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Leonardo Lidi ‘genero’ di Servillo in Scherzetto di Mario Martone
Credits: Biennale di Venezia

61 sono gli anni di divergenza fra i due coprotagonisti della storia tratta dal romanzo di Domenico Starnone, un abisso anagrafico fra un nonno e un nipote. Presentato Fuori Concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Scherzetto di Mario Martone trasforma l’incontro forzato tra due generazioni in una commedia sorprendentemente tenera.

Scherzetto Martone

Tutto ruota attorno a un esilio temporaneo: un illustratore napoletano ormai trapiantato a Milano — interpretato da un Toni Servillo in perfetto equilibrio tra nevrosi meneghina (a Napoli vede i fantasmi del suo passato) e radici partenopee mai del tutto sopite — è costretto a tornare a Napoli per badare al nipotino durante una trasferta di lavoro dei genitori. Una parentesi domestica che diventa subito un campo minato. Il “nostro” Leonardo Lidi nei panni del genero di Servillo ha poco più che una piccola parte nel film ma è utile perché il suo essere smaccatamente fuori accento lì a Napoli, offre a Servillo l’innesco perfetto per bollare il piccolo Mario come un fatale “miscuglio di geni”, meticoloso e irrimediabilmente “cagacazzo” proprio come il padre.

Scherzetto Martone

Il cuore pulsante del film è tutto nel duello tra il veterano Servillo e il debuttante Lorenzo Perrotta (Mario nel film), appena sei anni e una disinvoltura disarmante davanti alla macchina da presa. Martone non cade nella trappola del ruffiano: la complicità tra nonno e nipote si costruisce per attrito. Da una parte c’è l’artista un po’ troppo imborghesito dalla routine meneghina, dall’altra un bambino la cui recitazione è grazia istintiva, capace di spiazzare l’adulto imitandone tic e pose con la serietà spietata che solo l’infanzia sa maneggiare. Ne esce un film brillante, dove il talento generazionale non si tramanda per imposizione ma per schermaglie quotidiane.