Anticonformista fin da bambina, Amelia Earhart (1897, Kansas – 1937) corre per i campi, caccia grilli e serpenti, ama indossare i pantaloni e portare i capelli corti. Sin da piccola sviluppa una travolgente per il volo, che diventa presto la sua ragione di vita. Nel 1932 è la prima donna ad attraversare l’Oceano Atlantico in solitaria. Le sue imprese occupano le prime pagine dei giornali: Amelia diventa una celebrità e un’instancabile promotrice del ruolo delle donne nella società e nell’aviazione. Attenta tanto al comfort quanto all’eleganza, firma anche una linea di abbigliamento che porta il suo nome. Scompare nel 1937, durante un volo, mentre tenta di compiere la sua ultima impresa: il giro del mondo.
Amelia è una mostra che riunisce i contributi di Beatrice Alici (1992, San Donà di Piave), Lula Broglio (1993, Sanremo), Anaïs Horn (Graz, Austria), Amalia Vekri (Atene), artiste, nate negli anni Novanta, che si dedicano alla rappresentazione del corpo femminile nelle sue molteplici declinazioni: un corpo sospeso tra il desiderio di autorappresentazione e riflessione sul sé e l’intrusione di uno sguardo altro che ne definisce parametri e caratteristiche. È un corpo che si fonde con elementi naturali, fantastici, mostruosi e vampireschi, invitandoci a interrogarci sulla sua rappresentazione e costruzione nella storia dell’arte, del cinema e della letteratura, ma anche nella pubblicità e nei media digitali contemporanei. Un corpo che si confronta con spazi pubblici e privati, domestici, reali e virtuali, negoziando ogni volta la propria identità e indipendenza. La mostra è accompagnata da un testo di Chiara Nuzzi.
Attraverso la pittura a olio, Beatrice Alici dipinge un universo femminile ricco di riferimenti alla mitologia, al soprannaturale, e al folclore: con le sembianze di dee o streghe, le donne di Beatrice evocano un matriarcato perduto governato da regine e sacerdotesse, legate al culto di un’unica Grande Dea. Spesso ambientati in atmosfere notturne dove i blu, i verdi e i rossi si accendono illuminati dalla luce lunare, i quadri immortalano scene sospese tra il sacro e il profano, surreali e misteriose come le sue protagoniste. Lula Broglio presenta una serie di opere di piccolo formato della serie Musiciste: delicati ritratti in cui il volto è concentrato nell’istante dell’esecuzione, in un momento di pieno coinvolgimento. Lo strumento non è mai visibile, lasciando aperta la natura dell’azione compiuta da queste donne per raggiungere tale intensità percettiva e presenza emotiva. Disposti come a costruire una sorta di spartito visivo, i quadri dialogano tra loro attraverso la presenza di insetti, spesso farfalle, elemento di congiunzione tra la figura femminile e la natura e simbolo della continua trasformazione delle forme e delle molteplici identità in esse contenute. Il progetto The Call of the Void di Anaïs Horn consiste in una serie di fotografie vintage provenienti da aste, raffiguranti mobili e oggetti decorativi, sui quali l’artista interviene dipingendo figure femminili evanescenti e scenari surreali che sembrano emergere da questi luoghi abbandonati, come se gli arredi trattenessero tracce di vite e gesti passati. Nel lavoro di Anaïs, la casa e la figura femminile che la abita non è un luogo neutro, ma un serbatoio di desideri, memoria e straniamento.
I dipinti di Amalia Vekri nascono da immagini già in circolazione. L’archetipo sottostante – la figura che persiste attraverso i contesti, che è riconoscibile prima ancora di essere pienamente compresa – è il punto di partenza della ricerca dell’artista. Le sue donne sono vampiri, streghe, presenze spettrali, non semplici illustrazioni mitologiche ma prove di come la femminilità venga costruita e diffusa attraverso la cultura visiva. Il colore è il luogo in cui questa tensione diventa più visibile. Caldo e corrosivo oppure sbiadito fino quasi a scomparire, il colore registra la logica del desiderabile – la carne come qualcosa da consumare, preservare o temere. I corpi in questi dipinti sono inizialmente seducenti, levigati, quasi impeccabili. La minaccia emerge lentamente: qualcosa di mostruoso ai margini del feticizzato, il desiderabile che si trasforma nel repellente.
