Gianni Azzali e le mille sfaccettature del jazz “Musica da vivere con la mente aperta”
Che cos’è il jazz? “Impossibile definirlo, troppe le sfumature e le contaminazioni che compongono la sua anima. Ciò che conta è ascoltarlo con mente aperta al nuovo e cuore spalancato alle emozioni”. A dirlo è Gianni Azzali, che il jazz lo conosce bene. Sassofonista, per anni presidente e direttore artistico del Piacenza Jazz Club, oggi continua a portare questa musica nelle scuole e tra la gente per creare comunità.
Domenica 13 settembre alle ore 18, Azzali e il suo sax saranno sul palco a Carpaneto (nel cortile del Palazzo Comunale) nello spettacolo “Il jazz, questo sconosciuto”, insieme al pianista Stefano Caniato, al contrabbassista Mauro Sereno e al batterista Luca Mezzadri. Già eseguito lo scorso giugno nella rassegna “Poliedrica” al Campus Arata per il Polo Territoriale del Politecnico di Milano, il concerto è una traversata alla scoperta del fascino del jazz; ma anche l’occasione per divertirsi a esplorare i meccanismi nascosti che lo costituiscono, attraverso l’interazione tra musicisti e pubblico. Uno spettacolo per tutti, anche per chi si avvicina a questo genere musicale per la prima volta. Abbiamo intervistato Azzali per farci raccontare l’origine dello spettacolo e per imparare qualcosa in più sul jazz.
“Il Jazz, questo sconosciuto”, come è nata l’idea di uno spettacolo con questo titolo? In realtà è un titolo che ho pensato quando ero presidente e direttore artistico del Piacenza Jazz Club, in occasione di uno spettacolo per le scuole. Volevo suonasse simpatico e accattivante, e in più è un titolo che descrive bene la fruizione del jazz oggi; musica poco conosciuta per le sue moltissime sfaccettature, che non la rendono incasellabile in una categoria definita. L’attuale realtà italiana non aiuta, perché utilizza poco la musica jazz per le produzioni televisive e cinematografiche. Un tempo i varietà del sabato sera in Rai avevano la big band e i telefilm e i film le colonne sonore di tipo jazzistico. Oggi in Italia bisogna andare a cercare il jazz col lanternino e questo fa sì che, quando un ragazzo lo incontra per caso, se non ha la fortuna di imbattersi in una delle sue facce più fruibili, tende ad etichettare tutto quel tipo di musica come «difficile» facendosi un’idea del tutto fuorviante. Lo spettacolo fu talmente azzeccato e apprezzato dai ragazzi che gli insegnanti presenti mi suggerirono di farne un format anche per adulti. E così è stato.
Frutto di contaminazione tra i generi, il jazz ha una sua storia. Quali sono le tappe più importanti e come rivivono nello spettacolo? La versione ‘per adulti’ che proponiamo con questo format si basa su un percorso cronologico, compiuto ovviamente a passi da gigante. Dalla tradizione di fine Ottocento con il Ragtime, passando per il Dixieland di New Orleans, al Blues, alle big band da ballo, il Be Bop arrabbiato, il Cool Jazz morbido, l’Hard Bop e il Free. Ma non si pensi solo ad una carrellata di generi, perché all’interno della scaletta trovano posto momenti interlocutori e dimostrativi su come «vestire» una melodia, cioè utilizzarla per farne un arrangiamento nuovo, che suoni di un genere musicale diverso anche se affine. E poi esplorare quali sono i rapporti tra gli strumenti sul palco, il modo di accompagnare della batteria o del contrabbasso, lo scambio di suggerimenti ritmici o melodici tra noi musicisti.
Il concerto si propone di abbattere le distanze tra musicisti e pubblico. In quali modi lo fa? Parlando col pubblico, spiegando in parole semplici ciò che succede sul palco, anche accogliendo in modo simpatico e leggero suggerimenti o domande. La musica fa da padrona, ma le parole servono a creare un contatto con l’ascoltatore e a farlo entrare nel processo artistico dei brani, della loro esecuzione; oltre ad aiutarlo a ricostruire mentalmente e all’ascolto l’evoluzione di questo splendido genere musicale dalle mille sfaccettature.
Perché l’improvvisazione è un elemento importante nel processo di avvicinamento al genere?L’improvvisazione è alle base della musica jazz, quindi è importante capire di cosa si tratta, su quali basi poggia e provare ad entrarci dentro ascoltando i suoi collegamenti con il tema e con il giro di accordi del brano. La melodia iniziale e gli accordi che l’accompagnano sono scritti dall’autore e il brano può essere per esempio una canzone di un musical degli anni Cinquanta. Poi però la musica prosegue mantenendo fede agli accordi del tema principale, mentre uno strumento per volta esegue delle note improvvisate, estemporanee, su quel substrato. Il jazzista per improvvisare utilizza un suo linguaggio, appreso dai dischi o da altri musicisti dal vivo, esponendo frasi che a volte ricorrono nelle sue improvvisazioni. È un percorso per così dire «senza rete», parafrasando il lavoro dei trapezisti nel circo: spesso si cade in piedi, a volte non tanto. Ma questo è in fondo il suo bello: l’imprevedibilità.
Non è la prima volta che lo spettacolo viene proposto, che riscontri ha avuto finora? Questo format è nato per i bambini, quindi per un pubblico di super-neofiti. Ma ci siamo resi conto che, con piccole modifiche, poteva essere proposto e goduto anche da un pubblico adulto. È stato quindi eseguito diverse volte in altre forme, adattandolo alle età degli ascoltatori. La formazione sul palco è sempre rimasta uguale, sono in parte cambiati i brani e l’approccio al pubblico. La “versione per adulti”, peraltro ancora molto fruibile ai giovanissimi, è stata eseguita finora una sola volta lo scorso giugno nella rassegna “Poliedrica” al Campus Arata per il Polo Territoriale del Politecnico di Milano. I feedback sono stati lusinghieri e penso (e spero) che abbia aiutato ad avvicinare gli ascoltatori alla bellezza della musica jazz, all’uscita dal concerto meno sconosciuta e più apprezzata di prima. Mi auguro che sarà così anche al prossimo appuntamento di Carpaneto.
Quali autori, generi, brani consigli a neofiti che vogliano avvicinarsi al genere o per far cambiare idea a chi non ama il jazz? Il Jazz non è una musica che chiede di «cambiare idea». È un genere che di per sé stesso non ha mai avuto le idee chiare! Musica in costante evoluzione, affamata di tutto ciò che è «altro», si è evoluta contaminandosi di culture e generi diversi, mischiando il suo bianco e nero con i colori del mondo. L’unica cosa che chiede, e che anch’io vorrei davvero, è di non avere preconcetti, di non costruire barriere ideologiche. Mi piacerebbe passasse il messaggio che la musica, come ogni altra forma d’arte, ha bisogno di essere «ascoltata», non solo con le orecchie ma con una mente aperta, predisposta ad accogliere anche l’inedito e non solo il confort di ciò che si conosce e ci si aspetta. Solo a quel punto emozioni e sguardi nuovi potranno farsi spazio dentro di noi. Non ho quindi consigli per avvicinarsi al jazz, se non quello di cominciare dalla tradizione: dal Ragtime al Dixieland.


