Reimagine London Calling: 1979>2019. Live concert & a talk with Don Letts

Reimagine London Calling: Live concert, a talk with Don Letts

01/12/19

EVENTO GRATUITO
: - Inizio ore 16:30 - Fine ore 20:30

In occasione del 40esimo anniversario della pubblicazione dell’album capolavoro dei Clash “London Calling”, Domenica 1 Dicembre, Alphaville Indipendent Record Store, in collaborazione con Fred Perry Italia, ospiterà un live dove 8 band rileggeranno le tracce del disco considerato unanimamente una pietra miliare della musica, non solo punk.
In più, la leggenda musicale Don Letts sarà ospite per un talk sul clima culturale e musicale inglese (e non solo) che ha fatto da ”humus” a London Calling: videomaker, dj, produttore, figura chiave nella scena punk e reggae globale, da sempre a stretto contatto con i Clash (suo è il documentario sulla band “Westway to the world”, vincitore di un Grammy Award nel 2003).
Da Brixton, Londra, Don Letts è l’artista che ha attraversato e influenzato i movimenti culturali alternativi di quattro decenni.
Perché il live “Reimagine London Calling”?
In quest’album i Clash hanno preso coscienza della necessità di alzare l’asticella musicale e culturale del punk, contaminandolo (senza rinnegarne la rabbia e mantenendone il messaggio di rottura) con il reggae, lo ska, il rockabilly e tanto altro. Un lavoro fondamentale, incredibilmente in contatto con la realtà di fine anni ‘70 e in anticipo sui tempi. Un album che Rolling Stone ha inserito all’ottavo posto tra i 500 migliori di tutti i tempi, prima di “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd…
Per questo abbiamo chiesto a 8 band, dei generi più disparati (dal surf alla psichedelica, dall’electro hip-hop al rock blues…), di esprimere dal vivo la loro versione “contaminata” di un album tanto seminale quanto esso stesso contaminato e “contaminante”.
Dalle 16.30 sul palco: Betty Blue, Blugrana, John Belpaese, Kubri, Nagual, Operation Octopus, Teeepeee, The Legendary Kid Combo.

Ringraziamo per il supporto Fred Perry, PMP Tatto Parlour, Dubliners Irish Pib e IMA Radio.

ABOUT DON LETTS:

Militante delle Pantere Nere a Brixton nella metà degli anni ’70, incontra il nichilismo anarchico del punk attraverso i frequentatori del suo negozio di abbigliamento Acme Attractions su King’s Road a Londra. Nel 1977 è il resident dj del Roxy, il primo club punk di Londra, nel quale propone selezioni reggae introducendo un’intera generazione di giovani inglesi alla musica giamaicana e diventando un protagonista della rivoluzione multi-culturale di West London alla fine degli anni ’70.
Fu proprio al Roxy che Don Letts, ispirato dalla logica “do it yourself” del punk, girò il suo primo film “Punk Rock Movie”, documentario in Super-8mm sulla scena inglese con band come Sex Pistols e Clash. La sua attività di film-maker lo porterà a girare oltre 400 video musicali e una ventina di documentari e film tra cui “Dancehall Queen”, “One Love”, “Punk Attitude”, “Soul Britannia”, “The Brother From Another Planet” sulla vita di Sun Ra, “The Revolution Will Not Be Televised” sulla poesia rap di Gil Scott-Heron.
Nel 2007, durante le celebrazioni per i 200 anni dall’abolizione della schiavitù nell’impero britannico, Don Letts ha portato nei teatri inglesi “Speakers Corner”, uno spettacolo con poeti, rapper e musicisti sul significato dell’essere liberi oggi.
La sua attività musicale lo vede membro di band fondamentali come Big Audio Dynamite, Basement 5, Screaming Target. Collabora con i PIL, le Slits, i Trouble Funk. Oggi Don Letts, insieme alla conduzione del proprio show settimanale “Culture Clash Radio” su BBC 6 ed alla produzione di compilation reggae, si diverte ancora a portare in giro per il mondo dal vivo le proprie selezioni musicali preferite.
Parlando di sé Don Letts dice: “La generazione dei miei genitori era arrivata in Inghilterra su una nave pagando un biglietto, e si era costruita una vita accettabile facendo i lavori più umili, rispettando i limiti, sottomessi all’autorità, ma per noi non sarebbe funzionata così. Era chiaro che a noi sarebbe rimasta la parte peggiore; capii subito che il modo in cui i neri erano trattati nel sistema scolastico era fondamentalmente sbagliato. Non potevo accettare quello che dicevano a me in quanto nero: vai a lavorare alle Poste, o nella Metropolitana di Londra. Volevo di piu’. Ho una naturale repulsione ad essere etichettato o rinchiuso in categorie; per tutta la mia vita mi sono opposto ai dogmi ed alla retorica. Ho alzato la testa. Sono il Rebel Dread.”

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