Cittadella, Scafuto (Pd) “Vogliamo sistemarla o trovare pretesti per non fare nulla?”
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PIAZZA CITTADELLA, SCAFUTO: «DOPO DODICI ANNI, VOGLIAMO SISTEMARLA O CONTINUARE A TROVARE UN MOTIVO PER NON FARLO?» – Prosegue il dibattito politico sul futuro di Piazza Cittadella dopo la decisione della giunta comunale di bandire il progetto di riqualificazione che arriva dopo un lungo stallo. Qui sotto l’intervento di Salvatore Scafuto, consigliere comunale Partito Democratico.
«Leggendo alcune prese di posizione di queste ore su Piazza Cittadella, viene spontanea una domanda: l’obiettivo è finalmente sistemare quella piazza oppure è più importante trovare, ogni volta, un motivo per contestare qualsiasi passo faccia questa Amministrazione? Perché dopo oltre dodici anni di stallo, contenziosi, problemi e una piazza rimasta nelle condizioni che tutti conosciamo, qualcuno si è assunto la responsabilità – tutt’altro che semplice – di provare a cambiare le cose. E invece di fare il tifo perché si arrivi finalmente a un risultato, possibilmente il migliore e nel minor tempo possibile, sembra che ogni avanzamento debba diventare l’occasione per spiegare perché non va bene.
Sul percorso partecipativo, poi, sarebbe interessante capire quanti di coloro che oggi lo definiscono “finto” abbiano effettivamente partecipato agli incontri. Perché chi c’era sa che Arcadis non ha interrotto proprio nulla: è stato fatto addirittura un incontro in più rispetto a quelli inizialmente previsti e molte delle richieste e delle indicazioni emerse dal confronto sono state recepite. Naturalmente non tutte. Per una ragione molto semplice: non si partiva da un foglio bianco. Su Piazza Cittadella esistono prescrizioni della Soprintendenza che devono essere rispettate, a partire dalla tutela del cono visivo verso Palazzo Farnese. Questi limiti sono stati spiegati durante il percorso e non possono essere cancellati né da un progettista, né dall’Amministrazione, né da un’assemblea partecipativa. Partecipare significa poter incidere sulle scelte possibili, non far finta che vincoli e norme non esistano.
Anche l’ipotesi di avere una superficie più estesa a prato è stata presa in considerazione. Ma ogni soluzione va valutata non soltanto per come appare su un rendering: bisogna chiedersi come funzionerà il giorno dopo che sarà stata realizzata e come potrà essere mantenuta negli anni. Un prato in una piazza come questa richiede quantità significative di acqua per l’irrigazione, soprattutto durante estati sempre più calde e siccitose. Basta guardare in queste settimane il prato della Pilotta per vedere quanto sia difficile mantenerlo verde durante i periodi di caldo intenso. C’è poi il tema della manutenzione e dell’utilizzo quotidiano di questi spazi, compresi i problemi che possono derivare dai comportamenti poco civili di chi porta i cani e non raccoglie le deiezioni. Non significa che il prato sia “sbagliato”. Significa semplicemente che ogni scelta ha vantaggi e svantaggi e la sostenibilità ambientale non si misura soltanto in metri quadrati di verde. Consumo d’acqua, manutenzione, capacità di resistere alle temperature estreme, permeabilità del suolo e qualità delle alberature sono tutti elementi che devono essere considerati insieme. Prima di indicare una soluzione come evidentemente migliore delle altre, bisognerebbe avere l’onestà di valutarne anche le conseguenze.
E vale la pena ricordare un’altra cosa: nulla è scolpito nella pietra. È stato approvato un progetto di fattibilità tecnica ed economica, mentre la progettazione esecutiva deve ancora essere sviluppata. Se nel prosieguo del confronto con la Soprintendenza emergeranno margini per migliorare ulteriormente il progetto, ben vengano. Credo che l’obiettivo di tutti dovrebbe essere esattamente questo: arrivare alla soluzione migliore possibile, non sperare che il percorso si fermi per poter dire che qualcuno aveva ragione. Prima di liquidare l’intervento come un’occasione persa sul piano ambientale, suggerirei inoltre di leggere con attenzione il bando. Settanta punti su cento sono assegnati all’offerta tecnica e solo trenta a quella economica. Si valutano la qualità architettonica e paesaggistica, le pavimentazioni permeabili, i sistemi di drenaggio sostenibile, l’ombreggiamento per mitigare gli effetti climatici, l’impiego di materiali riciclati e certificati, il recupero dell’acqua piovana, l’irrigazione a goccia con sensori di umidità. È prevista una foresta urbana e viene valutato persino il programma di gestione del verde nei tre anni successivi al collaudo, proprio per garantirne attecchimento e cura.
Si può discutere di tutto e si può certamente pensare che una soluzione possa essere ulteriormente migliorata. È il sale della politica e anche della partecipazione. Ma allora sarebbe interessante ascoltare anche qualche proposta concretamente realizzabile. Che cosa si sarebbe dovuto fare di diverso? Lasciare Piazza Cittadella così com’è? Ripartire ancora una volta da zero? Ignorare le prescrizioni della Soprintendenza? Aspettare altri cinque, dieci o dodici anni nella speranza di trovare un progetto capace di mettere d’accordo chiunque? Perché un’Amministrazione non può limitarsi a commentare i problemi. A un certo punto deve decidere, assumendosi anche il rischio e la responsabilità delle proprie decisioni. Criticare è facile, ed è assolutamente legittimo. Più difficile è prendere in mano una situazione bloccata da dodici anni e provare finalmente a risolverla. A me interessa questo: che Piazza Cittadella torni ad essere una piazza, che sia bella, verde, accessibile, viva e all’altezza del contesto straordinario in cui si trova. Se qualcuno ha proposte migliori, concretamente realizzabili e compatibili con le prescrizioni esistenti, le metta sul tavolo. Altrimenti, ogni tanto, invece di fare il tifo contro chi prova a fare, si potrebbe anche fare il tifo per Piacenza».








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