La Bohème di Leo Nucci emoziona il Municipale, lunghi applausi alla ‘prima’
La Bohème, musicata da Giacomo Puccini sui libretti di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, a loro volta ispirati dal romanzo di Henry Murger, ricevette i primi applausi il 19 febbraio 1896 al Teatro Regio di Torino diretta dall’allora giovanissimo (29enne) Arturo Toscanini. Qualche mese dopo, l’opera, corretta ed abbellita, venne rappresentata a Palermo dove ottenne un successo trionfale, successo ripetuto in tutti i teatri del mondo, tanto da diventare l’opera di Puccini più rappresentata. Così come avviene al Teatro Municipale di Piacenza, dove l’opera è stata rappresentata una ventina di volte. Alcune di queste, come quella del ’53 con Poggi o del ’55 con Filippeschi o del ’57 con la Freni, sono passate alla storia del teatro ed hanno reso molto popolare il capolavoro pucciniano, le cui romanze principali sono conosciute (e cantate) da tutti gli appassionati e in tutto il mondo.
Musica chiara, semplice, melodica, piena di passione, musica che scuote e che conquista, musica capace di toccare le corde più delicate e sensibili dei nostri sentimenti, musica che, pur conoscendola anche nei minimi particolari, ogni volta che la senti ti emoziona e ti commuove. La bellezza e la grandezza di questa opera è che ogni momento è legato all’altro con azione e sentimento. D’altronde sappiamo quanto tempo il musicista abbia dedicato alla stesura della partitura per renderla uno scrigno di motivi artistici. Non sorprende, quindi, che questa opera riscuota sempre significativi successi, specie se lo spettacolo è di qualità sotto ogni aspetto. Merito di tutti ed in particolare del regista Leo Nucci, che, smessi gli abiti del baritono, si sta dedicando alla regia dove trasmette decenni di esperienze e di studi e che si ammira nei particolari del canto e delle scene.
La storia del dramma si rifà alla Parigi del 1830 dove, alla vigilia di Natale, tra mille comignoli, c’è una mansarda dove vivono quattro amici artisti, tra le tante difficoltà e la solita filosofia di vita che è la sopravvivenza con un affitto da pagare. A cambiare il loro destino arriva una vicina di casa, la povera e malata Mimì che perde la chiave di casa. A trovarla ci pensa Rodolfo, che, cercando la chiave, trova la famosa “gelida manina” e con essa l’amore. I due, dopo aver fatto la loro timida conoscenza con relativa dichiarazione d’amore, raggiungono gli amici al Quartiere Latino e quindi vanno a vivere assieme. Presto, però, si debbono separare perchè Mimì è gravemente ammalata di tisi e, per rendere meno drammatico il distacco, Rodolfo cerca un pretesto per separarsi. I due amanti decidono di farlo “alla stagion dei fiori”. La malattia, però, accelera i tempi e Mimì muore assistita da Rodolfo e dalla compagnia di amici che le resta accanto fino all’ultimo respiro.
La rappresentazione, andata in scena nella serata del 2 ottobre al Teatro Municipale, ha riscosso un lusinghiero successo, che il numeroso pubblico ha sottolineato con calorosi e prolungati applausi, sia a scena aperta che alla fine di ogni atto, esprimendo la tangibile soddisfazione per la generale bravura degli interpreti. La compagnia di canto ha superato la prova in maniera più che lusinghiera. Ci riferiamo alla soprano Claudia Pavone, origini siciliane ma nativa di Stoccarda e cresciuta a Vicenza, voce incisiva e ben educata che usa con efficacia sia nel romantico che nel drammatico. Davvero una cantante molto interessante, così come la collega Mariam Battistelli, di origini etiopi, che grazie alla sua bravura artistica e duttilità è riuscita ad ottenere un ottimo successo. Anche il tenore Davide Giusti (che proprio domenica compirà i 40 anni) ha dimostrato qualità molto interessanti grazie ad una voce potente, squillante, che non fatica nelle note alte e gli consente di affrontare difficoltà vocali che supera con efficacia. Nella Bohème è andato in crescendo, raggiungendo, nel finale, eccellenti livelli. Il baritono Fabrizio Brancaccio ha interpretato egregiamente Marcello con dignità, il basso Diego Maffezzoni si è fatto applaudire, specie nella romanza finale, mentre il messicano Fernando Cisneros ha dimostrato di possedere un’ottima e bella voce baritonale. Dario Giorgelé, Carlo Bellingeri, Luca Marcheselli, Kazuya Noda e Lorenzo Sivelli hanno svolto egregiamente la parte di comprimari. Il Coro del Teatro Municipale, diretto dal bravissimo Corrado Casati, e le voci bianche del Conservatorio Nicolini di Piacenza, dirette dal maestro Marcello Valentini, hanno ricevuto tanti meritati applausi per la loro bravura e la loro disinvoltura scenica. Meritati elogi, infine, all’Orchestra Filarmonica Italiana, diretta con apprezzabile sensibilità dal maestro Vincenzo Milletarì.
La rappresentazione – una coproduzione Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena e Teatro Municipale di Piacenza – andrà nuovamente in scena domenica 4 ottobre, alle 15 e 30.






