La libertà non è mai un regalo, la festa partigiana nel segno di Canzi
Ritrovarsi ogni anno sulle montagne della Val Trebbia ai piedi di una piccola chiesa sperduta, perchè da lì è iniziato tutto. Da Peli di Coli ha preso le mosse il movimento resistenziale piacentino, grazie all’alleanza decisamente fuori dai canoni tra un giovane prete confinato dalla Curia, Don Giovanni Bruschi, e un 50enne anarchico anticlericale che aveva combattuto la Guerra di Spagna, Emilio Canzi.
La statua di quest’ultimo svetta nel prato e il cimitero della piccola frazione ne custodisce le spoglie. In tanti domenica 6 settembre hanno partecipato alla Festa Partigiana che ogni anno celebra il ricordo di Canzi. Dopo la messa nella chiesa parrocchiale, si è tenuta la tradizionale visita omaggio alla tomba di Canzi e, nel piazzale erboso davanti alla chiesa hanno parlato Pippo Civati (editore di People) (leggi su Subsatck il suo intervento ) e Franco Sprega (studioso e autore di un libro su Canzi ). Alessandro Colpani e il Coro dell’Infrangibile hanno accompagnato alcuni momenti della giornata con la musica.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale di Piacenza il consigliere Salvatore Scafuto, che ha ricordato: “Canzi ci ha lasciato un insegnamento che resta attuale: la libertà non è mai un regalo, ma una conquista collettiva fatta di coraggio, solidarietà e responsabilità. Ricordare non significa guardare al passato con nostalgia, ma difendere ogni giorno i valori della Costituzione, della democrazia e della Repubblica”. Dopo gli interventi delle autorità e i discorsi dei relatori, è seguito l’immancabile pranzo partigiano a cura dei volontari della sezione Anpi di Travo.
Emilio Canzi, comandante unico della Resistenza a Piacenza. Dopo il sanguinoso rastrellamento della Divisione “mongolo”-tedesca Turkestan dell’inverno 1944-’45, che aveva temporaneamente disperso le formazioni partigiane, Canzi gravemente ammalato, proprio presso la comunità di Peli aveva trovato rifugio e assistenza. Per questo motivo, prima della sua morte, il 17 novembre 1945, a seguito di un scontro fra la sua moto e un automezzo dell’esercito inglese, aveva espresso il desiderio di essere sepolto nel piccolo cimitero di Peli.




