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18 luglio 2013
Processo Filosa, la difesa chiede l’assoluzione. Sentenza slitta a ottobre
18 luglio 2013
Alfonso Filosa
l'avvocato Alibrandi
l'avvocato Alibrandi
"Assoluzione perché il fatto non sussiste o, in subordine, la derubricazione dei reati". E' la richiesta dei difensori nel processo che vede come principale imputato Alfonso Filosa, ex direttore dell’Ufficio provinciale del Lavoro di Piacenza. Al termine dell'udienza il tribunale ha deciso di rimandare la seduta al primo ottobre quando, se lo vorrà, il pubblico ministero potrà replicare. E' probabile che già in quel giorno la corte si riunisca in camera di consiglio per arrivare ad una sentenza.

L'ex pubblico ufficiale è accusato di concussione, corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio perché, secondo le accuse, avrebbe chiesto soldi e favori per avvertire in anticipo alcuni imprenditori dei controlli dell’Ispettorato del lavoro o con la promessa di controlli "ammorbiditi" a diverse aziende operanti sul territorio piacentino. Le accuse erano state sostenute la settimana scorsa dal Pm Antonio Colonna che era arrivato a chiedere 12 anni di carcere. A questa richiesta hanno replicato oggi i legali di Filosa chiedendo l'assoluzione perché il fatto non sussiste o al limite la derubricazione dei reati all’articolo 318 del codice penale (corruzione per un atto d’ufficio: il pubblico ufficiale, che, per compiere un atto del suo ufficio, riceve, per sè o per un terzo, in denaro od altra utilità, una retribuzione che non gli è dovuta, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni).

Gli avvocati di Filosa - Benedetto Ricciardi e Luigi Alibrandi - hanno sostenuto in aula l'estraneità ai fatti del loro assistito e che la ricostruzione dei fatti portata avanti dalla procura non regge. "Questo processo - ha spiegato alla corte Ricciardi - ha avuto molta eco nel pubblico, anche grazie ai giornali che hanno parlato di molte cose. Si è arrivati a discutere anche dei gusti culinari del Filosa. Si tratta di un caso costruito ad arte, che ha fatto molto scalpore". Ma nel suo intervento il legale ha anche puntato il dito contro alcune persone interrogate nel corso del processo. "In tutte le testimonianze ci sono grosse incongruenze e incomprensioni. A volte i testimoni si smentiscono a vicenda e quindi non ci sono prove concrete su cui accusare Filosa".

La parola è poi passata ad Alibrandi che è entrato nel merito delle accuse rivolte a Filosa. "Contesto - ha detto nel suo intervento - l'accusa di concussione portata avanti dal pubblico ministero in particolare per quanto riguarda i rapporti di Filosa con le aziende coinvolte in questo processo. Per contestare un reato di questo tipo è necessaria la minaccia esplicita e in questo processo noi non l'abbiamo vista in nessun caso. Filosa non ha mai minacciato nessuno e ci sono tutti gli elementi per dirlo".

Per questi motivi il collegio difensivo ha sostenuto che non ci siano prove a sufficienza per arrivare ad una condanna dell'ex dirigente pubblico. "Chiediamo - ha tuonato Alibrandi, presentando le sue richieste alla corte - che Filosa venga assolto perché il fatto non sussiste reato". Ma poi è lo stesso legale a chiedere una pena diversa: "In subordine - ha continuato - chiediamo che i reati vengano derubricati all'articolo 318". Il perché è presto detto: nel caso di una condanna di questo tipo la pena massima è di tre anni e quindi interverrebbe la sospensione della pena.

Ora la parola passa alla corte che, al termine, ha rinviato l'udienza al primo ottobre quando - in teoria - il pubblico ministero potrebbe decidere di replicare. Se questo non avvenisse lo stesso giorno potrebbe arrivare una sentenza di primo grado.

RICHIESTA DI CONDANNA A 12 ANNI - LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO 
 
 
 
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