Istituti comprensivi al via, non è solo una questione di organizzazione
AL VIA GLI ISTITUTI COMPRENSIVI A PIACENZA – Dopo tanto penare gli “istituti comprensivi” nella città di Piacenza sono ai nastri di partenza. Si tratta di una istituzione nata per favorire una migliore organizzazione delle scuole nei territori disagiati facilitando i rapporti con le famiglie residenti in zone difficili da comporre in un bacino di utenza omogeneo. Anche nella provincia di Piacenza sono nati oltre che come servizio al territorio quando con il conferimento dell’autonomia scolastica la legge aveva previsto scuole con un certo numero di allievi e questo in paesi medio-piccoli avrebbe comportato la soppressione di qualche sede. Gli istituti comprensivi sono stati la risposta alla salvezza di quasi tutti i plessi con un unico servizio dai 3 ai 14 anni, con un’unica dirigenza didattica e amministrativa.
Nelle città – e la nostra non ha fatto differenza- i numeri per l’autonomia erano salvi, tuttalpiù con qualche unificazione di plessi dello stesso grado scolastico e le famiglie avevano la possibilità di scegliere, tra le diverse scuole, anche eludendo il così detto stradario comunale che alla fine veniva usato più come strumento di programmazione territoriale che come vincolo di residenza.
Una tale organizzazione cambia il punto di vista: meno possibilità di scelta all’inizio di ogni periodo ma e più aderenza al territorio, maggiore coerenza nello sviluppo dell’intero ciclo, dall’infanzia alla secondaria di primo grado, e minore rischio di frammentazione dell’offerta formativa per tutta la città.
Il dibattito a Piacenza è stato molto acceso: nel consiglio comunale, tra i sindacati del personale, tra le famiglie, ognuno a tutela del proprio interesse, forse un po’ troppo gestito dai media locali che nel riportare le diverse istanze non hanno mostrato i necessari approfondimenti, mentre nelle scuole della provincia questa esperienza proseguiva con buoni risultati anche se in totale solitudine.
La questione organizzativa l’ha fatta un po’ da padrone e questo forse ha inceppato il processo, che è stato reso più fluido quando si è passati a considerare gli aspetti più pedagogici e didattici e soprattutto quando attorno ad esso si è raccolta una comunità, perché l’educazione avrà successo solo se c’è la comunità, con tutti gli attori impegnati sul territorio: dall’amministrazione comunale a quella scolastica, all’università, ai dirigenti e docenti. Insieme hanno accompagnato la “costituzione” dei comprensivi con la “costruzione” della loro anima educativa e sociale.
Il risultato è stato la scrittura collettiva di un “manifesto” che potrà tracciare la strada per la messa in onda dei nuovi istituti e far riflettere anche quelli che sono già in atto. Non siamo in presenza di una riforma della scuola in senso tradizionale, ma di un procedimento che lega i vari segmenti del primo ciclo di istruzione nello sviluppo delle persone degli alunni e che li radica in un territorio di cui costituisce il presupposto della formazione di base. Resta da stipulare il patto con le famiglie le quali non potranno che essere contente di un’offerta formativa coesa e qualificata quale ha dimostrato di essere in diverse occasioni la scuola piacentina.
Il curricolo verticale costituisce l’elemento strutturale che consente di rendere operativa l’attenzione che da tempo veniva evidenziata circa la continuità didattica, il superamento della frammentazione dei diversi gradi scolastici per la costituzione di un periodo formativo più disteso che poteva esercitare un apprendimento più flessibile e personalizzato, anche per l’introduzione di nuovi studenti, senza far venire meno le caratteristiche di inclusione e di equità. Sono state coniate otto parole chiave da consegnare ai docenti per la loro progettazione, alla base della quale ci sta una collaborazione fondata sui prestiti professionali e sul rinforzo fornito agli aspetti disciplinari, ma anche relazionali, attraverso il potenziamento del lavoro in team e delle figure di sistema, che in questi ultimi anni sono aumentate anche per soccorrere a bisogni educativi speciali di fatto sempre più diffusi. In questo modo si potrà riprendere con maggiore efficacia l’azione orientativa, che com’è noto inizia ben prima della scuola secondaria, e deve insistere sulla maturazione complessiva del giovane attraverso significative esperienze e non superficiali informazioni.
Flessibilità e autonomia consentono ad una scuola più ricca di professionalità di acquisire un atteggiamento culturale adatto a “stare nel presente” e a confrontarsi con la complessità, con una modalità permanente di ricerca.
Gian Carlo Sacchi

