La denuncia di Filt Cgil “Pacchi accumulati davanti alle uscite di sicurezza, caldo e carichi insostenibili”
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Dopo la tragedia che ieri è costata la vita a Pasquale Andriotta, 42 anni, driver dell’appalto BRT, i lavoratori hanno scioperato e manifestato davanti alla Prefettura di Piacenza. Una delegazione della Filt Cgil, insieme ai lavoratori e ai sindacati Uil, Usb, Sicobas è stata ricevuta e ha portato all’attenzione dei rappresentanti della Prefettura le condizioni di lavoro e di sicurezza all’interno del magazzino BRT di Caorso. Lo spiega una nota diffusa da Filt Cgil.
Durante l’incontro sono state mostrate anche immagini delle condizioni del deposito: “Pacchi accumulati in numerosi punti del magazzino, – spiega il sindacato – anche in prossimità delle uscite antincendio, spazi di lavoro congestionati e un ambiente nel quale, denunciano i lavoratori, non è presente un sistema di climatizzazione, nonostante le temperature elevate di questi giorni”. “Abbiamo riportato alla Prefettura una situazione che denunciamo da tempo e che riguarda più in generale il sistema degli appalti, ma che a Caorso ha raggiunto livelli che riteniamo non più sostenibili – continua la Filt Cgil di Piacenza –. Abbiamo chiesto che vengano effettuati controlli puntuali sulle condizioni di sicurezza e sull’organizzazione del lavoro. Sappiamo delle difficoltà determinate anche dalla carenza di personale ispettivo dell’Ispettorato territoriale del lavoro, ma proprio per questo riteniamo necessario che tutte le istituzioni competenti vengano coinvolte”. Dalla Prefettura è arrivato l’impegno a farsi carico delle segnalazioni avanzate dai lavoratori e dal sindacato.
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3 di 3Tra le questioni sollevate anche l’organizzazione stessa del lavoro dei driver. Secondo quanto denunciato dalla Filt Cgil, quello di Caorso sarebbe uno dei pochi magazzini della corrieristica nei quali il driver, prima di iniziare il giro delle consegne, deve occuparsi direttamente anche dello smistamento merci per il proprio furgone. “Significa che un lavoratore può trascorrere anche un’ora o due all’interno del magazzino a movimentare e caricare i pacchi prima ancora di partire per le consegne – sottolinea la Filt Cgil di Piacenza -. In altre realtà questa attività viene svolta da personale dedicato e il driver trova i colli già predisposti. Qui invece al lavoro di consegna si somma quello di facchinaggio. È uno degli elementi che incidono sui carichi complessivi e sui ritmi della giornata ed è il lavoro che ha dovuto fare Pasquale prima di iniziare il turno di consegne”.
La delegazione ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di verificare attentamente i sistemi di prevenzione e gestione delle emergenze. I lavoratori hanno ricordato quanto accaduto circa due mesi fa in un magazzino BRT nell’area della Bovisa, a Milano, dove, secondo quanto riferito e documentato dagli stessi lavoratori, durante un incendio alcuni addetti sarebbero intervenuti con gli estintori. Un episodio che, per la Filt Cgil, rende ancora più urgente verificare che vie di fuga, presidi e impianti antincendio siano sempre pienamente accessibili e funzionanti. “Dopo quello che è successo a Pasquale non intendiamo avanzare conclusioni – viene precisato – sulle cause della sua morte che spetterà agli accertamenti chiarire. Ma non possiamo neppure accettare che le denunce sulle condizioni di lavoro vengano considerate soltanto dopo una tragedia. Pacchi davanti alle uscite di emergenza, caldo nei magazzini, carenza di personale, driver che devono caricare per ore il proprio mezzo e poi affrontare il giro delle consegne: sono questioni concrete sulle quali chiediamo verifiche e risposte concrete”.
Al termine dell’incontro in Prefettura, lavoratori e rappresentanti della Filt Cgil con gli altri sindacati si sono recati al monumento dedicato ai Caduti sul lavoro, nell’omonima via alla periferia di Piacenza, per rendere omaggio alle vittime del lavoro e ricordare Pasquale Andriotta. «È stato un gesto che abbiamo voluto compiere insieme – conclude la Filt Cgil -. Pasquale è morto mentre lavorava e oggi i suoi colleghi hanno scioperato anche per chiedere che lavorare non significhi mettere a rischio la propria salute e la propria sicurezza. Adesso chiediamo che alle parole seguano i controlli e gli interventi necessari».










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