Malore durante la raccolta dei pomodori: muore giovane di 19 anni di Monticelli
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Un 19enne residente a Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza è morto dopo essere stato colpito da un malore durante la raccolta dei pomodori in un campo a Stagno Lombardo, in provincia di Cremona. La tragedia si è consumata nel tardo pomeriggio di domenica 2 agosto: inutili i soccorsi e il trasferimento in codice rosso all’ospedale di Cremona, sono in corso le indagini sulle cause del decesso. Da quanto si è appreso, il 19enne di nazionalità straniera è stato colpito da un malore mentre stava lavorando in un campo agricolo a Stagno Lombardo, durante le operazioni di raccolta dei pomodori. Secondo le prime informazioni, il 19enne sarebbe stato colpito da un arresto cardiaco improvviso mentre si trovava insieme ad altri lavoratori.
L’allerta ai soccorsi è scattata intorno alle 17, quando i colleghi del giovane hanno notato il malore e hanno immediatamente richiesto l’intervento del 118. I sanitari, arrivati sul posto, hanno prestato le prime cure e valutato la gravità della situazione. Il ragazzo è stato quindi trasferito d’urgenza all’ospedale di Cremona in codice rosso tramite elisoccorso. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori e i tentativi dei medici, il 19enne è deceduto poco dopo l’arrivo nella struttura sanitaria. Presenti sul posto i carabinieri della Compagnia di Casalmaggiore e i tecnici di Ats Val Padana, incaricati di effettuare gli accertamenti necessari per ricostruire con precisione quanto accaduto. Gli investigatori stanno verificando le condizioni in cui si è verificato il malore e la situazione lavorativa del giovane al momento dell’episodio.
Secondo i primi accertamenti – riporta l’Ansa -, la vittima è risultata regolarmente assunta ,così come avevano un regolare contratto i colleghi al lavoro al momento della tragedia. Sarà l’autopsia, disposta dalla Procura, a stabilire le cause esatte del decesso, che potrebbe in qualche modo essere legato anche alla calura di questi giorni. Intanto, con una nota congiunta, le segreterie di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil Cremona invitano a verificare eventuali “condizioni estreme, da considerare nel caso una grave e insopportabile violazione del diritto a un lavoro dignitoso e rispettoso delle regole”. E annunciano che valuteranno “tutte le iniziative utili a tutelare i familiari del lavoratore scomparso, con l’auspicio che vengano al più presto accertate eventuali responsabilità”.
SI COBAS “PROFITTO DAVANTI ALLA VITA DELLE PERSONE” – “Questa ennesima morte – interviene il Si Cobas – non è una fatalità, non è un tragico incidente isolato. È il risultato di un sistema produttivo che continua a mettere il profitto davanti alla vita delle persone, che considera la salute e la sicurezza dei lavoratori un costo da abbattere. In Italia si continua a morire di lavoro con una frequenza inaccettabile. Ogni giorno lavoratrici e lavoratori perdono la vita nei campi, nei magazzini della logistica, nelle fabbriche, nei cantieri…Dietro ognuno di loro ci sono famiglie e comunità distrutte. Ci sono operai, braccianti, facchini, giovani precari e lavoratori migranti, cioè coloro che producono la ricchezza di questo Paese ma che troppo spesso subiscono sfruttamento, salari da fame, ricatti occupazionali e condizioni di lavoro sempre più pesanti. Nei campi come nei magazzini della logistica, nelle fabbriche come nei cantieri, il meccanismo è sempre lo stesso: aumentare la produttività, abbassare i costi, intensificare i ritmi di lavoro, anche le temperature estreme e le ondate di calore sempre più frequenti non possono essere trattate come eventi eccezionali. Chi lavora sotto il sole, nei piazzali, nei capannoni o nei cantieri non può essere lasciato solo davanti a condizioni che mettono a rischio la salute e la vita. La tutela dei lavoratori deve venire prima dei tempi di consegna, degli obiettivi aziendali e degli interessi economici”.
“Il Si Cobas continuerà a organizzarsi insieme alle lavoratrici e ai lavoratori per rompere il ricatto secondo cui per avere un salario bisogna accettare sfruttamento e insicurezza. Continueremo a lottare per salari dignitosi, per la riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, per il diritto alla salute, per la libertà di organizzazione sindacale e per condizioni di lavoro realmente umane. Dire soltanto “basta morti sul lavoro” non è più sufficiente – conclude il sindacato -. Serve mettere in discussione un modello economico fondato sulla competizione esasperata, sulla precarietà e sulla massimizzazione dei profitti, modello che considera inevitabilmente sacrificabile la vita di chi lavora, di chi suda. Organizzarsi, scioperare non sono soltanto strumenti sindacali: sono pratiche necessarie per difendere il diritto collettivo a una vita dignitosa”.




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