Leonardo Lidi magnetico protagonista a Venezia di “Serpenti”
Cosa c’è di più disperatamente assurdo e, diciamolo, “italiano” di un assassino reo confesso che non riesce a farsi arrestare perché la macchina dello Stato ha troppi moduli da sbrigare? Presentato nella vivace sezione Spotlight all’83esima Mostra del Cinema di Venezia, Serpenti, diretto da Roberto De Paolis Maino, trasforma il senso di colpa in una farsa metropolitana tanto amara quanto irresistibile, cucita su misura dalla penna affilata e cinica dei fratelli D’Innocenzo che firmano la sceneggiatura insieme al regista.
Il film è il trionfo personale di Leonardo Lidi, giovane e talentuoso regista teatrale piacentino al suo primo, magnetico ruolo da protagonista sul grande schermo. In una Mostra che lo vedrà tra pochi giorni anche in passerella sul red carpet per il film in concorso per il Leone d’Oro di Mario Martone, Scherzetto.
Lidi, come un personaggio “sordiano” di una commedia all’italiana capace di inserire ironia sui difetti di questa sgangherata nazione, presta il suo corpo stazzonato e lo sguardo sgomento a un uomo dimesso che, dopo aver freddato la moglie, varca la soglia di un commissariato per consegnarsi alla giustizia. Lì comincia un’odissea concentrata nell’arco di una giornata, dove il dramma si dissolve all’istante nei paradossi farraginosi dell’ordinaria amministrazione italiana. Nessun processo e quindi nessun lavoro inquisitorio: l’assassino deve “solo”scontrarsi con una burocrazia che non lo condanna, ma semplicemente lo ignora o gli chiede di attendere il suo turno. Il delitto scivola in secondo piano di fronte a scartoffie incomprensibili e a vette di puro surrealismo quotidiano, come l’incombenza grottesca di dover correre in ferramenta a comprare i gommini colorati per contrassegnare le chiavi dell’appartamento, onde evitare che la volante sbagli porta.
Il ritmo è scoppiettante, scandito da una carambola di incontri orchestrata con chirurgico tempismo comico. C’è un Alessandro Borghi fascinosissimo e sornione nel ruolo del commissario di polizia che fa spallucce davanti all’apocalisse morale; c’è la verve nevrotica e caustica dell’azzeccagarbugli affidato a Pietro Castellitto; e infine c’è una lunare quanto lunatica Valeria Golino nei panni di una cartomante, pronta a infilare l’imponderabile del destino tra i timbri e le marche da bollo. Serpenti scorre via veloce, diverte con un’intelligenza feroce e rinnova i fasti della migliore commedia grottesca all’italiana, confermando Leonardo Lidi come un professionista che darà in futuro altre grandi soddisfazioni .
Davide Montanari (inviato alla Mostra del Cinema di Venezia)


