A Piacenza solo il 3,6% dichiara più di 75mila euro annui. A Gazzola i più ricchi in regione

Dall’analisi sulle dichiarazioni dei redditi in Emilia Romagna curata da Ires (dichiarazioni del 2025, riferite all’anno di imposta 2024) emergono elementi interessanti riferiti alla provincia di Piacenza e alla ricchezza nei singoli comuni. Siamo la quinta provincia più “ricca” in Regione, un po’ ai margini dall’asse della via Emilia dove si concentra la ricchezza più alta, tra Bologna e Parma.

La nostra provincia tuttavia ha il comune con più “paperoni” in assoluto: è Gazzola, dove il reddito medio è il più alto di tutta l’Emilia Romagna. Un altro dato di rilievo riguarda la distribuzione dei redditi: nella nostra provincia solo il 3,6% dei contribuenti dichiara più di 75mila euro annui di reddito, mentre il 4% è privo di reddito. La maggioranza dei contribuenti, il 65,3% si concentra nella fascia compresa tra i 15mila e i 55mila euro di ricchezza denunciata, mentre sotto la soglia dei 15mila euro annui si colloca il 27,6% dei piacentini.

Bologna è sempre, come negli anni precedenti, la provincia dell’Emilia-Romagna con il reddito medio imponibile più alto ed è anche la terza a livello nazionale, dopo Milano e Monza-Brianza. Seguono nell’ordine Parma, Modena e Reggio Emilia, che a livello nazionale risultano rispettivamente sesta, ottava e decima. Rispetto al 2019 però Modena è passata nazionalmente dal nono all’ottavo posto, superando Reggio Emilia, che al contrario è scesa dall’ottava alla decima posizione. Rimini chiude come sempre la classifica, seguita da Ferrara, che – rispetto al 2019 – ha perso una posizione, essendo stata scavalcata da Forlì-Cesena, la provincia che anche in termini percentuali ha avuto la crescita più importante rispetto al 2019 (+19,2%). La crescita più debole nell’arco dei 5 anni è quella di Reggio Emilia: +15,5%. Reggio Emilia, Rimini e Ferrara sono anche le 3 province che hanno perso posizioni nella 23 graduatoria nazionale, mentre Piacenza, Forlì-Cesena e Modena le hanno guadagnate. LEGGI LO STUDIO DI IRES EMILIA-ROMAGNA

La provincia di Piacenza è sostanzialmente in linea con la media regionale dei redditi, al quinto posto dietro Bologna, Parma, Modena e Reggio Emilia. Nel 2025 i piacentini hanno dichiarato in media 26mila 934 euro, il 4,3 % in più sull’anno precedente, più 18,8% rispetto al 2019. Più “ricchi” nel capoluogo con un reddito medio di 28mila 855. Si conferma Gazzola come comune più “ricco” non solo della nostra provincia, ma dell’intera regione: con un reddito di 33mila 280 euro pro capite. LA CLASSIFICA DEI REDDITI NEI COMUNI PIACENTINI

L’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) costituisce, com’è noto, la principale voce di entrata dello Stato italiano. A loro volta sono principalmente i redditi da lavoro dipendente e da pensione ad alimentarla. Per questo è importante tenere costantemente monitorata la sua evoluzione. Quest’anno possiamo prendere in considerazione, sulla base dei dati forniti dal Ministero dell’Economia, i redditi dichiarati nel 2025 e relativi all’anno di imposta 2024. Con i suoi 26mila e 831 euro, l’Emilia-Romagna continua ad essere tra le regioni italiane con il più alto reddito medio pro capite.
La crescita media dei redditi imponibili dichiarati dal 2019 (+17,7%) è sostanzialmente in linea con quella dell’inflazione (+17,4%), ma non è così per gli imponibili dei lavoratori dipendenti, cresciuti nello stesso periodo del 13,5%.

A livello regionale si conferma inoltre una distribuzione tutt’altro che omogenea tra i territori, con quelli collocati lungo l’asse centrale della via Emilia, da Parma a Bologna, che hanno dichiarato redditi mediamente più alti rispetto al resto della regione.
Infine una percentuale non trascurabile, il 4,3% del totale dei contribuenti, ha dichiarato di non avere reddito imponibile e ben il 27,5% (il 37,6% nella provincia di Rimini) di chi un reddito ce l’ha non supera i 15.000 euro annui. Insomma un quadro che continua a riflettere una regione con buoni redditi, ma con forti criticità che riguardano in particolare il lavoro dipendente, i pensionati e le disparità territoriali.

Questo il commento del segretario generale della Cgil Emilia Romagna Massimo Bussandri all’analisi curata da Ires: “La ricerca svolta dal nostro Ires, pur nel quadro di una Regione con redditi più alti della media nazionale, offre diversi elementi di preoccupazione. Il caro carburanti, il caro energia e la conseguente spirale inflazionistica, secondo autorevoli analisi, a fine 2026 avranno eroso in media 1.500 euro di reddito ad ogni famiglia di percettori di reddito fisso, cioè più o meno la tredicesima mensilità. Questo impatterà in maniera drammatica in una Regione in cui più di un quarto dei contribuenti non arriva a 15.000 euro lordi annui di reddito e in cui comunque la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e dei pensionati si colloca entro i 30.000 euro lordi annui.

In Emilia Romagna oltre il 92% dei contribuenti sono lavoratori dipendenti e pensionati e questo pone un tema di tenuta del patto fiscale. Quelli che pagano le tasse e i servizi per tutti sono anche quelli che subiscono gli effetti di una crisi sempre meno contingente, in termini di perdita dei posti di lavoro e di contrazione del potere d’acquisto. Il Governo, invece di parlar d’altro, adotti misure strutturali in grado di fronteggiare il caro carburanti e il caro energia, introduca meccanismi rigidi di controllo dei prezzi, si decida a tassare rendite, grandi patrimoni e profitti esosi, sostenga la stagione di rinnovi contrattuali.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.