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22 maggio 2017
"Inclusione significa accettare e far risaltare le diversità" Il racconto di Universi 
22 maggio 2017
in Cattolica
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Torniamo sull'iniziativa di qualche settimana fa promossa dall'Università Cattolica anche a Piacenza per affrontare il tema dell'inclusione degli studenti disabili. Con il racconto della redattrice di "Universi" Micaela Ghisoni, che ha vissuto la giornata di "Mettiti nei miei panni" da cronista sul campo. Ecco le sue impressioni

“Mettiti nei miei panni” alla Cattolica di Piacenza: percorsi diversi contro barriere e pregiudizi.

Cosa si prova a salire e scendere una scala senza poter vedere nulla, con una benda sugli occhi? Oppure a venire spinti su una carrozzina, o a guidarla in prima persona, confrontandosi con terreni in pendenza, porte che non stanno aperte automaticamente ed eventuali gradini? E infine: quali disagi di comprensione può procurare la visione di film privi di sonoro e non sottotitolati?

Questi gli interrogativi più immediati che emergono dalla giornata del quattro maggio scorso all’Università Cattolica di Piacenza, dedicata all’importante problema dell’inclusione.

L’iniziativa, significativamente chiamata “Mettiti nei miei panni” ha infatti consentito ad allievi normodotati di sperimentare i diversi tipi di disabilità- motoria, visiva ed uditiva- con cui alcuni studenti sono costretti a convivere ogni giorno.

Camminare totalmente bendata, senza poter vedere nulla -“è stato un mix di emozioni”, ha detto Linda, una studentessa partecipante. Alla curiosità di provare un’esperienza nuova e sconosciuta, si univano timore e stupore:- “Non sapevo dove mettere i piedi”- ha continuato la ragazza. E poi:- “Ti accorgi davvero dell’importanza di qualcosa quando non ce l’hai, altrimenti tendi a darla per scontata”-.

Nei percorsi dedicati alla disabilità visiva e motoria, gli alunni normodotati venivano accompagnati da volontari non portatori di handicap e da studenti disabili, presenti in qualità di tutor. In questo modo era possibile sia “indossare i panni” degli allievi con handicap sia aiutare questi ultimi negli spostamenti.

Il laboratorio rivolto alle problematiche degli allievi non udenti ha infine evidenziato quanto la disabilità uditiva sia ancora drammaticamente nascosta e sottovalutata.

Si tende a non pensare alle difficoltà di comprensione che chi non sente, costretto a seguire il movimento labbiale, può incontrare anche durante una lezione universitaria. Tali problematiche emergono più esplicitamente guardando un film senza sonoro o con audio poco chiaro: inquadrature di spalle, mani che coprono la bocca, dialoghi veloci ed eccessivo movimento riducono molto il livello di comprensione.

Tuttavia, aldilà dei singoli percorsi dedicati a disabilità diverse, la finalità più profonda della giornata ha voluto essere quella di favorire l’interazione e la conoscenza tra studenti normodotati e portatori di handicap, così da rendersi conto degli inevitabili ostacoli che la disabilità comporta, ma anche delle strategie adottate per affrontarli. L’uso del tatto, in alternativa alla vista, per riconoscere i cibi e la quantità di liquido versata nel bicchiere ne è stato senz’altro un esempio.

L’evento di sensibilizzazione promosso dall’Università Cattolica ha quindi mostrato come “inclusione” non possa e non debba essere sinonimo di un’uguaglianza che annulli le differenze individuali, quanto piuttosto accettazione e potenziamento delle diversità di ciascuno.

Convivere con un handicap non significa non vivere pienamente: gli studenti disabili hanno gli stessi diritti e doveri degli altri - ha sottolineato il Professor Luigi D'Alonzo -, docente di Pedagogia speciale alla Cattolica di Milano e delegato rettorale per il Servizio Disabilità. Devono solo avere a disposizione gli strumenti adeguati per riuscire ad affrontare al meglio le difficoltà che incontrano quotidianamente".  

Micaela Ghisoni
 
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