Rilascio Brugneto, Tagliaferri (Fdi) “Accordo passo avanti, ma serve chiarezza su quota variabile”

“Per troppo tempo si è pensato che bastassero i tavoli tecnici. La politica avrebbe dovuto assumersi prima le proprie responsabilità. Oggi il risultato va difeso, ma servono trasparenza, rilasci concreti e una concessione che riconosca finalmente i diritti del Piacentino”. Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale piacentino di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri.

“In queste ore – scrive – assistiamo a una corsa ad intestarsi il risultato raggiunto sul Brugneto. Io continuo a ritenere che l’incremento del rilascio minimo da 2,5 a 4 milioni di metri cubi rappresenti un passo avanti rispetto al passato e sarebbe sbagliato non riconoscerlo. Così come è doveroso riconoscere il lavoro istituzionale svolto in questi mesi e l’impegno del ministro Tommaso Foti, che fin dall’inizio ha posto una questione tanto semplice quanto decisiva: nessuno ha mai messo in discussione il diritto di Genova ad avere garantito il proprio approvvigionamento idropotabile, ma con la stessa trasparenza devono essere resi pubblici i dati tecnico-scientifici richiamati a sostegno delle scelte e devono essere finalmente riconosciuti anche i diritti del territorio piacentino all’approvvigionamento idropotabile, all’utilizzo irriguo della risorsa e alla tutela ambientale del Trebbia”.

“Proprio perché considero questo accordo un passo avanti, ritengo che oggi serva anche un po’ di onestà intellettuale. Per settimane il presidente Michele de Pascale ha parlato pubblicamente di un accordo “4+4”, lasciando intendere che il territorio piacentino avrebbe potuto contare su quattro milioni di metri cubi garantiti più ulteriori quattro milioni in presenza di determinate condizioni. Oggi sappiamo che il risultato raggiunto è diverso e che la parte variabile dovrà trovare concreta definizione nella futura concessione. Non è una critica all’accordo, ma un invito ad attenersi ai testi e ai contenuti effettivamente sottoscritti, evitando di alimentare aspettative che rischiano poi di non trovare piena corrispondenza negli atti”.

“C’è poi un’altra riflessione che ritengo inevitabile. Per oltre due anni e mezzo si è sostenuto che la politica dovesse fare un passo indietro e lasciare la partita esclusivamente ai tavoli tecnici, agli enti e ai gestori. Il risultato è che siamo arrivati all’estate del 2026, nel pieno della più grave crisi idrica degli ultimi anni, con il Trebbia in sofferenza, il Po ai minimi storici, gli agricoltori in gravissima difficoltà e il territorio piacentino costretto ad affrontare la stagione irrigua con i soli 2,5 milioni di metri cubi previsti dal vecchio disciplinare. Se oggi possiamo parlare di un passo avanti è anche perché, finalmente, la politica è tornata ad assumersi le proprie responsabilità”. “Nel frattempo, continuano ad arrivare dal territorio segnali che non possono essere ignorati. I sindaci manifestano preoccupazione per la situazione idrica, le falde continuano ad abbassarsi e, secondo quanto viene riferito dagli amministratori locali, in alcune realtà è ormai prossimo il ricorso ad autobotti per garantire l’approvvigionamento degli acquedotti. È evidente che la firma dell’accordo, pur importante, non fa arrivare automaticamente l’acqua nei campi, nei rubinetti e nel Trebbia. Per questo il territorio ha bisogno di risposte immediate oltre che di prospettive future”.

“Condivido inoltre le richieste di chiarezza che stanno emergendo in queste ore. Restano infatti da approfondire aspetti fondamentali: il funzionamento della quota variabile dei rilasci, i criteri con cui sarà determinata, il reale utilizzo dell’acqua del Brugneto a fini idropotabili, la gestione dei sedimenti accumulati nell’invaso e, soprattutto, i contenuti della futura concessione ministeriale. Sono questioni tutt’altro che marginali, sulle quali continueremo a chiedere trasparenza attraverso gli strumenti ispettivi già avviati”. “Resta inoltre un dato che merita di essere chiarito. Negli ultimi tredici anni, durante la stagione irrigua, dall’invaso del Brugneto sono stati normalmente rilasciati circa 4 milioni di metri cubi d’acqua verso il territorio piacentino. Se proprio nell’anno della più grave crisi idrica ci si è fermati ai soli 2,5 milioni di metri cubi, occorre comprendere perché sia venuto a mancare quel milione e mezzo di metri cubi che in passato aveva consentito di affrontare con maggiore efficacia i periodi estivi. Anche questo è un tema sul quale sarà necessario fare piena luce”.

“Fratelli d’Italia continuerà quindi a seguire questa vicenda con lo stesso spirito con cui l’ha affrontata fin dall’inizio: senza tifoserie, senza propaganda e senza accontentarsi degli annunci. Il risultato raggiunto va consolidato e migliorato, ma soprattutto verificato nei fatti. Perché il vero traguardo non è la firma di un accordo, bensì una concessione moderna, trasparente e fondata su dati verificabili, capace di garantire contemporaneamente il diritto di Genova all’approvvigionamento idropotabile e i diritti del territorio piacentino all’approvvigionamento idropotabile, all’utilizzo irriguo della risorsa e alla tutela ambientale del Trebbia. Solo allora potremo dire che questa lunga vicenda avrà trovato una soluzione realmente stabile e nell’interesse di tutti”.

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