Confindustria Emilia Romagna “Serve “shock” burocratico”. Parenti nominato vicepresidente
Più informazioni su
Nicola Parenti
L’imprenditore piacentino Nicola Parenti nominato vice presidente di Confindustria Emilia Romagna. Affiancherà il presidente Riccardo Fava, eletto il 5 giugno scorso, con delega a energia e sviluppo sostenibile, infrastrutture, trasporti, logistica. Alla guida di Confindustria Piacenza, Parenti è presidente e amministratore delegato di Paver Costruzioni SpA; è inoltre fondatore e socio di Protim srl e Protec Surface Tecnologies srl.
Parenti è stato presentato insieme all’altro vice presidente Enrico Aureli – la cui delega riguarda i temi della manifattura del futuro, AI e digitale, aerospazio e space economy, nautica, automotive – in occasione dell’incontro con la stampa a Bologna nel corso del quale il presidente Fava ha illustrato l’indagine annuale sugli investimenti delle imprese e le linee principali del proprio mandato. “Ho assunto l’incarico di guidare Confindustria Emilia-Romagna – ha dichiarato il neo presidente – in una fase particolarmente complessa. Le incertezze legate all’andamento della domanda mondiale, i costi energetici e delle materie prime, le sfide legate ai processi di transizione digitale ed ecologica, il cambiamento dirompente determinato dall’arrivo dell’intelligenza artificiale: tutto ciò sta ridefinendo il contesto competitivo mondiale in cui operano le imprese. In questo scenario le aziende dell’Emilia-Romagna continuano ad investire per rafforzare la propria competitività. La nostra indagine lo conferma: nel 2026 oltre l’85 per cento delle imprese prevede di realizzare investimenti, in particolare in impianti e macchinari, sempre più integrati con investimenti immateriali in tecnologie digitali, software, ricerca, innovazione e sviluppo delle competenze”.
“Per dare una spinta agli investimenti – continua il Presidente – sono fondamentali, oltre agli incentivi finanziari, le politiche di semplificazione amministrativa, di accelerazione degli iter autorizzativi, di formazione e attrazione di competenze e capitale umano. Uno dei principali ostacoli indicati dalle imprese è la burocrazia, a partire dai tempi per le autorizzazioni. Per questo proponiamo alla Regione di realizzare uno “shock” burocratico con il taglio del 30% dei tempi di autorizzazione di tutte le procedure regionali a valere sulle imprese. Serve una riforma radicale di tutte le procedure regionali relative ad ambiente, energia, urbanistica, edilizia, con efficaci strumenti di monitoraggio, in linea con le recenti riforme in materia di ZES-Zona Economica Speciale e ZLS-Zona Logistica Semplificata. Ogni provvedimento regionale di prossima emanazione dovrà essere accompagnato dall’obbligo di analisi preventiva sull’impatto economico e sulla competitività industriale, in termini di crescita e produttività”.

“I costi dell’energia – sottolinea il Presidente regionale degli industriali – penalizzano fortemente le nostre imprese rispetto ai concorrenti europei. Per questo proponiamo alla Regione di promuovere un accordo con il Governo per fare dell’Emilia-Romagna il polo pilota nazionale nella sperimentazione e installazione di reattori modulari di micro generazione da nucleare in aree industriali. L’obiettivo è l’abbattimento della CO2, l’indipendenza energetica, una maggiore sicurezza strategica e, in prospettiva, costi competitivi. Vogliamo dare una risposta concreta al grande tema europeo di come conciliare la decarbonizzazione con la competitività della nostra manifattura. Nel breve periodo occorre continuare a sostenere con maggiori risorse gli investimenti delle aziende in efficienza, autoproduzione da fonti rinnovabili e tecnologie low-carbon. Bisogna eliminare ogni ostacolo alla realizzazione di nuovi investimenti in fonti rinnovabili, anche apportando miglioramenti alla recente Legge regionale sulle aree idonee per la loro installazione”.
L’INDAGINE – L’indagine annuale sugli investimenti conferma l’elevata propensione ad investire del sistema produttivo dell’Emilia-Romagna. Nel 2026 l’85,7% delle imprese intervistate prevede di investire, con una spesa programmata che si attesta a 611 milioni di euro, in calo dell’11% rispetto all’anno precedente. Nel 2025 le stesse imprese hanno investito mediamente il 4,9% del fatturato, valore lievemente inferiore al 2024, con un valore complessivo di 690 milioni di euro. Il ridimensionamento dei programmi di investimento appare più riconducibile ad una logica di prudenza che a una perdita di fiducia strutturale. Gli interventi si concentrano principalmente su impianti e macchinari (71,9%), software e tecnologie informatiche (64,2%) e formazione del personale (63,2%). Continuano gli investimenti in ricerca e sviluppo e si registra un significativo balzo in avanti degli investimenti in digitalizzazione (33,4%). Si conferma la minore propensione ad investire delle imprese di piccole dimensioni, soprattutto negli investimenti software e IT, ricerca e sviluppo, digitalizzazione, sostenibilità ambientale. Tra gli ostacoli che frenano la propensione ad investire, accanto a fattori strettamente congiunturali, legati all’incertezza geopolitica (35,6% degli intervistati) e alla volatilità della domanda (33,2%), vi sono la burocrazia (35,2%) e la difficoltà di reperimento di risorse umane (29%).
Il focus che accompagna l’indagine sugli investimenti, realizzata in collaborazione con le Confindustrie e Unioni Industriali territoriali dell’Emilia-Romagna, ha approfondito quest’anno gli effetti delle politiche commerciali statunitensi sulle strategie aziendali. Se l’anno scorso una quota rilevante di imprese intervistate non ha registrato impatti significativi derivanti dai dazi, nel 2026 le aziende percepiscono con maggiore intensità i rischi legati alle tensioni commerciali internazionali e per questo hanno deciso di adottare strategie di adattamento per diversificare i mercati, rafforzare la qualità dei prodotti e migliorare l’efficienza produttiva. Tra le conseguenze delle politiche commerciali USA che hanno influenzato le strategie delle imprese, l’effetto più rilevante è stato l’aumento dei prezzi di vendita: le imprese si sono trovate nella necessità di assorbire internamente parte dei maggiori costi, comprimendo i margini di profitto, oppure di trasferirli sui prezzi finali, con il rischio di perdere competitività e quote di mercato.
Alcuni dati sull’economia dell’Emilia-Romagna – Il 2025 si è chiuso con una crescita del PIL regionale al +0,5%, mentre per il 2026 le stime prevedono un +0,8%. Cresceranno maggiormente agricoltura (+2,6% il valore aggiunto nel 2026) e costruzioni (+1,5%), in ripresa l’industria (+0,5%) e dei servizi (+0,6%). Sul fronte del commercio estero, nel 2025 l’Emilia-Romagna ha esportato beni e servizi per 84,2 miliardi di euro. Rispetto al 2024 le esportazioni hanno registrato una crescita dell’1,3% (+ 1 mld) a fronte del +3,3% registrato per l’export nazionale (+18 miliardi). Nello stesso periodo le importazioni di beni e servizi hanno raggiunto i 51 miliardi di euro, registrando un aumento del +7,3% (+3,5 mld) rispetto al 2024. Con il 13,1% dell’export nazionale, è stabile la seconda posizione dell’Emilia-Romagna, dopo la Lombardia. come contributo alle esportazioni nazionali.




Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.