UNA | PIACENZA, via S. Antonino 33
Opening: Sabato 30 Maggio 16:30 – 20:30
Mostra: 30 Maggio – 31 Ottobre 2026
Beatrice Alici (1992, San Donà di Piave) vive e lavora a Milano, ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia con il professore Carlo Di Raco. Dal 2016 fa parte dell’associazione di artisti Fondazione Malutta, con la quale ha esposto in diversi contesti. Il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre personali e collettive, tra cui: Il primo seme, curata da Domenico De Chirico, Dino Morra Gallery, Napoli (solo); Moonbath Magic, Galleria Michela Rizzo 2, Venezia (solo); Alchemic Goddeses, curata da Caroline Corbetta, Il Crepaccio (solo); Pittura italiana oggi: una nuova scena, a cura di Damiano Gullì, Museo Nazionale di Brasilia / Palacio Libertad, Buenos Aires; Pittura italiana oggi, a cura di Damiano Gullì, Triennale Milano; Une femme est une femme, bipersonale a cura di Anna Kessler presso DalBoscoKessler, Roma; Fading Moon, Rising Light, a cura di Michal Stolarik, presso Steinhauser Gallery, Bratislava; A Gift to the Dark, curata da Sayori Radda, presso VIN VIN gallery, Vienna; oltre a diverse mostre a cura di Luca Massimo Barbero in spazi espositivi in Italia. Nel 2025 è artista finalista del Premio Cairo.
Lula Broglio (1993, Imperia) vive e lavora a Biella. Ha studiato Pittura presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Nel 2015 ha co-fondato lo spazio indipendente Spaziobuonasera a Torino e, nel 2017, la residenza per artisti Club Pineta. Negli ultimi anni, Lula Broglio ha esposto il proprio lavoro in numerose gallerie e istituzioni nazionali e internazionali, tra cui: Post fair con Tureener (Los Angeles, 2025), Duve (Berlino, 2025), Nevven (Göteborg, 2024), Museo della Sapienza (Roma, 2024), Salotto Studio (Milano, 2023), GOBEN X GU11 (Colonia, 2023), Castello di Rivoli (Torino, 2023), Fondazione Pino Pascali (Polignano a Mare, 2022), Amanita (S’chanf, 2022), Palazzina (Basilea, 2021), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino, 2021), Fondazione Smart (Roma, 2021) e Basis (Francoforte, 2018).
Anaïs Horn (Graz, Austria) vive e lavora tra Parigi e la Lunigiana. La sua pratica multidisciplinare esplora stati di liminalità e la tensione tra presenza e assenza, seguendo le tracce attraverso cui memorie e (auto) storie risuonano nella presenza spettrale di oggetti e spazi. Con una formazione in letteratura e design, si è diplomata alla Friedl Kubelka School for Fine Art Photography di Vienna nel 2015. Il suo lavoro è stato presentato a livello internazionale, presso: Austrian Cultural Forum, New York (solo); Camera Austria, Graz (solo); Fotohof, Salisburgo (personale); FLUCA – Austrian Cultural Pavilion, Plovdiv (solo); MLZ Art Dep, Trieste; Galeria RGR, Città del Messico; Sophie Tappeiner, Vienna; National Library of Kosovo, Pristina; Lentos Museum, Linz; MAK – Museum of Applied Arts, Vienna; ISCP, New York; NADA, New York; Westlicht – Museum for Photography, Vienna; e Les Rencontres d’Arles. Ha ricevuto numerose borse di studio e residenze, tra cui ISCP, New York (2020, 2022, 2025), Castro Projects, Roma (2024) e Cité Internationale des Arts, Parigi (2017–18, 2021). Nel 2022, insieme a Boah Kim, ha co-fondato la casa editrice Drama Books a Parigi e, nel 2023, insieme al partner Eilert Asmervik, lo spazio indipendente Cabanon a Parigi.
Amalia Vekri è un’artista di base ad Atene che lavora con pittura, disegno e scultura. E’ stata recentemente artista in residenza presso Villa 31 x Art Explora, Tirana (2026). Ha presentato il proprio lavoro in mostre personali e collettive, tra cui presso The Breeder Gallery, Hyper Hypo, il Museo Benaki in collaborazione con The New Museum e la DESTE Foundation (Atene), Cascina Idea (Milano), Pori Art Museum (Pori) e Dunkers Kulturhus (Helsingborg). Le sue opere fanno parte di collezioni private, tra cui la Silvia Fiorucci Collection e la Joannou Family Collection. Ha vinto borse di studio per le arti visive da parte di ARTWORKS e della Stavros Niarchos Foundation. Accanto alla sua pratica in studio, Vekri ha avviato e sviluppato diversi progetti collaborativi, tra cui Asthenia, una fanzine che mappa la scena artistica di Atene (2015–2019), e Haus N, uno spazio artistico ad Atene aperto in collaborazione con un collezionista privato.
In copertina: Beatrice Alici, Rainbow Snake, 2024