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06 dicembre 2017
Ospedale, ora accordo bipartisan per farlo. E non si escluda la Pertite
06 dicembre 2017
l'area ex Pertite
L'incontro a Bologna tra il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e l'assessore alla sanità Sergio Venturi ha messo in chiaro alcuni termini della partita del nuovo ospedale.

Al vertice nella sede della Regione erano presenti anche la vicesindaco Elena Baio, la presidente della Conferenza sociosanitaria provinciale Patrizia Calza, i segretari dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, e naturalmente il direttore generale dell'Ausl Luca Baldino

Un fronte assai vasto e articolato - anche politicamente - che si è confrontato su un progetto che appartiene a tutta la comunità piacentina.

Un nuovo ospedale non è un'opera qualsiasi, è qualcosa che guarda al futuro e che deve essere sottratto alla contrapposizione politica di basso profilo.

Questo è il primo appello che vorrei avanzare: la campagna elettorale è finita, non utilizziamo più questo tema per riaprire un insensato scontro di fazioni.

Se l'amministrazione comunale e la maggioranza delle forze politiche piacentine - come chi scrive - ritiene che abbia senso investire su un nuovo ospedale più moderno, certo pronto fra una decina d'anni, meglio collocato in città, più efficiente e attrattivo, allora si proceda in questa direzione senza più tentennamenti.

La Regione - per bocca di Bonaccini e Venturi - ha ribadito davanti alla folta platea piacentina la volontà di sostenere economicamente il nuovo ospedale. Le risorse in gioco sono naturalmente legate alla tipologia del progetto, ma a Bologna si è parlato di un impegno finanziario da 100 milioni di euro, simile a quello già stanziato per Cesena, l'altra città dove sarà realizzato un nuovo nosocomio. 

A queste risorse regionali si aggiungeranno le altre necessarie (per arrivare a circa 180 milioni) reperite dall'azienda sanitaria locale che dovrà vendere, e pertanto capitalizzare, l'area dove sorge l'attuale ospedale cittadino.

La presidente Calza - nel corso della riunione - ha sottolineato un fatto di rilievo: un nuovo ospedale a Piacenza, costruito secondo le concezioni tecnologiche e sanitarie più avanzate, non sarebbe al servizio della sola città ma dell'intero bacino provinciale. Pertanto la scelta se e come realizzarlo non può prescindere dalle esigenze e dalla volontà del territorio provinciale.

L'altro attore in scena è il Demanio, che sempre a Bologna (nell'incontro preliminare avuto dal sindaco e vicesindaco di Piacenza) ha garantito che si accollerà i costi della bonifica delle due aree pubbliche oggetto del protocollo siglato nei mesi passati con il Comune: la caserma Lusignani e l'area ex Pertite. 

Il presidente Bonaccini ha chiarito che sarà possibile individuare anche un'area "terza", qualora le due in gioco, non fossero ritenute idonee, purchè l'indicazione arrivi in maniera inequivoca e comporti un'assunzione piena di responsabilità degli enti locali.

E poi ha aggiunto un dettaglio non di poco conto: questa indicazione dovrà arrivare nel giro di qualche mese.  

Significa che il tempo a disposizione non è tanto, e d'altra parte dal giorno dell'annuncio un po' a sorpresa dell'assessore Venturi di voler investire in un nuovo ospedale a Piacenza, nell'ottobre del 2015, sono passati più di due anni.

Il sindaco Barbieri ha promesso di aprire una consultazione per l'individuazione dell'area dove edificare il nuovo ospedale. Ben venga, ma non diventi un nuovo pretesto per prendere tempo. 

Il secondo appello che voglio formulare il seguente: la decisione sulla collocazione sia presa senza preclusioni ideologiche. E che dalle opzioni possibile non venga esclusa anche l'area ex Pertite, in questi anni al centro di promesse, valutazioni, speculazioni politiche che finora sono rimaste assolutamente astratte.

Non ho mai capito perchè quella superficie - peraltro bisognosa di una profonda e in parte non ancora stimata bonifica ambientale - andasse immolata sull'altare di un non meglio precisato "parco tutto verde". Col risultato che sono passati anni e nulla si è ottenuto. 

Qualche tempo fa mi chiedevo se a Piacenza ci fosse una classe dirigente (non solo e non tanto un classe politica, ma dirigente in senso lato, economico, sociale, associativo) all'altezza dei propri compiti.

Una classe dirigente che ascolta, valuta e alla fine si assume oneri e onori di fare una scelta

Credo davvero che questo del nuovo ospedale sia il tema chiave per dare una risposta a questo interrogativo. 

Mauro Ferri

 
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