Entropia - Eugenio Ermeti

Mostra “Entropia” di Eugenio Ermeti

02/03 » 20/03/19

: Spazio Rosso Tiziano - Spazio Rosso Tiziano, Via Taverna Giuseppe, Piacenza, PC, Italia

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Spazio RossoTiziano

Mostra “ENTROPIA” di Eugenio Ermeti – Con il contributo critico di Stefano Pronti

Inaugurazione sabato 2 marzo ore 17.30. L’esposizione rimarrà aperta fino a mercoledì 20 marzo

Orari: da lunedì a sabato 15,30 – 19,15  Domenica chiuso

Info: Tel 0523 3344215 – info@rossotiziano.com – www.rossotiziano.com

LA MOSTRA – Il percorso artistico cinquantennale di Ermeti era partito dalla rappresentazione della quotidianità, presentata con figure, oggetti comuni, ambienti domestici e usuali, in pennellate fluide con colori a olio e con contorni ben definiti.

Negli anni Ottanta avvenne il grande cambiamento di forma e di contenuto: scompariva la pennellata distesa e il colore a olio, iniziava la pittura a tocco, a colpi di colore acrilico, di facile stesura, di rapida asciugatura per il legante in resina, di forte lucidità data dalle polveri colorate.

Venivano dunque a mancare il trapasso sfumato e la velatura con gradazione tonale, come il colore a olio consente, e la superficie dipinta cominciava a diventare un agglomerato di innumerevoli tocchi a frammento, a tessere di mosaico.

La tela viene preparata con uno strato di polvere di marmo e di sabbia finissima per creare una sottile superficie muraria, poi ridistesa su un telaio rinforzato; ciò consente una migliore adesione del colore acrilico.

Lo sviluppo di questo tipo di ricerca però prevede anche una degradazione, una diluizione dei colori di fondo e di primo piano, disposti dopo l’asciugatura veloce; solitamente si tratta di colori puri, primari (rosso, giallo e blu) e dell’innumerevole gamma dei derivati; la tavolozza per i colori a olio, che consente impasti e tenui variazioni, è sostituita da scaffali di vasetti preparati prima contenenti colori diversi e in scala, in cui il pennello a punta fine viene intinto per sovrapporsi ai tocchi precedenti; nei barattoli manca per scelta il nero, che ridurrebbe i contrasti, i voluti stridori tra colori caldi e colori freddi nelle diverse stesure.

Il paesaggio, visto in natura in un certo luogo, ripreso con il disegno su un appunto, viene poi composto e rielaborato dal pittore sul cavalletto fino ad apparire come una struttura naturalistica, che solo la sintesi retinica e la visione finale del riguardante può compiere.

Il disegno, in cui egli primeggiava in modo talentuoso, nello stato finale è soltanto suggerito e lascia il ruolo principale al cromatismo, a volte inacidito in certe rese vangoghiane della natura, a volte in piacevole contrasto, come i papaveri infuocati o le lavande fragranti o i fiori lussureggianti nei prati verdissimi; gli strati di frammenti colorati rimangono e risaltano, volutamente accostati, in primo piano.

A prima vista si potrebbe parlare di divisionismo, di pointillisme richiamato in vita; certamente l’ispirazione principale di Ermeti viene dagli impressionisti, dalla pratica dei colori puri e complementari, ma la scelta stilistica sua è dichiaratamente per il ricorso ai colori puri accostati per opposizione, non per ricomposizione cromatica come negli impressionisti.

Il paesaggio all’aria aperta, contemplato in modo solitario dal pittore, ritorna a memoria nello studio sul cavalletto e diventa un’ emozione, una suggestione, una interpretazione. Una collina dell’Appennino piacentino scoperta in una gita oppure più volte rivista, una marina spumeggiante contro la scogliera, verdi alberi frondosi su fondali viola o arancioni sono il riporto personale del pittore, che non vuole riprodurre immagini, ma spingere al massimo sulle sue sensazioni.

Tutti i quadri hanno un disegno di richiamo iniziale, ma poi, in base alle prime stesure cromatiche, il pittore decide quale cambiamento fare: ogni paesaggio passa per la memoria, dai cieli aranciati orientati al tramonto oppure striati di violetto ai fiori gialli o rossi smaglianti agli alberi emergenti da un fondale acceso.

C’è sempre qualcosa di simbolico sulla tela, qualcosa di metaforico, la negazione delle tonalità monocromatiche tradizionali. Le figure femminili, che da giovane ritraeva per diletto e in gran quantità con Giuseppe Serafini ai concorsi di bellezza, qui sono sono assenti, a parte Bea, che lo circonda.

Entropia è il titolo che ritorna spesso perchè discende quasi da una teoria di estetica dell’arte lanciata negli anni Ottanta, prelevato dalla termodinamica ma instradato sul pensiero di Rudolf Arhneim, autore di due originali saggi (Arte e percezione visiva, 1954 e Entropia ed Arte. Saggio sul disordine e l’ordine, 1974) nei quali egli rileva nell’opera artistica la fondamentale funzione della percezione oculare e il passaggio dal disordine all’ordine, utilizzando la partenza semantica del termine: en, dentro e tropia, trasformazione, cambiamento, passaggio da uno stato disordinato a un sistema relativamente ordinato.

In questa concezione della trasformazione della visione interiore in una versione diversa e riorganizzata è racchiusa l’operazione artistica di Ermeti.

Nella mostra a Piacenza del gennaio 1985 già due sagaci commentatori d’arte (Nello Bagarotti e Mario Ghilardi) avevano individuato in Ermeti l’orientamento verso tale estetica e ricerca visuale, che tuttora si conferma.

In questa mostra a Rosso Tiziano nel 2019 si sono volute individuare le modalità, le caratteristiche e i risultati artistici di Ermeti da apprezzarsi proprio per la coerenza nel pensiero e per l’originalità nella scelta di dipingere.

Stefano Pronti

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