“Professionalità e sensibilità: nell’operato di tre agenti i valori della polizia locale”

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Intervento di Federico Coratella, per la Segreteria CSA Piacenza

Il CSA (Dipartimento Polizia Locale), esprimendo la massima vicinanza e solidarietà alla famiglia che ha perso un figlio di 22 anni in un grave incidente stradale accaduto il 28 luglio scorso a Piacenza, esprime anche orgoglio per la professionalità e la sensibilità degli operatori di PL che hanno svolto il loro lavoro egregiamente, evidentemente ben oltre quella che rappresenta la parte tecnico/operativa del rilievo. Oggi il lavoro di Poliziotto locale ha assunto nuove sfaccettature; infatti se è vero che ogni professione ha le sue caratteristiche, anche quella della Polizia Locale ha i suoi aspetti di difficoltà e i suoi momenti particolari, tanto più quando succedono eventi tragici che mettono alla prova non solo la propria professionalità ma la persona. L’uomo e la donna in uniforme, la loro sensibilità nonché la forza morale di dover stare accanto a chi soffre, sempre! In ogni occasione!

Per chi crede nella divisa che indossa, per chi non è in grado di staccare la spina dopo le 6-7-10 ore di lavoro, questa professione diventa una missione, un provare a dare senso anche a ciò che senso non ha, una prospettiva. Non è solo un modo per cercare rivincite su qualcuno senza alcuna reale motivazione. Intervenire per rilevare un sinistro con esito mortale che coinvolge un ragazzo di 22 anni, un ragazzo che avrebbe avuto davanti ancora tutta la vita implica momenti, azioni, che non sono propriamente tipici dell’attività da poliziotto locale e per i quali sicuramente non si è e non si sarà mai preparati. È necessario avvisare i genitori, i parenti, redigere con perfezione ogni singolo atto, ogni singola attività, ogni singolo rilevamento, ogni singola comunicazione perché in ognuna di quelle azioni c’è il confine tra quello che è e quello che potrebbe essere. Poi accade raramente, ma a volte accade, che quella dedizione e quella empatia che non sempre viene riconosciuta da chi dovrebbe (perché oggi viene chiesto agli operatori di ricordare le direttive anche di anni prima e svolgere il proprio lavoro soprattutto velocemente) diventi un’unica parte tra l’uniforme e la persona che la indossa. Un’unica amalgama di tutto ciò che si può rappresentare in quel momento. Ed è li, in quel frangente, che ci si rende conto dell’ “unicità” di questo lavoro in divisa; professione che la maggior parte delle persone detesta, deride e sbeffeggia, forse perché alcuni comandanti la concepiscono come un’attività per colpire il portafoglio, per portare a se stessi le luci dell’attenzione dell’amministrazione di turno.

Gli operatori di Polizia Locale sono ben consapevoli di cosa significhi oggi “essere sulla strada” e cosa voglia dire agente di comunità; molti la divisa se la sentono come cucita addosso, al contrario a volte di alcuni comandanti che non riconoscerebbero queste qualità. Per questo Chiediamo all’Amministrazione e al comandante di Piacenza di non lasciarsi perdere questa occasione per dimostrare che questi meriti vengono non solo riconosciuti, ma anche sollecitati e valorizzati. Infatti, fortunatamente ci sono ancora degli operatori che si mettono in gioco, che arrivano ad andare “oltre” non solo garantendo ai cittadini coinvolti che tutto verrà svolto nella totale osservanza delle norme di legge o degli aspetti procedurali, ma anche fornendo una capacità di ascolto per quelle che sono le loro richieste, i loro dubbi, le loro paure o i loro drammi. Perché davanti alla morte di un ragazzo di 22 anni ci si trova sempre impreparati e non è semplice “ascoltare”, né chi ha perso un figlio, né chi si è trovato suo malgrado coinvolto.

Il 28 luglio scorso tre operatori appartenenti alla polizia locale di Piacenza chiamati a rilevare un sinistro mortale che ha coinvolto un giovanissimo sono diventati un punto di riferimento talmente importante per i parenti del ragazzo, al punto di essere citati e ringraziati nominalmente dai genitori. Quegli operatori non hanno solo svolto una professione, hanno teso una mano e fornito una spalla su cui appoggiarsi a chi, sconvolto dal dolore, chiedeva aiuto. La sensibilità e l’empatia di quegli operatori ha confermato che per saper davvero svolgere questo mestiere, non è sufficiente guardare dei numeri e delle statistiche, ma si deve essere anche pronti ad accogliere queste fragilità, a farle proprie e a sopportare, talvolta, il peso del dolore altrui.

Uomini e donne in uniforme in quelle giornate sono riusciti a “unire professionalità a profonda umanità” e, “anche se non saranno in grado di cancellare il dolor, ciò resterà per sempre impresso nei nostri cuori come un gesto di grande valore “… Queste sono le parole scritte da una madre e da un padre che hanno perso per sempre un figlio. Questo è quello che rende tanto pesante quando unica questa professione. Questo è quello che vorremmo anche a livelli gerarchici, ma che alcune volte non riusciamo a percepire perchè troppo attenti alle circolari, ai numeri e non al fatto che anche gli operatori di PL sono persone che svolgono un lavoro molto delicato e spesso vengono sottovalutati e non valorizzati per cio’ che veramente danno alla cittadinanza.

 

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