le fonti rinnovabili, che in Italia producono il 49% dell’energia, e con l’idrogeno. Abbiamo l’obbligo di seguire tutte le potenziali fonti energetiche, tenendo presente che quella nucleare ci consente la totale indipendenza. Abbiamo le skills, abbiamo le aziende italiane della cosiddetta supply chain che sono le seconde a livello europeo e le terze a livello mondiale. Rinunciare è come essere uno chef che ha tutti gli ingredienti ma non accende i fornelli”.

A dicembre scorso, l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna aveva approvato un ordine del giorno presentato dal consigliere piacentino Luca Quintavalla (Pd) e sostenuto da tutta la maggioranza di centrosinistra che chiedeva di escludere la centrale di Caorso dall’eventuale ritorno al nucleare in Italia. Alla fine del 2024, il processo di decommissioning risultava essere circa al 50% dell’intero procedimento, e la fine dei lavori è prevista per il 2036, come evidenziato nell’ultimo Tavolo per la trasparenza. Per il consigliere piacentino, un ritorno al nucleare a Caorso significherebbe “contraddire gli impegni assunti sin qui con le istituzioni locali e la popolazione in termini di messa in sicurezza e valorizzazione del sito, comprese le compensazioni previste con progetti di riqualificazione dell’ambiente fluviale anche in ottica turistica”. In una visita a Caorso, a gennaio 2025 il senatore di Azione Carlo Calenda aveva sostenuto la riattivazione della centrale.

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