“Umiltà e serietà” per tornare tra i professionisti: Bosov e Paolillo si presentano alla città
“Portaci via da qui” gli avevano detto ieri i tifosi , accogliendolo con un bagno di entusiasmo biancorosso. Kirill Bosov, che ha acquisito il 49% delle quote societarie, preferisce non fissare scadenze: “umiltà” e “serietà” sono le parole chiave che ha ripetuto nel corso della sua presentazione alla stampa piacentina a Palazzo Rota Pisaroni. Con lui, al Piacenza Calcio arriva anche Ernesto Paolillo, dirigente di grande esperienza e già amministratore delegato dell’Inter dell’era Moratti che vinse il triplete, che ha partecipato alla conferenza stampa da remoto. È stato proprio Paolillo a fare da “cupido” tra il presidente Polenghi e Bosov: la prima volta al Garilli è stata a febbraio, come ha raccontato, in un Piacenza-Pro Palazzolo sfortunato per i colori biancorossi (finì 0-1) ma determinante per la scelta di entrare in società: “Già allora capii che il Piacenza era l’investimento giusto per me – rivela – vedendo come i tifosi sostenevano la squadra nonostante la sconfitta”. La trattativa è poi andata avanti. “Con Marco (Polenghi, ndr) ci siamo poi incontrati più volte tra Piacenza, Milano e Monaco”. Bosov ha detto che “è un grande onore entrare in una società ultracentenaria, in una città che ha più di duemila anni di storia e una grande cultura del lavoro” e ha riconosciuto che “il Piacenza Calcio ha lasciato un grande segno nel calcio italiano”. E ha aggiunto: “La fiducia della città non si compra, spero di essere qui per molto tempo per riportare Piacenza dove merita”. Per ora il 24enne Bosov, russo-elvetico residente a Montecarlo, entra con meno di metà delle quote ma in futuro non esclude un eventuale passaggio in maggioranza: “Tutti gli scenari sono aperti – dice – per me è importante farmi conoscere e conoscere meglio il territorio, il mio è un impegno a lungo termine, abbiamo stilato un piano di investimenti almeno per quattro o cinque anni. Il Piacenza Calcio è un club costruito molto bene, non è una società da salvare”.
Sul perché un ricco “ereditiero” (suo padre era un oligarca russo, morto nel 2020 in circostanze non chiare), attivo nel mondo dell’imprenditoria e della finanza internazionale, abbia scelto proprio il Piacenza Calcio, un club con una storia illustre ma un presente non proprio brillante, Bosov ha risposto citando le doti del popolo piacentino (laboriosità e umiltà), alcune conoscenze locali (“ho un amico di Piacenza e un altro di Bobbio”), la posizione geografica (“è comoda dal punto di vista logistico, dato che dista poco più di tre ore da Monaco dove sono basato, e quindi sarò presente a ogni gara casalinga”) e la somiglianza con i colori del “suo” Manchester United. Per il resto, Bosov ha spiegato di avere un forte legame con l’Italia, dato che è cresciuto nel Canton Ticino e una parte della sua famiglia è italiana. Secondo il presidente Marco Polenghi, a convincere Bosov sarebbe stato il modello societario biancorosso: dopo l’era Pighi, ha detto Polenghi, “quando ci è stato affidato il club abbiamo scelto una visione completamente diversa da quella precedente: non più un uomo solo al comando, ma un insieme di teste che si univano sotto i colori del Piacenza Calcio con competenza e capacità di governance. È stato un percorso impegnativo che ha portato il Piacenza ad essere un club solido, moderno e adeguato ai tempi attuali, capace di affrontare le sfide del futuro dello sport italiano: credo siano queste le caratteristiche che hanno convinto Kirill a partecipare al percorso di crescita e ambizione del Piacenza Calcio, fondato sul dna biancorosso”. Il presidente ha sottolineato anche che “ieri è stata una data molto importante per il Piacenza Calcio, per la prima volta un investitore internazionale partecipa al capitale sociale. È un evento storico che parte da lontano: il lavoro fatto ieri (cioè l’atto notarile che ha ufficializzato l’ingresso di Kirill Bosov nella società, ndr) è nato proprio da questa nostra visione imprenditoriale”. Tra Bosov e Polenghi “la chimica è nata subito – ammette lo stesso presidente biancorosso – su visione, progettualità e capacità di intercettare le dinamiche del calcio, si è alimentata poi col rapporto umano e si è allargata anche ai soci: questa relazione si è costruita step by step e si è consolidata un mese e mezzo fa”.
