“Da 42 anni in officina ho visto i miei clienti diventare genitori: far parte della loro vita non ha prezzo”

Tra arredi dei primi del Novecento, il profumo di copertoni e l’inconfondibile odore di grasso per gli ingranaggi, l’iconico negozio di biciclette Campelli ha ottenuto ufficialmente l’iscrizione all’Albo delle Botteghe Storiche di Piacenza. Un riconoscimento prestigioso che celebra non solo un’attività commerciale, ma un vero e proprio custode della memoria urbana e della cultura su due ruote della città.

Negozio Campelli

Il titolare, Pier Luigi Campelli, ci ha raccontato la storia, la passione e i piccoli aneddoti di una vita passata tra chiavi inglesi e generazioni di piacentini al civico 2 di via Borghetto.

Un traguardo importante: il negozio è stato ufficialmente inserito nell’Albo delle Botteghe Storiche. Che effetto fa ricevere questo riconoscimento? “È una bella soddisfazione. Dopo tantissimi anni di lavoro e sacrifici, vedere riconosciuto il valore di questo posto ti riempie il cuore di gioia. È il coronamento di un lungo percorso”.

Negozio Campelli

Da dove nasce la passione per la meccanica e per il mondo delle due ruote? “Da ragazzo correvo in bicicletta nelle squadre giovanili, ho fatto il ciclista fino a 18 anni. Già a 14 anni, oltre a correre, andavo a lavorare in un’officina di rettifica motori: le chiavi inglesi e i motori sono sempre stati la mia vita. La mia bici, poi, la sistemavo sempre da solo. Nel 1985, terminato il servizio militare, ho deciso di fare il salto e aprire l’attività. Pensare che a gennaio festeggeremo 42 anni di lavoro (insieme alla moglie Barbara Silva, ndr) fa un certo effetto. Ma la storia di queste mura parte da ancora più lontano: qui dentro c’era un negozio di biciclette fin dai primi del Novecento”.

Varcando la soglia si viene subito catturati dal fascino d’altri tempi. Come mai ha scelto di conservare gli arredi originali del primo Novecento? “Nel corso degli anni ho aggiunto qualche dettaglio per renderlo più funzionale, ma ho voluto mantenere intatta l’anima originale del locale. L’immobile non è di mia proprietà e fortunatamente il proprietario non ha mai fatto ristrutturazioni invasive. Questo ha permesso al negozio di conservare quel sapore autentico che i clienti amano tanto”.

Cosa si prova a essere stato – e a essere tuttora – un punto di riferimento per generazioni di piacentini che qui hanno acquistato o riparato la loro prima bicicletta? “È una delle cose belle di questo mestiere: il rapporto con la gente. Teoricamente sono in pensione da tre anni, ma quando mi vedono mi dicono tutti di non smettere di lavorare. Ho visto bambini venire qui per la loro prima bici con le rotelle e oggi li vedo tornare da adulti con i loro figli. Ci sono clienti che da quarant’anni passano da me anche solo per far gonfiare le ruote o per fare due chiacchiere. Diventi parte della loro vita, e questo non ha prezzo”.

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