Il Bar Junior è Bottega Storica “Quando i clienti si sentono a casa, hai già vinto”

In un contesto urbano in costante mutamento, ci sono luoghi capaci di resistere al tempo e trasformarsi in veri e propri punti di riferimento per la comunità. È il caso del Bar Junior in via Pietro Cella, locale piacentino che ha da poco ottenuto l’ufficialità del riconoscimento comunale come Bottega Storica. Un traguardo che celebra decenni di lavoro, passione e legame viscerale con la città di Piacenza. Per farci raccontare cosa c’è dietro questo importante traguardo abbiamo intervistato il titolare, Alex Faggioli.

Quando è stata servita la prima tazzina di caffè al Bar Junior e chi ha dato il via a questa avventura? “Il palazzo è stato costruito nel 1971, ma la svolta per la nostra famiglia è arrivata nel 1986 quando mia zia, Emanuela Poggi, è subentrata nella gestione ad appena ventiquattro anni. Oggi festeggiamo quarant’anni di attività complessiva della gestione familiare. Io ho iniziato dieci anni fa, mentre tre anni fa si è aggiunto il mio socio, Vincenzo Grizzanti”.

Un bar non è soltanto un luogo dove consumare cibo e bevande, è relazione. Qual è il segreto per far sentire i clienti “a casa” da così tanto tempo? “Questo bar è sempre stato un punto di ritrovo per il quartiere e per la città. La nostra forza è la varietà della clientela: vediamo passare dai bambini agli anziani, intere generazioni. Abbiamo assunto a chiamata un ragazzo classe 2007 e ci ha raccontato che suo padre, da giovane, era un cliente fisso da noi. Vedere i figli dei clienti storici lavorare qui dà il senso di quello che siamo. Il segreto in fondo è semplice: quando riesci a far sentire le persone accolte e a casa loro, hai già vinto”.

In questi anni ne saranno successe di tutti i colori. Ci racconta un aneddoto curioso o divertente legato a un cliente? “Ce ne sarebbero tantissimi, ma me ne viene in mente uno del periodo immediatamente successivo al Covid, quando era consentito solo il servizio d’asporto. Alcuni nostri clienti storici, titolari di un’azienda di smaltimento rifiuti, hanno parcheggiato il loro camion proprio di fianco al bar. Poi hanno tirato fuori tavolini e sedie, li hanno sistemati sul cassone e hanno pranzato lì sopra, all’aperto. È stato un momento surreale e divertentissimo, che riassume bene lo spirito di affetto e complicità che si crea con chi ci frequenta”.

Cosa ha provato la vostra famiglia quando ha ricevuto ufficialmente la targa di “Bottega Storica”? “Sicuramente un grande orgoglio. È un premio che sento di dedicare soprattutto a mia zia, più che a noi: mandare avanti un’attività per così tanto tempo non è affatto scontato, né semplice. Lei oggi ha sessantacinque anni ed è ancora qui dietro al bancone con una passione incrollabile; ama questo lavoro e non ha alcuna intenzione di mollare. Da piacentino, poi, per me ha un valore doppio: siamo tutti legati alla nostra città ed è qualcosa che ci portiamo dentro ogni giorno”.

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