“Sanità piacentina, cosa c’è da festeggiare?” Il Coordinamento attacca la riorganizzazione dell’Ausl
“Sanità piacentina: cosa c’è da festeggiare?”. Con questo interrogativo il Coordinamento sanità e medicina territoriale di Piacenza interviene sulle recenti inaugurazioni di Ospedali e Case di Comunità, contestando le scelte dell’Ausl e sostenendo che dietro i nuovi servizi non ci sia un reale potenziamento dell’assistenza sanitaria.
Nel documento il Coordinamento si domanda “di che traguardi si tratta? Ausl cosa sta festeggiando?”, riferendosi ai tagli del nastro delle ultime settimane. Nel mirino finiscono in particolare gli Ospedali di Comunità di Castel San Giovanni e Fiorenzuola. Secondo gli estensori del comunicato, la trasformazione delle strutture rappresenta un arretramento dell’offerta sanitaria: “Prima c’era un ospedale con chirurgia di media e bassa intensità. C’era un Pronto Soccorso. Chiusi e sostituiti con OsCo e Cau. Dobbiamo credere che sia un miglioramento?”. Per il Coordinamento, oggi la provincia dispone “di un unico ospedale ed un unico Pronto Soccorso, nel capoluogo”. La riorganizzazione, si legge, “non è un potenziamento, ma semplicemente un rimodellamento delle risorse esistenti”, con una riduzione della copertura ospedaliera sul territorio. Le critiche si estendono anche alle Case di Comunità. Il comunicato osserva che quella di San Nicolò “già esisteva, si è semplicemente trasferita, con gli stessi servizi che già erogava, in un nuovo edificio”, mentre per la struttura Belvedere viene sottolineato che il personale medico è stato spostato dalla Casa di Comunità di piazzale Milano e che “i lavori nemmeno sono finiti”. Secondo il Coordinamento, inoltre, la rete prevista dalla legge 77 del 2022 è ancora lontana dall’essere completata perché “mancano investimenti sul personale per la realizzazione degli ambulatori e consultori”.
Nel documento vengono poi evidenziate le criticità legate alle Aggregazioni funzionali territoriali, che, secondo il Coordinamento, “non basteranno a garantire quella copertura h24 tanto sbandierata”, oltre alla carenza di personale, alla riduzione dei servizi ospedalieri e alle liste d’attesa. Da qui la richiesta di rivedere il piano sociosanitario provinciale. Per il Coordinamento, infatti, “l’integrazione ospedale territorio necessariamente deve avere oltre a Case di Comunità strutturate con gli organici ed i servizi previsti dalla legge 77/2022, anche il ripristino di un minimo di distribuzione territoriale di funzioni ospedaliere”. In conclusione, il documento sostiene che “non sarà il nuovo ospedale a risolvere le criticità con cui oggi dobbiamo fare i conti”, indicando come prioritaria una reale integrazione tra ospedale e territorio.

