Logo
L’estate che ha sbriciolato i record del caldo: 48 giorni con la massima oltre i 35°
La secca del Po

Lo scroscio della pioggia e la brezza fresca degli ultimi due giorni accompagnano la fine di un incubo. Quello dell’estate 2026 e delle ondate infinite di calore che non hanno concesso tregua all’Italia e a gran parte dell’Europa fino alla prima decade di settembre. Abbiamo chiesto a Daniele Cat Berro della Società Meteorologica Italiana, ente responsabile tecnico-scientifico dell’Osservatorio Alberoni di Piacenza, in collaborazione con l’Opera Pia Alberoni, di stilare un bilancio coi numeri dell’estate, che entra di diritto negli annali e segna forse una svolta nell’accelerazione del cambiamento del clima e del surriscaldamento globale.

Sono tanti i record legati al caldo sbriciolati dalla stagione che si sta per chiudere ma, secondo Cat Berro, c’è un fenomeno assolutamente “sbalorditivo” a cui abbiamo assistito: “Il numero dei giorni dall’inizio dell’anno con la massima superiore ai 35 gradi è arrivato alla quota record di 48, siamo otto volte oltre la norma”. “Un numero – fa notare – che spiega anche un’altra anomalia colossale rispetto al passato, la persistenza del caldo. Mai come quest’anno le ondate di calore si sono protratte per così tanti giorni”. “Un quadro che segna – sottolinea Cat Berro – l’accelerazione del cambiamento climatico degli ultimi anni. Basti pensare che dal 1871 ad oggi (quando sono iniziate le serie storiche di registrazione dei dati meteo) sette delle estati più calde sono state nell’ultimo decennio”.

Vediamo uno per uno i numeri record dell’estate 2026. La temperatura media mensile di 28,2 gradi (con un più 3,5 gradi rispetto alla norma 1991-2020) colloca agosto 2026 al secondo posto tra i più caldi, secondo soltanto all’agosto “infernale” del 2003 (che ebbe media di 28,8 gradi). Seconda posizione anche per la temperatura media dell’intero trimestre estivo (giugno, luglio, agosto con una temperatura media di 27,3 gradi e un’anomalia più 3,2 °C), a un soffio dal caso del 2003 (quando la media arrivò a 27,5 gradi). Altri osservatori padani (tra cui Parma) invece hanno superato il caso di 23 anni fa. Come già evidenziato, tutte le 10 estati più calde nella serie dal 1871 sono concentrate dopo il 2002, ben 7 su 10 nell’ultimo decennio.

Durante il trimestre giugno-agosto 2026 sono stati stabiliti i seguenti primati di temperatura minima e massima più elevate: record di massima più elevata, relativamente al solo mese di giugno, con 38,8 gradi il 28 giugno scorso è stato superato il precedente primato che risaliva al 27 giugno 2019 con 38,1 gradi; record di minima più elevata, per qualunque mese, con 25,5 gradi il 29 giugno (superato il precedente che risaliva al 7 luglio 2015 con 25,4 gradi), valore ripetutosi poi anche il 7 agosto (nuovo primato di minima più elevata per un mese di agosto): si tratta di due notti “equatoriali” (quando la temperatura non scende sotto i 25 gradi) che si aggiungono ai soli altri tre casi della serie (14/8/2003, 7/7/2015, 31/7/2020); abbiamo avuto 68 notti tropicali con la temperatura che non è scesa sotto ai 20 gradi (superato il 2003 quando erano state 67); abbiamo avuto 97 giorni estivi con la massima oltre i 30 gradi (superati gli anni 2003 e 2022, ’94 e ’93) e ben 48 giorni con la massima che ha sfondato la soglia dei 35 gradi (8 volte la norma). Le precipitazioni di agosto 2026 sono state pari alla metà del normale (26,4 mm, meno 49%), fortemente in deficit anche quelle dell’intero trimestre estivo (95,4 mm, meno 38%).

E a settembre? Abbiamo assistito anche a Piacenza a un prolungamento della parte più torrida della stagione estiva con alcuni primati: le minime di settembre più elevate, 21.5 gradi il 7 e 21.7 gradi l’8 (superati i 21.4 gradi del 6/9/2008); le massime di settembre più elevate, 35,3 gradi il 4 e 35.4 gradi il 5 (superati i 34,7 gradi del 6/9/2008).

IN ITALIA – Se ampliamo lo sguardo al contesto nazionale, la sintesi delle analisi sui valori di temperatura registrati in Italia dal 1950 ad oggi, fornite dall’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IBE), confermano che l’estate 2026 è la più calda di questa serie storica, con una temperatura media su tutto il territorio nazionale di 24,3°C a due metri dal suolo. Le elaborazioni sono state implementate a partire dal dataset Era5 Land dell’ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts).

Il 2026 ha visto un rialzo le temperature di tutti i mesi, fino ad agosto, rispetto all’anno precedente. Proprio nello scorso mese di agosto si è registrato lo scostamento maggiore, con una temperatura media sul territorio nazionale di 25,6 gradi centigradi e un’anomalia termica di +5,2°C rispetto alla temperatura media nel mese di agosto della climatologia 1951-1980 (pari a 20.4 gradi) e di +3,5°C rispetto alla media di agosto della climatologia 1991-2020 (pari a 22,1). “La media di 25,6 gradi Celsius registrata ad agosto 2026 supera i precedenti record di 24,6°C del 2024 e di 24°C raggiunti nell’agosto 2017”, afferma il ricercatore Cnr-Ibe Lorenzo Arcidiaco (cfr Grafico Temperature medie relative al mese di agosto). “I dati fanno presagire che il 2026 possa concludersi come l’anno più caldo dal 1950. Le Heat Map, che rappresentano una classifica mensile di temperatura media da quell’anno a oggi, mostrano per la prima volta consecutivamente il luglio e l’agosto più caldi in assoluto”.

“Quest’anno già in primavera si era raggiunta una temperatura media record per la stagione – 12,1 gradi a due metri dal suolo – pari a quella registrata nel 2024, anno più caldo in assoluto dal 1950”, prosegue il ricercatore Cnr-Ibe.Nel periodo gennaio-agosto, aumenta a circa il 70% anche la percentuale di territorio nazionale con anomalie di temperature superiori a un grado; e circa il 40% la percentuale di territorio nazionalecon anomalie superiori a due gradi (cfr Grafico Percentuale di territorio con anomalie di temperature medie mensili sopra differenti soglie). “Le superfici esposte ad anomalia termica sono molto significative, con una concentrazione nelle aree di pianura del nord-ovest e appenniniche”, osserva Arcidiaco. “In gran parte si tratta di superfici coltivate che, esposte a una temperatura superiore e in alcune aree a un periodo di siccità, fa sì che il settore primario sia quello più colpito”. A conferma giungono le elaborazioni dei dati GSOD (Global Summary of the Day) e OGIMET (basato in prevalenza su dati NOAA) riguardanti Roma, Firenze e Torino, che nei mesi di giugno, luglio e agosto 2026 sono state tutte e tre colpite più volte da ondate di calore, ossia periodi in cui le temperature massime hanno superato il 90esimo percentile per almeno sei giorni consecutivi (cfr Grafici Distribuzione mensile delle ondate di calore).