Bocca cucita sul valore economico della partecipazione societaria, così come sui tempi necessari per il ritorno tra i professionisti e sugli obiettivi di mercato. Traspare ottimismo per un eventuale ripescaggio in C (bisognerà aspettare agosto) ma i piedi sono ben piantati per terra. “Costruiamo una squadra in grado di disputare un ottimo campionato in D l’anno prossimo – ha dichiarato Bosov – con giocatori versatili sia per la D che per la C, se ci sarà un eventuale ripescaggio saremo pronti“. “Non metto limiti – ha detto – costruiamo giorno dopo giorno con umiltà e serietà. Ho già incontrato l’allenatore e il direttore sportivo, ci siamo trovati molto bene, parleranno nei prossimi giorni”. Ernesto Paolillo, che entra nel Cda del Piacenza Calcio, ha assicurato che affiancherà Polenghi e Bosov: “Sarò con loro quotidianamente – ha detto – sono felicissimo di questo passaggio, lavorare con Polenghi sarà un gran piacere perché ho una grande stima di lui: è un imprenditore serissimo e questo lo si trasporta anche in tutte le altre attività. Di Kirill invece mi ha impressionato molto la passione per il calcio e il fatto che anche lui viene dal mondo della finanza e dell’imprenditoria. Farò in modo che abbiano tutto il supporto per raggiungere gli obiettivi. La città lo merita”. È facile, sentendo le parole di Paolillo, fare un paragone tra il Piacenza e lo Spezia: l’ex ad nerazzurro rilevò il club ligure nel 2004 e ne fu presidente per un anno, scongiurandone il fallimento. Dopo varie vicissitudini, anni dopo gli spezzini sono arrivati addirittura in serie A. “Affronto quest’esperienza con la stessa emozione con la quale anni fa andai a prendere lo Spezia che aveva un piede in D, l’impegno sarà massimo”, ha detto. Per “fuggire” dalla serie D serve “un mix tra operatività, relazioni e rispetto” che va dato e va preteso “da parte delle componenti calcistiche della Lega nazionale dilettanti e poi della Lega Pro: dobbiamo essere bravi al punto tale da essere desiderati nell’altra categoria. Il Piacenza non è una società da salvare, ha una struttura solida, aggiungiamo qualcosa in più per il futuro perché vogliamo crescere ancora di più”.
Il vicepresidente Alessandro De Santis ha parlato di una “operazione importante per un club di serie D”. “Non c’entra tanto la categoria quanto il blasone di questa società, di cui sapete meglio di me l’importanza nel calcio italiano. Non c’è un padrone ma tanti soci che concorrono alla compagine societaria: a volte qualcuno ci definisce ‘un’accozzaglia’, ma la terminologia è sbagliata, siamo soci finanziatori. Nel momento in cui uno di noi dovesse stancarsi, avrebbe la possibilità di uscire con facilità e il Piacenza avrebbe la possibilità di sostituirlo con la stessa facilità. Ritengo che questo modello sia vincente: c’è una struttura che decide sia le questioni sportive che amministrative, e non è Polenghi né De Santis. I risultati non ci stanno dando ragione ma servono anni per costruire. Uscire dalla D non è facile, ma penso che l’ingresso di Kirill, un finanziatore estero mai visto a Piacenza, significhi che questa proprietà è credibile e l’affidabilità di questi soci è molto alta. Il Piacenza Calcio non è mio né di Polenghi, è della città. Per dare continuità abbiamo bisogno di sostegno”. Polenghi ha aggiunto che “l’iscrizione al campionato non è in discussione, ma la volontà è sempre quella di consolidare e migliorare”. Il presidente ha infine ringraziato gli advisor che hanno seguito l’operazione.
Questione stadio: il “Garilli” avrebbe bisogno di importanti interventi di manutenzione. “Stiamo parlando”, ha risposto la sindaca Katia Tarasconi, seduta in prima fila. “Le interlocuzioni con la società ci sono da tempo, sappiamo che è uno stadio che avrebbe bisogno di essere modernizzato perché è da troppi anni che non si fanno dei lavori. Poi dipende dalla serie in cui si gioca. Stiamo lavorando insieme, ho apprezzato tantissimo il suo entrare in città quasi in punta di piedi, le fa onore – ha detto rivolgendosi a Kirill Bosov – e credo che ci sarà il tempo giusto anche per parlare del tema dello stadio. La fiducia si conquista giorno dopo giorno. Non c’è un Comune in Italia che costruisce uno stadio da solo, ma siamo a disposizione per collaborare”. La sindaca era intervenuta anche nei saluti iniziali, affiancata dall’assessore comunale allo sport Mario Dadati. “Grazie al presidente (Polenghi, ndr) che ha sempre lavorato per trovare la miglior soluzione possibile, il Comune è a disposizione della società per lavorare insieme. Benvenuto a Piacenza!”. Robert Gionelli, nella doppia veste di consigliere della Fondazione di Piacenza e Vigevano e delegato provinciale Coni, ha ricordato come “cinque anni fa col presidente Reggi abbiamo inserito lo sport tra gli ambiti di intervento della Fondazione, e il Piacenza è una delle principali realtà del mondo sportivo piacentino. Auguro buon lavoro a Kirill a nome di tutto lo sport piacentino”. Hanno portato i propri saluti anche Vincenzo Cerciello, presidente di Confapi Industria Piacenza, e Giuseppe Cella, vicedirettore di Confindustria Piacenza.




