Ceuta e blocco Schengen, Piacenza Oltre “Politica di propaganda dal governo”
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Ceuta e il blocco di Schengen: quando la politica rischia di inseguire i simboli invece dei problemi reali. L’intervento del gruppo consigliare di Piacenza Oltre, ecco il testo:
Piacenza Oltre esprime forti perplessità rispetto alla decisione del Governo di sospendere temporaneamente alcune regole di Schengen nei confronti della Spagna a seguito della vicenda di Ceuta. Vogliamo essere chiari fin dall’inizio: il contrasto all’immigrazione clandestina è una priorità che deve accomunare tutte le forze politiche. La tutela dei confini, il rispetto della legalità, la lotta ai trafficanti di esseri umani e il rimpatrio di chi non ha diritto a rimanere nel nostro Paese sono obiettivi condivisibili e necessari, da perseguire con fermezza, ma sempre nel rispetto della dignità della persona e delle norme internazionali. Proprio perché il tema è così importante, riteniamo che debba essere affrontato con serietà, evitando decisioni prevalentemente simboliche o comunicative. La vicenda di Ceuta, infatti, difficilmente può essere considerata un’emergenza per l’Italia. Ceuta è una città autonoma spagnola situata sulla costa nord del Marocco, separata dalla Spagna continentale dal mare. Le persone che vi entrano irregolarmente non possono semplicemente raggiungere il nostro Paese. È quindi legittimo domandarsi quale sia l’effettiva utilità pratica della sospensione temporanea di Schengen nei confronti della Spagna. Il rischio è che il dibattito pubblico venga spostato su un tema dal forte impatto mediatico, ma con effetti concreti molto limitati per l’Italia, mentre le vere criticità rimangono sullo sfondo.
I dati raccontano infatti una realtà diversa. Secondo il Ministero dell’Interno, nel 2023 sono sbarcate in Italia 157.651 persone, nel 2024 gli sbarchi sono stati 66.617 e nel 2025 66.296. Complessivamente, nei primi tre anni pieni del Governo Meloni, il nostro Paese ha gestito oltre 290.000 sbarchi irregolari. Nello stesso periodo i rimpatri sono rimasti nell’ordine di poche migliaia all’anno: circa 4.700 nel 2023, 5.400 nel 2024 e poco più di 6.000 nel 2025. Numeri che dimostrano come la vera sfida non sia rappresentata da episodi come quello di Ceuta, ma dalla capacità dello Stato di rendere più efficaci le procedure di identificazione, permanenza e rimpatrio delle persone prive dei requisiti per restare sul territorio nazionale. A questo si aggiunge un elemento che merita una riflessione. Lo stesso Governo che ha costruito gran parte della propria comunicazione politica sul contrasto all’immigrazione ha autorizzato, attraverso i decreti flussi, oltre 450.000 ingressi regolari nel triennio 2023-2025 e ha programmato circa 500.000 ulteriori ingressi per lavoro nel periodo 2026-2028. Una scelta che può rispondere alle esigenze del sistema produttivo italiano, ma che dimostra come il fenomeno migratorio sia molto più complesso di quanto spesso venga rappresentato nel dibattito pubblico.
Per Piacenza Oltre la sicurezza resta un valore fondamentale. Proprio per questo riteniamo che debba essere affrontata con politiche concrete, verificabili e misurabili, non attraverso iniziative che rischiano di avere soprattutto un valore simbolico. La qualità di una democrazia si misura anche dalla capacità di concentrare il confronto pubblico sui problemi reali e sulle soluzioni più efficaci, evitando di alimentare allarmismi o di trasformare episodi marginali in emergenze nazionali. L’Italia ha bisogno di un confronto serio sull’immigrazione: meno propaganda, più dati; meno contrapposizione, più capacità di governare un fenomeno complesso con equilibrio, responsabilità e realismo.







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