“Nuova Statale 45, Anas accetti il confronto per trovare la soluzione migliore”

“Anas conceda ad associazioni e cittadini quel confronto negato in questi anni, volto a trovare la soluzione migliore di ammodernamento del tratto Cernusca-Rivergaro della Statale 45 per l’ambiente, per la mobilità, per i residenti e per lo sviluppo sostenibile della Val Trebbia”. E’ la richiesta dell’Associazione Residenti Utenti SS45 per la Tutela della Val Trebbia, che torna ad accendere i riflettori sui contestati lavori che interessano un tratto di undici chilometri.

“Fin dal 2023, data di costituzione – ricordano -, l’Associazione si è sempre battuta contro questo progetto la cui realizzazione avrebbe devastanti impatti ambientali, economici e sociali sulla Val Trebbia. Altrettanto fermamente l’Associazione ha convenuto sulla necessità di ammodernamento del tratto della Statale 45, sposando le soluzioni contenute nel progetto elaborato da Anas in house nel 2017 e che era giunto alla pubblicazione, in data 24 ottobre 2017, dell’Avviso di avvio del procedimento di approvazione del Progetto definitivo e di apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, comprendente l’elenco puntuale delle particelle catastali da espropriare. Il progetto 2017 aveva come scelta consapevole e motivata di non procedere all’allargamento della sede stradale nei centri urbani (Fabiano, Casino d’Agnelli, Quadrelli, raccordo con la rotatoria di Travo), finalizzata a minimizzare l’impatto sui residenti e a contenere gli espropri al minimo indispensabile. Tuttavia l’iter di approvazione del Progetto definitivo 2017 si è arrestato senza che sia stato adottato alcun provvedimento espresso di conclusione, archiviazione o revoca. Nel 2020, Anas ha affidato per l’importo di 513.942,78 euro, mediante gara esterna, la redazione del nuovo Progetto definitivo (c.d. Progetto 2020-2024), che presenta caratteristiche radicalmente diverse rispetto al Progetto 2017″.

“Nonostante ciò – proseguono – il Progetto 2020-2024 è stato trattato come una prosecuzione e variazione del Progetto 2017. L’Associazione ha sempre richiesto in tutte le sedi, anche direttamente ad Anas, i motivi per i quali è stato accantonato il progetto 2017, ma una risposta valida non è stata mai data”. L’associazione contesta alcune affermazioni contenute nel paragrafo 6.7 “Il confronto con il precedente progetto” della Relazione Generale del Progetto 2020-2024, che – sostengono i cittadini – “non sono avvalorate dalla documentazione ufficiale”: “Si parla di “limitata disponibilità del finanziamento”, ma la Scheda SILOS n. 225 attesta che l’intervento era inserito nel Contratto di Programma Mit-Anas 2016-2020 con finanziamento interamente disponibile per 60 milioni di euro; si dice che il progetto “escludeva dei tratti”, ma la relazione illustrativa del Progetto 2017 chiarisce espressamente che la mancata previsione di allargamento nei centri urbani non costituiva una lacuna progettuale, bensì una scelta tecnica deliberata e motivata finalizzata a minimizzare l’impatto sulle comunità residenti; si legge infine che il progetto “demandava a successivi approfondimenti”, ma la pubblicazione dell’Avviso del 24 ottobre 2017 – con allegato elenco catastale degli immobili da espropriare – dimostra che il progetto definitivo 2017 era completo e pronto per essere approvato in Conferenza dei Servizi; un progetto che “demandasse a successivi approfondimenti” non avrebbe potuto, né avrebbe dovuto, essere posto a base dell’avvio della procedura espropriativa”.

“Non è stato redatto né approvato il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE), adempimento che costituisce il presupposto giuridico per l’attivazione della procedura di gara di appalto integrato – afferma poi l’associazione, che contesta ad Anas anche “la qualificazione del progetto definitivo 2020-2024 come
mera “variazione” del precedente progetto del 2017, nonostante il progetto attuale sia radicalmente diverso da quello originario del 2017 sotto ogni profilo parametrico: il costo dell’opera è lievitato da circa 60 milioni di euro a ben 197.505 euro, il consumo di suolo è quintuplicato, passando da 75.000 mq a ben 355.000 mq, con conseguenti espropri massicci e irreversibili modificazioni dell’assetto paesaggistico della Val Trebbia. Ciò nonostante, l’Amministrazione ha deliberatamente evitato di sottoporre a comparazione il progetto 2017 (da considerarsi a tutti gli effetti un progetto autonomo e concluso) con la nuova soluzione 2020-2024”.

Per l’associazione – che segnala anche presunte “violazione delle prescrizioni ambientali relative alla mitigazione dell’inquinamento luminoso” e dopo la segnalazione ad Anac sta valutando di presentare esposto alla Procura della Repubblica – “un’opera come la nostra, il cui importo supera ampiamente la soglia di rilevanza per le infrastrutture stradali, deve obbligatoriamente essere sottoposta a dibattito pubblico. Questa importante fase di partecipazione democratica è finalizzata a rendere le scelte infrastrutturali rispondenti ai reali fabbisogni e a prevenire il conflitto sociale. Tale mancanza è ancora più grave considerato che il Comune di Rivergaro ha espresso il proprio dissenso motivato e non è poi da dimenticare che oltre 100 osservazioni sono state depositate dalla cittadinanza e dalle Associazioni del territorio”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.