I detti di ieri per non dimenticare il dialetto, con “A Piaseinza sum fatt acsé”
In vista dell’uscita del suo nuovo libro, abbiamo fatto qualche domanda a Domenica Battaglia, per conoscerla meglio ed avere un’infarinatura generale su “A Piaseinza sum fatt acsé”, pubblicato da Officine Gutenberg. Si tratta di un volume illustrato che rappresenta diverse espressioni dialettali piacentine in modo comico e naturale. Verrà inoltre presentato domenica 20 settembre, alle ore 15 al Castello di Calendasco, nell’ambito del festival Transitare, con Filippo Columella.
Come è nata l’idea per questo libro? È passato molto tempo dal pensiero alla scrittura? In realtà non c’era il pensiero di scrivere un testo, è nato tutto come un gioco: io volevo fare un’animazione in dialetto a una festa in un ristorante. L’animazione consisteva in una finta chiromante, una mia vecchia studentessa che fa spettacoli di improvvisazione, che leggeva dei finti tarocchi rappresentanti personaggi piacentini. I tarocchi principali, gli arcani, sono 22, quindi PIGI, un mio amico disegnatore molto bravo, ha realizzato i 22 disegni. A quel punto, l’idea era creare una scatola di tarocchi ma Filippo Zangrandi, sindaco di Calendasco e mio amico, mi consigliò di creare un libricino da Officine Gutenberg, in quanto più semplice. Inizialmente non doveva essere un volume acquistabile da chiunque, infatti l’ho regalato solo ai miei amici, Filippo compreso, ed è stato quasi un “errore” darlo anche a lui, dato che mi ha convinta a partecipare a un bando sui dialetti che presentava la scadenza proprio in quei giorni. Su 70 partecipanti siamo riusciti ad arrivare terzi e ad ottenere un finanziamento: avevo già scritto un altro libro e, così come per il primo, neanche per questo ho voluto alcun tipo di remunerazione e ho lasciato tutto al Comune di Calendasco. Il sindaco ha grandi progetti e li porta sempre a termine, sono contenta di poter dare una mano, nel mio piccolo. Con una piccola parte, siamo comunque riusciti a creare delle cartoline con le figure delle varie illustrazioni.
Come hai imparato a conoscere tutti questi termini? È merito degli amici o della famiglia? Molti vocaboli già li conoscevo, abitando da tanti anni a Piacenza; altri li ho recuperati dal vocabolario Tammi, che offre descrizioni dettagliate e tanti significati diversi per ogni parola.
Perché rappresentare proprio delle espressioni dialettali? Il dialetto mi è sempre piaciuto, da giovane ho anche fatto un corso. A parer mio ha un’enorme valenza culturale e non dovrebbe andare perso.
Pensi che i piacentini abbiano voglia di ritrovare vecchie parole già presenti nel loro bagaglio culturale o, al contrario, altre persone saranno invogliate a conoscere nuovi modi di dire in un dialetto non loro? Secondo me, in primis c’è chi vuole rinfrescare dei ricordi del passato. Uno degli obiettivi, se non l’unico del libro, è far avvicinare le nuove generazioni al dialetto: il sindaco Filippo, infatti, ha avuto una grande idea volendo invitare dei nonni a leggerlo nelle scuole. Il progetto consiste nel leggere il piccolo volume ai nipoti, partendo dalle materne e arrivando alle elementari. Sarebbe un modo carino per far apprendere qualche parola ai bambini già da cosi piccoli.
Hai un ricordo positivo legato a qualche persona, magari un parente, che ti chiamava in un certo modo? Ricordo particolarmente quando mia madre mi soprannominava s’ciümleina, dato che mangiavo poco e niente. Mi fa sorridere ripensarci.
Quale espressione del libro rappresenta meglio il carattere e la filosofia di vita dei piacentini? Personalmente, le parole più adatte per gli uomini sono pëssgatt o gallüstròn, senza offesa. Relativamente alle donne, mi piace molto il termine sigulleina, che richiama la poesia dialettale di Egidio Carella, diventata anche una canzone.
Come hai scelto i volti reali da inserire? Che ruolo svolgono invece i personaggi fittizi? Quelli veri sono i volti classici che conoscono tutti in città, come Ciotti. Per quanto riguarda quelli immaginari, sono per lo più personaggi di cui si è sentito parlare, frugando nella quotidianità e nei ricordi dei piacentini.


